WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss

mercoledì 30 settembre 2009

Il Circolo degli Dei Sognanti

Pubblicità al nuovo romanzo pubblicato dalla Kaba Edizioni: Il Circolo degli Dei Sognanti, by Jacopo Casiraghi.

1921, Villa Gentili, lago di Como.
Nell’inusuale collegio del dottor Fitch stanno accadendo strane cose. Qualcosa potrebbe aggirarsi nel parco, al secondo piano, ormai chiuso da tempo, i fantasmi giocano a biglie e la casa stessa sembra osservare famelica gli studenti. Un bizzarro gruppo di ragazzi si ritrova coinvolto nei terribili misteri della villa e fra professori svampiti e claudicanti, anarchici impenitenti, suore dagli avambracci grossi come prosciutti, giovani bravacci, ragazzine brontolone dal fiuto acuto, e ancora cani coccodrillo dallo sguardo sbieco, futuristi spaventati dal vento, bambini senza nome, mamme spiritiste e padri per nulla spiritosi, i colpi di scena, le scoperte fantastiche e gli attimi di vero orrore non mancano. Giona, Icaro, Marco e Melissa, armati solo della loro fantasia senza limiti, dovranno affrontare il male più terribile, mentre il narratore ozia colpevole e tutta la vicenda si connota di tinte ora comiche ora oscure, ora fantastiche ora tragiche, in attesa di un terribile e inaspettato epilogo.





AUTORE: Jacopo Casiraghi
PROGETTO GRAFICO a cura di: Elisa Boschetti
FASCIA D’ETA’: dai 12 ai 100 anni
PAGINE: 400
FORMATO:15x21 cm
GENERE: romanzo psicologico
PREZZO: € 15
ISBN: italiano 978-88-96411-08-7

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Partecipa al concorso

Where have you gone, Joe Di Maggio?

ovvero: Perché si può sempre migliorare!!





martedì 29 settembre 2009

She was gonna die

Ieri pomeriggio sono scesa a dire qualcosa a qualcuno e poi sono ritornata in camera, dove avevo qualche faccenduola in sospeso. Quando ho visto la scena che mi si presentava davanti, ho messo mano al cellulare e ho immortalato il mio "ufficio":





Partecipa anche tu alla colletta benefica: offri il tuo aiuto per comprare un tavolo e una sedia a questa povera derelitta!!!

lunedì 28 settembre 2009

Tre civette sul comò

ovvero: Tutto il mondo è paese.

Telefonata al Centro Assistenza (ometto il nome):

- Buongiorno. Ho un problema con il mio forno a micro-onde. Se lo uso a lungo, diciamo sopra i 15-20 minuti, poi la porta mi resta in mano quando lo apro.

- La porta? In mano? Ma la porta non può rimanerle in mano.

- [...] Er. Le dico che la porta mi resta in mano. Cade, quando la apro.

- Ma cosa mi dice, dai, non è vero. La porta semplicemente non cade.

- Guardi, le cose stanno così: la porta cade. Il mio forno è ancora in garanzia e a luglio ha già subìto una riparazione. Fatta da voi. Sospetto che la porta non sia stata rimontata bene perché, come le dicevo, cade.

- Va beh, come vuole. Lo porti qui che vediamo cosa c'è che non va.

- Ecco, visto che la garanzia è ancora valida dovreste venire a prenderlo voi.

- Ma cosa dice, noi non facciamo niente del genere. Ce lo deve portare qui lei.

- [...] Er! Quando si era rotto a luglio siete venuti a prenderlo, perché era ancora in garanzia. La garanzia scade a novembre. La garanzia è ancora valida. Venite a prenderlo.

- Ma lei ha un bed & breakfast, un'attività, cosa?

- No, veramente è casa mia, si tratta del mio forno a micro-onde. Sa, di quelli che si tengono in cucina.

- No, no, no. Noi non veniamo mai a casa a ritirare i micro-onde.

- [...] Le dico che siete venuti. A luglio. A casa mia. A prendere il micro-onde. E poi me lo avete riportato. E io non ho pagato niente. Perché c'era la garanzia!!

- Bah, se lo dice lei. Però non eravamo noi. Erano quelli del Pick-Up Service.

- [##@@§§] Pick-Up Service? Può darsi, non mi ricordo, non è che faccio riparare il micro-onde ogni giorno.

- Visto? Erano quelli del Pick-Up Service. Lei vuole che il micro-onde sia venuto a ritirare per la riparazione?

- [##@@§§] SI! Esatto! Voglio che qualcuno venga a prendere il micro-onde e che voi ripariate la porta che cade!!

- Allora chiami il Pick-Up Service.

- [*sigh*] Va bene. Mi darebbe cortesemente il numero di telefono?

- Di chi, del Pick-Up Service?

- SSSSIII!!!!

- Ma non ce l'ho, io, se lo cerchi da sola.

- D'accordo. Nessun problema. Me lo cerco da sola.

- Ehm, allora che fa? Chiama il Pick-Up Service?

- [!!?!!] Guardi, adesso cerco il numero e chiamo il Pick-Up Service. Grazie e buona giornata.

- Buona giornata a lei! Grazie per aver chiamato!

domenica 27 settembre 2009

Watch out for that tree!

Sto lentamente procedendo con la lettura di Perdido Street Station. So già che tra massimo cento pagine non ce la farò più ad aspettare e seguiranno un paio di giorni in cui sarà difficile che io faccia altro che leggere. Tra l'altro, siamo arrivati a un punto piuttosto interessante della storia... No, Non ve lo racconto.
Ho trovato stamattina una descrizione della città dopo la pioggia che mi ha ricordato in modo molto preciso la città di Milano.
Ho cercato foto di Milano sotto la pioggia su internet, ma ho idea che i fotografi si siano lasciati trasportare dalla smania di portare a termine un compito impossibile, ovvero ritrarre la città sotto l'acqua in maniera da farla apparire poetica.
Il risultato è di dubbia riuscita, almeno nella maggior parte dei casi, ma non sono riuscita comunque a trovare un'immagine abbastanza deprimente da rendere l'idea. Perché io so com'è Milano sotto la pioggia.
Ed è tutt'altro che poetica.
Cielo cupo, il grigio dei nuvoloni carichi d'acqua si mescola senza ritegno al grigio dello smog, che pesa come una cappa soffocante sulla città. Rendendola ancora più soffocante.
L'acqua non è leggera e fresca, ma pesante e viscida. Ti picchia addosso e la senti vagamente oleosa. L'idea di quello che lascia sulla pelle è sufficiente a dare la sensazione di qualcosa che irriti e dia prurito.
Le pozzanghere che si formano a terra sui marciapiedi non sono quelle belle dove si specchia l'arcobaleno e i bambini possono saltare dentro con gli stivaletti di gomma schizzando goccioline limpide tutto attorno. Se c'è l'arcobaleno è solo perché un'auto ha perso olio dal motore.
Sembra che il grigio ti si appiccichi addosso, cade acqua sporca, puzzolente.
Il fumo che si solleva dalle auto addensa ulteriormente lo strato di foschia che aleggia sulla città.
Le luci dei lampioni sono giallastre, di un colore malato e senza speranza. Davvero, è come se quando alzi la testa ti pregassero di spostare lo sguardo, come se si vergognassero di essere costretti a proporre quella imitazione di luce, sporca e malsana.
Inoltre, bastano le classiche quattro gocce e Milano si blocca. Va in tilt, completamente.
I tram ritardano; gli automobilisti si innervosiscono (più del solito, chiaramente) e sgommano sollevando acqua sui pedoni, senza curarsene.
I tombini straripano facilmente, addirittura i tunnel della metropolitana a volte si allagano e i treni vengono fermati.
Le persone sgomitano lungo i marciapiedi impraticabili, dove le auto sono state parcheggiate selvaggiamente, senza badare a scivoli, portoni, divieti, fermate dell'autobus o post riservati agli handicappati.
Mamme che portano passeggini coperti dalla plastica trasparente arrancano guidando con una mano sola, reggendo con l'altra l'ombrello e controllando di tanto in tanto la spesa nel cestello sotto al seggiolino. Nessuno da loro una mano quando ci sono dei gradini da salire o scendere, così sono costrette a chiudere l'ombrello e inzupparsi, per portare il passeggino senza far cadere il bambino.

Ecco. Questa è la foto realistica che su internet non ho trovato.

China Miéville la spiega così:

[...] a brief spew of rain had hosed the city down with dirty water [...]
(uno schifoso sputacchio di pioggia aveva annaffiato la città di acqua sporca)

E bravo il nostro Signor Miéville. Lui sì che è un tipo realista.

sabato 26 settembre 2009

Riepilogo!

Portiamoci avanti, tanto questa settimana c'è stato fermento e il materiale non scarseggia.
La domanda, come da politica del Riepilogo, è: da dove sono stati tratti i titoli dei post della settimana passata? E ora vi do la risposta!


1- Please, don't take a picture -> dalla canzone "Bad Day", by R.E.M.;

2-Warm smell of colitas rising up through the air -> dalla canzone "Hotel California", by Eagles;

3- Tides -> omonima canzone, by Tarot (post musicale, canzone ipnotica!);

4- E=mc^2? Lo spero! -> dal film "Genio per amore";

5- and I owe it all to you -> dalla cazone "(I've had) the time of my life", cantata da Bill Medley e Jennifer Warnes, soundtrack del film "Dirty Dancing" (tributo a Patrick Swayze);

6- I want to ride my bicycle -> omonima canzone by Queen;

7- We're free before the thunderstom -> dalla canzone "Through the fire and flames", by DragonForce.

Piccola noticina: in questi ultimi giorni ho dato una parziale risistemata alle mie playlist su YouTube... va a finire che faccio piovere post musicali, prossimamente, ho ripescato un sacco di pezzi belli!

Please, don´t take a picture

C'è un proverbio americano che recita 'When life gives you lemons, make a lemonade'.
Letteralmente vuol dire 'Quando la vita ti offre limoni, fanne una limonata'. Il significato profondo somiglia al nostro 'Far buon viso a cattivo gioco', ovvero se ti capita qualcosa di sgradevole, sorridi lo stesso, cambialo a tuo favore. Insomma, il concetto è quello, l'avete capito.
Ho trovato diverse vignette a riguardo. Ora ve le propino, perché non so cosa fare.



La prima è questa. Il simpatico coniglietto dice sorridendo: 'Quando la vita ti offre limoni, spruzzane il succo negli occhi dei tuoi nemici'. No, confermo: il coniglietto non è dotato di spirito caritatevole.




Abbiamo poi la spillina. La spillina è un po' disillusa. Dice più o meno 'Quando la vita ti offre limoni, tirali in faccia ai tuoi problemi e vediamo un po' cosa ne fanno loro'.




ALtra spillina. Questa è più propositiva. Dice così 'Se la vita ti offre limoni, fanne un succo d'uva e poi resta a guardare gli altri che si chiederanno come hai fatto'.




Infine c'è la vignetta. Mandate a letto i bambini, si dicono le parolacce. D'altronde è l'una di notte, non siamo più in fascia protetta. Spero che la capiate, perché tradurre in anticipo una striscia comica è sacrilego. Se non la capite, filate subito in fascia protetta. Oppure chiedete.


Warm smell of colitas rising up through the air

Oggi mentre viaggiavo sull’U-Bahn e mi guardavo intorno all’interno del vagone con occhio spento (avevo un mal di testa di quelli epocali) mi sono soffermata su un manifesto. Era illuminante. Ora so a cosa imputare ogni mio problema non risolto.

Voi credete che scherzi, ma non è così, ho visto la luce - oh yeah!

D´altronde tutti i saggi lo dicono: non sai di avere un problema fino a quando non ci sbatti contro il naso.
Come fai a sapere, per esempio, da quali e quanti malanni sei affetto, se non ti spari almeno mezza serie di Doctor House o non affondi nella lettura dell´Enciclopedia Medica?

Scommetto, infatti, che nessuno tra di voi sa dell’esistenza della Sindrome Da Piede Che Non Sta Fermo.
Invece, guarda un po’: ho scoperto che esiste! E io ne sono affetta, senza ombra alcuna di dubbio! Assolutamente, deve trattarsi di qualcosa di geneticamente trasmissibile.
Mia mamma ne soffre e anche la mia zietta un po’ datata: lo chiama ranf nelle gambe. Pensa te. E invece ha un nome serio, medico, acculturato. Ditelo con me, assaporatene il suono: non vi riempie la bocca? Sindrome Da Piede Che Non Sta Fermo.
E son problemi. Anche Luca ne è affetto.

Ma ora starete tutti sbavando perché volete sapere a tutti i costi di cosa si tratta, come si manifesta, sarà contagioso…
Ecco, succede così: sei seduto, tipicamente al termine di una giornata faticosa e le gambe ti danno fastidio, in qualunque posizione tu le tenga. Così continui a muoverle e spostare i piedi avanti e indietro, nel tentativo di sistemare le estremità in maniera rilassata.
La mia mamma lo chiama avere il nervoso nelle gambe. Che maniera semplicistica di trattare una tale entità medicalmente nota.

Come si cura? Mah, sulla terapia prescritta dal manifesto non mi sbilancio, con tutti quei paroloni… Okay, inutile mentire. Non ho letto quale soluzione proponessero. Ero totalmente sconvolta dal fatto di avere appena scoperto di essere vittima di un disturbo riconosciuto dall’universo medico.
Posso suggerire il tipico rimedio casalingo, però. Andate a dormire. Se ce la fate e non siete troppo stanchi, magari lavatevi i piedoni con acqua tiepida e spalmateci su una morbida crema alla canfora.
Ma anche no.

P.S. Avete osservato bene la foto? Si capisce subito che quel povero bambino nascerà con il futuro già segnato!

giovedì 24 settembre 2009

Tides

Ecco qua l'ennesimo post musicale, pubblicato nel tentativo di uscire dall'ipnosi che questa canzone ha gettato su di me. Se la ascoltate bene, converrete con me che E' effettivamente un po' ipnotica. Si tratta del brano Tides, by Tarot e ha un testo molto poetico, a mio parere. Testo che, ahimè, temo di non essere in grado di rendere appieno con la mia traduzione. In questo caso, la lingua inglese si presta meglio di quella italiana a proporre immagini immediate. Ho fatto del mio meglio, se capite l'inglese consiglio il testo originale, naturalmente.
Ah, per i più sagaci tra voi, che si arrovelleranno sin dalle prime parole, ma io sta voce l'ho già sentita... E' vero! E' proprio lui, Marco Hietala, il nostro vichingo preferito!



Oh, I see your face as if in a dream
Eyes where the shadows drown
Frozen in a frown

Oh, vedo il tuo viso come in sogno
Occhi nel punto in cui le ombre annegano
Congelate in una ruga


And I feel like paper burning free
The wind is shattering me
I'm the sky, I'm the sea

E mi sento come carta che brucia libera
Il vento mi sta facendo a pezzi
Sono il cielo, sono il mare


Walk for now
Endless days alive somehow

Cammina per il momento
Giorni infiniti sono vivi, in qualche modo


Staring, dreaming, cold rain, skin steaming
Just some fog in my eyes
Tides in my blood follow the pale moon
drawing my soul to the skies

Fisso lo sguardo, sogno, pioggia fredda, dalla pelle si solleva vapore
Solo nebbia negli occhi
Le maree nel mio sangue seguono la luna pallida
E tirano la mia anima verso il cielo


Standing here, where a dream once had a home
Emptiness now calls,
where hope crumbled with the walls

Sono qui, dove un sogno una volta aveva una casa
Ora chi chiama è il Vuoto,
Nel punto in cui la speranza si è sbriciolata insieme alle mura


And I feel like dust, lighter than air
Winged by the smallest prayer
Destination anywhere

Mi sento come polvere, più leggero dell'aria
La più piccola preghiera mi mette le ali
Per una qualunque destinazione


Walk for now
Endless days alive somehow
Keeping pace

Cammina per il momento
Giorni infiniti sono vivi, in qualche modo
E tengonoil passo


Staring, dreaming, cold rain, skin steaming
Just some fog in my eyes
Tides in my blood follow the pale moon
drawing my soul to the skies

Fisso lo sguardo, sogno, pioggia fredda, dalla pelle si solleva vapore
Solo nebbia negli occhi
Le maree nel mio sangue seguono la luna pallida
E tirano la mia anima verso il cielo


Stars, they're skywide, forever burn
Scars, you carve deep, but never learn

Le stelle, sono ovunque nel firmamento, bruciano per sempre
Le cicatrici, ti incidono nel profondo, eppure non impari mai


Oh, I see your face as if in a dream
Eyes where the shadows drown
Frozen in a frown

Oh, vedo il tuo viso come in sogno
Occhi nel punto in cui le ombre annegano
Congelate in una ruga

E=mc^2? Lo spero!

Ovvero: Ah, l'amour!

Cosa rende una relazione interessante e degna di essere vissuta per venti lunghi anni umani (più della metà della mia vita, ci tengo a sottolineare!)?
Ci ho pensato, e sono moderatamente convinta che una relazione da idillio e love story, di quelle che sali su una mongolfiera al 'Day One' e ti ritrovi su, su, sempre più su dopo vent'anni... ti manca l'aria, l'ossigeno a certe altitudini ha la pessima abitudine di scarseggiare.
Sono più tipo da rafting sul torrente, seguito da vogata tranquilla sul lago; pioggia torrenziale, seguita da sole che asciuga... insomma, cose così, un po' più estreme, movimentate.

Okay, accontentata.

Così ieri era il ventesimo anniversario dal dì in cui, scambiandoci bigliettini con la complicità della bidella occhialuta del liceo, Mauro e io abbiamo formalizzato la nostra coppia [applausi ed esclamazioni contenute di stupore miste a meraviglia & tenerezza consentiti].

Per il Gran Festeggiamento avevo proposto una gita a Stonehenge: in occasione dell'equinozio di autunno ci sono delle celebrazioni a base di druidi (ma seriamente, mica tipo Gardaland) che mi incuriosiscono parecchio.
L'occhio strabuzzato di Mauro e la sua deglutizione fattasi improvvisamente rapida hanno costituito un indizio abbastanza facile da interpretare. Idea un po' troppo originale, a quanto pare.
Lascio all'uomo l'iniziativa e l'organizzazione della giornata (serata).

Intanto mi ha omaggiato di una strana pianta (vedi foto), la Ludisia Jewel Orchid, molto bella - speriamo di riuscire a farla sopravvivere...
Poi ha cercato di ricreare una delle nostre tipiche uscite del sabato sera di vent'anni fa - chi l'avrebbe detto, che sentimentalone! Così: pizza e gelato!

Vado a vestirmi per l'occasione.
Inutile perdere tempo a svuotare l'armadio, so già cosa c'è dentro: jeans a profusione; tre camicie con le maniche a 3/4 (celeste, verde acido e nera); una con le maniche lunghe (bianca) e una con le maniche che mi arrivano alle ginocchia (nera, era di mio fratello). Una collezione di t-shirt, top e maglie a maniche lunghe.
Uhm. Wow.
A istinto decido per l'unico paio di pantaloni neri che non si vede che sono jeans (mi viene il dubbio che in effetti non lo siano), unito a un fantastico lupetto di cotone nero. Si sa, non si può mai indossare troppo nero.
Accessorio con la mia collana preferita (vedi foto). L'ha fatta la mia amica Marlis di Milano, nel caso a qualcuno interessasse: le faccio pubblicità perché è bravissima.
E per finire, giusto perché l'arietta della sera comincia a essere freschina, aggiungo una giacchetta in finta-similpelle color bianco sporco (non perché è sporca, è proprio il suo colore). E' un po' vecchia, però è ancora onorevole e con il buio le sbertucciaturine ai polsi non si notano. Eppoi si sa che attraverso uno strato di vera finta-similpelle non passa neanche un po' di aria!

Scendo e avviso Mauro che sono pronta.
Lui mi scruta con sguardo corrucciato. Infine domanda, perplesso, Che giacca hai addosso?
Mi guardo: mica è nuova, l'avrà già vista un miliardo di volte.
No, è il colore che non va, obietta lui.
Il colore? E' bianca!
Appunto, fa lui, che razza di abbinamenti combini?
Mi ri-guardo, con più attenzione. Forse nella foga ho agguantato pantaloni a pois e maglia a righe. No, sono tutta nera e ho la giacca bianca. Boh?
Torno in camera e sospiro aprendo l'armadio: non ho idea di quel che devo cercare.
Ecco, c'è una giacchetta in cotone pesante, nera e carina. Sta pure bene con quello che ho addosso, ma io non sono della generazione abituata ad avere freddo all'ombelico. La giacchetta in questione lascia scoperta tutta la pancia e anche se ho su il lupetto so già che l'aria fredda mi darà fastidio. Scartata.
Prendo un po' titubante un giubbetto di jeans azzurro senza maniche e provo quello, anche perché il guardaroba non offre molto altro. Se non vogliamo prendere in considerazione la felpa da rapper grigia con cappuccio, o il pile a macchie rosa e azzurre, quantomeno.

Quando mi vede con il giubbetto di jeans la sua espressione si distende: adesso sì che va bene!
E io che credevo che lui fosse un tipo più classico.
Un'altra volta insisto per andare a passare l'equinozio in mezzo ai druidi!

mercoledì 23 settembre 2009

and I owe it all to you



Halloween si avvicina. Almeno nell'immaginazione.
Con un ristretto gruppo di eletti ci si sta già organizzando per una serata speciale, tenendo conto dei bambini presenti.

Tre mamme, tre ragazzini e una ragazzina e l'idea di fare qualcosa di insolito e divertente.
Si prepareranno dolcetti sanguinolenti, spaghetti al nero di seppia conditi con la salsa di pomodoro; si berrà succo di ciliegia, ci saranno fiori neri e ragni sparpagliati per l'appartamento prescelto, nel quale rimarranno tutti a dormire in sacchi a pelo dissseminati ovunque.

Una mamma vuole vestirsi da strega, l'altra da zombie.
I maschietti opteranno sicuramente per mostri, fantasmi o vampiri.
La bambina è un po' preoccupata.
La terza mamma decide che si vestirà da fatina o da bon bon, con i codini, le gote rubiconde e un bel vestitino a fiori. Riceve ovazioni per l'idea originale.

Suggerirò l'utilizzo della colonna sonora di Profondo Rosso a palla, nel frattempo chi indovina quale delle tre mamme sono io?

martedì 22 settembre 2009

I want to ride my bicycle

L'ho detto che settembre è un mese ricco di novità!!
Poteva forse esserlo da meno, per quanto riguarda le due ruote? Certo che no!

La storia che racconto oggi comincia a febbraio del 2008, o marzo, giù di lì, insomma. Quando un manipolo di scaltri ladruncoli si è intrufolato nottetempo nel capanno in fondo al giardino e si è portato via tre biciclette, un carretto di legno, la falciaerba e svariati altri piccoli gadget. La mia bicicletta era compresa nel furto.

Siccome in quel periodo frequentavo un corso di tedesco dalle parti del giardino zoologico (esatto: il famigerato zoo di Berlino), avevo bisogno di veicolarmi in giro per la città.
Siccome, altresì, in quel periodo la BVG (azienza dei trasporti pubblici berlinese) era dotata di un non precisato numero di macchinisti in sciopero, io mi trovavo in evidente difficoltà.

Solo la S-Bahn (servizio di treni di superficie) continuava a funzionare, ma la fermata più vicina a casa mia è a circa 3 chilometri abbondanti. Faceva freddo, nevicava spesso. State già piangendo, vero?

Insomma: sono andata a comprarmi una bici nuova. Bella, non supersonica ma mi piace.
Pochi mesi più tardi mi sono resa conto che si era strappato il filo che collegava la dinamo al fanale davanti, che a sua volta non comunicava più con quello dietro. Cosa molto seccante, ho realizzato che questi fili passavano all'interno del telaio. Impossibile da sistemare, almeno per me.

L'inverno era alle porte e non c'erano scioperi in vista. Chi ha indovinato? Ho chiuso la bici nel capanno e me ne sono dimenticata.
E' poi giunta la primavera a rammentarmi del problemino, ma avevo sempre troppe cose da fare e, in fondo, la bici la usavo solo di giorno... va anche detto che il negozio dove l'ho comprata è dall'altra parte della città - ehm.

All'inizio di questa settimana mi sono fatta forza e ho stabilito che mercoledì 23 settembre avrei preso la mia bici, il coraggio e un dizionario e sarei andata al negozio per protestare e pretendere la riparazione in garanzia di un dispositivo destinato peraltro, secondo la mia modestissima opinione, a staccarsi di nuovo a breve.

Ha cominciato Mauro, a dissuadermi. Facendo il conto di quanto mi sarebbe costata la "riparazione gratis" in biglietti della S-Bahn per me e per la bici, contando almeno due andate e ritorno per me (2,10 € x 4) e una andata e ritorno per il veicolo (1,50 € x 2).
Poi Beatrice, l'amica che aveva promesso di accompagnarmi, mi ha suggerito di fissare i due pezzi di filo all'esterno del telaio: se non altro una soluzione pratica da riparare in caso di necessità.

Ho quindi deciso di andare a un'officina per biciclette a 5 minuti da casa. Ho spiegato la situazione al solerte addetto, che in tre minuti e sei decimi netti e per la modica cifra di 4,47 € (oh, son tedeschi, eh!) mi ha riparato il tutto. Ah, soldi che mi ha prestato Luca, dal momento che il mio portafoglio era miseramente ripieno di ragnatele!!

E quindi eccomi qui, felice e contenta con la mia bici che finalmente ha ripreso a illuminarsi quando la porto a spasso!

P.S. Okay, forse stavolta il titolo c'entra un pochino con il post. Cercherò di non farlo più. Comunque è una citazione.

lunedì 21 settembre 2009

We're free before the thunderstorm

Settembre è un mese ricco di novità.

Il televisore nuovo ha finalmente fatto il suo ingresso trionfale nel nostro piccolo soggiorno berlinese. Era ora. Dopo anni di investimenti in riviste specializzate, se non compravamo il TV era meglio lanciare un'OPA alla tipografia.
La consegna è stata effettuata da un fattorino grande e grosso. Per fortuna, perché il pacco era una bestia.
Al telefono l'impiegata mi aveva detto perentoria che il fattorino avrebbe lasciato la scatola davanti alla porta di casa. Senza se e senza ma. Nemmeno il mio pianto, ma sono a casa da sola e poi sono solo tre gradini aveva sortito effetto. Meno male invece il fattorino la pensava diversamente!!

Così, dopo aver aspettato qualche giorno perché Mauro collegasse tutti i cavi del caso, questa mattina mi sono seduta sul divano brandendo il telecomando.
Già pregustavo il film che mi sarei sparata intanto che stiravo, quando mi sono resa conto che... non sapevo che tasto pigiare per accendere il TV!!

Okay: ho provato un canale a caso, il tastino menu, il tastone tools, quello info... che cosa fare?? Schiaccio qui, qui, qui, qui...
Infine, quando sto per rinunciare all'intelletto, arriva l'illuminazione.
Il tasto rosso, il solito simbolino insomma.
Sììì, funziona!!

Fiuuu, e ancora una volta non sono rimasta vittima della tecnologia!

Riepilogo Ritardatario

Ops! Riepilogo in arrivo sul binario 1, in ritardo di un giorno ma meglio tardi che mai!

Ecco qua le fonti che ho saccheggiato la settimana passata per dotare i post di titolo:

1- La fiamma traballa, la mucca è nella stalla -> dalla ninna nanna "Stella stellina";

2- Dancing with the spirits of the air -> dalla canzone "Know why the nightingale sings", by Nightwish;

3- Blinded by faith I couldn't see -> dalla canzone "Angels", by Within Temptation;

4- Ti ho detto [ra-ta-ta-ta-ta] di non chiamarmi Junior -> dal film "Indiana Jones e l'ultima crociata";

5- If you be the one who cut me I'll bleed for ever -> dalla canzone "Ghost Love Score", by Nightwish;

6- Suona le campane -> dalla canzone popolare "Fra' Martino" (e guai a chi dice che non la sapeva!!);

7- Feel for you -> omonima canzone by Nightwish;

8- La sciarpa -> omonimo raccontino scritto da me;

9- Qualcuno di voi ha una polpetta in tasca? -> dal libro "La Luce dell'Acqua", by Chiara de Giorgi (sì, il mio alias).

Finito! Smontate il palco e portate via le luci. Lasciate pure caffè e corissant, che ci penso io.

venerdì 18 settembre 2009

Qualcuno di voi ha una polpetta in tasca?

Intanto che il book trailer de "La Luce dell'Acqua" attende l'audio, lo posto muto qui. Appena sarà completo, lo potrete liberamente guardare nella colonna a destra di questa pagina.

Buon divertimento!



video

giovedì 17 settembre 2009

La Sciarpa

Non lo faccio mai, ma stavolta posto un super-mini raccontino scritto da me.

La Sciarpa

Sono una lunga e morbida sciarpa di lana nera, lavorata a mano da un’anziana signora qualche autunno fa.
Era inteso che sarei stata un regalo per sua nipote che, appena ventenne, aveva deciso di lasciare il piccolo paesino montano in cui era cresciuta per andare a costruirsi una vita nella fumosa città in fondo alla vallata.
La ragazza era comprensibilmente spaesata, sola e frastornata da mille rumori, circondata da odori nuovi, colori sconosciuti e volti anonimi.
Aveva certo bisogno di una presenza confortante, sosteneva la nonna mentre mi dava forma sferruzzando instancabile nonostante le nocche indurite delle mani.
Sua nipote mi avrebbe indossato per ritrovare, nel tepore della mia lana, il ricordo della fiamma del camino che riscaldava le serate della sua infanzia. Avrebbe chiuso gli occhi, inspirando il leggero profumo di violetta e rosmarino, così familiare. Magari le sarebbe salita alle ciglia una lacrima di commozione al pensiero dell’abbraccio della nonna, le narici accarezzate dal suo odore.

Accompagnai la fanciulla attraverso inverni freddi. Freddi nell’aria e freddi dentro al suo cuoricino. La avvolgevo, gentile e premurosa. Le sussurravo che era amata, infondendole giorno dopo giorno il coraggio di affrontare ogni avversità.
Un giorno capii che non aveva più bisogno di me. Ce l’aveva fatta. Aveva trovato il suo posto nel mondo.
Ero appesa all’attaccapanni, e la osservavo compiaciuta mentre stringeva un neonato tra le braccia, sorridendo complice all’uomo che aveva sposato.
Ero felice oltre ogni dire per lei e per la nonna, che aveva creduto nella giovane, e in me.
Fu così che decisi di scivolare dalla carrozzina su cui ero stata appoggiata quel pomeriggio. Silenziosa e non vista atterrai sull’erbetta appena nata e lì rimasi, in attesa che qualcuno mi trovasse e mi raccogliesse.


Fu un ragazzino a notarmi e a sollevarmi con delicatezza da terra. Mi soppesò un istante, spolverò via un paio di foglioline secche e mi arrotolò per infilarmi nella tasca del suo giubbotto. A chi stava pensando? Le sue mani avevano un tocco gentile e colmo di tenerezza. Non stavo più nella pelle: volevo conoscere la persona a cui sarei stata donata! Le avrei dimostrato tutto l’affetto che quel ragazzo aveva trasmesso a me.
Quando mi estrasse dal tascone mi ritrovai in una cameretta rosa, di bimba. Il ragazzino mi avvolse intorno al collo di un grosso orso bianco di peluche, che sedeva impettito su una trapunta piena di pizzi e farfalline. Pregustava fiero la sorpresa della sorellina, che non tardò ad arrivare.


La bambina aveva da poco cambiato scuola e sentiva molta nostalgia delle sue vecchie compagne. Non riusciva a legare con quelle nuove e si sentiva molto sola e sconfortata. Io le ricordavo il fratello, il grande affetto che li legava, e lei sorrideva contenta, stringendomi attorno alle spalle.
Giunse anche per lei il momento di accorgersi che aveva finalmente superato le difficoltà nel suo piccolo mondo.
Adagiata sulla panchina nel cortile della scuola la osservavo orgogliosa giocare a prendersi con altre bambine, mentre rideva e lasciava che le treccine bionde si scompigliassero. Che gioia vederla felice!


Scivolai dalla panchina e là sotto rimasi, finché il bidello della scuola mi trovò e mi raccolse.
Mi portò nel suo alloggio e mi appoggiò distrattamente sul divano.
Era un uomo anziano, viveva solo. Dopo aver cenato mi prese in mano, mi svolse e mi accarezzò a lungo. Avvertii di nuovo l’emozione di essere toccata da mani colme di affetto e si risvegliò in me la folle curiosità di sapere attorno a quale collo mi sarei presto ritrovata.
Lo scoprii il giorno dopo.


La sorella del bidello viveva all’altro capo della città ed era da poco rimasta vedova.
Le sue giornate trascorrevano tristi e vuote, non era capace di sedersi sulla poltrona abitualmente usata dal marito, di dormire dalla sua parte nel letto. Ogni oggetto e ogni gesto le ricordavano quell’uomo al cui fianco aveva vissuto per tanti anni e che adesso non c’era più.
Mi presi solennemente l’impegno di trasmetterle tutto il calore e il grande affetto che il fratello provava per lei.
La avvolgevo e la sentivo cullarsi nei ricordi che il contatto con la mia lana morbida faceva riaffiorare. La vedevo sorridere mentre chiudeva gli occhi, persa in qualche dolce fantasticheria.
Un giorno seppi che qualcosa era cambiato dentro di lei. Spalancò le finestre, mosse tutti i mobili nel soggiorno, spolverò la poltrona che era stata di suo marito e la sistemò vicino alla vecchia stufa. Canticchiando si avvicinò alla libreria e scelse un piccolo volumetto, dopo averne considerati altri tre o quattro. Sulla superficie calda della stufa il bollitore iniziò a fischiare e la osservai curiosa prepararsi un tè. Si sedette infine sulla poltrona, sollevò i piedi di lato, sotto le gambe, e aprì il libro. Era serena, i suoi occhi erano puliti e tranquilli.
Dentro di me sentii espandersi quel sentimento che ormai avevo imparato a riconoscere: la gioia di vedere rinascere una persona a cui io ero stata vicina in un momento difficile.


La finestra era aperta e si sollevò il vento. Non tanto, ma lo feci bastare. Leggera mi posai sulle sue ali per volare incontro al mio prossimo destino.

Feel For You

Il cielo è azzurro, il sole splende, il vento fruscia e... beh, mancherebbe un micino per completare l'idillio, ma si cerca di accontentarsi!
Ho scelto l'opzione "post musicale" per oggi, così non affatico troppo i miei neuroni datati. Ho pure scelto una canzone che avesse un testo semplice, così da ridurre al minimo lo sfregamento delle sinapsi.
E dopo queste incoraggianti premesse, ecco a voi la canzone Feel For You, by Nightwish (non ho trovato un video decente, sorry).



You were my first love
The earth moving under me
Bedroom scent, beauty ardent
Distant shiver, heaven sent

Sei stato il mio primo amore
La terra si muoveva sotto di me
Profumo di alcova, ardente bellezza
Fremito distante, mandato dal cielo


I'm the snow on your lips
The freezing taste, the silvery sip
I'm the breath on your hair
The endless nightmare, devil's lair

Sono la neve sulle tue labbra
Il gusto gelido, il sorso argentato
Sono il fiato tra i tuoi capelli
L'incubo infinito,il covo del diavolo


Only so many times
I can say I long for you
The lily among the thorns
The prey among the wolves

Così tante volte
Posso dire che ti voglio
Giglio tra le spine
Preda in mezzo ai lupi


Someday, I will feed a snake
Drink her venom, stay awake
With time all pain will fade
Through your memory I will wade

Un giorno, nutrirò un serpente
Berrò il suo veleno, resterò sveglia
Con il tempo ogni dolore sbiadirà
Brancolerò nel tuo ricordo


Barely cold in her grave
Barely warm in my bed
Settling for a draw tonight
Puppet girl, your strings are mine

A malapena fredda nella sua tomba
A malapena calda nel mio letto
Ci accontentiamo di un pareggio stanotte
Ragazza burattino, i tuoi fili sono miei


Barely cold in her grave
Barely warm in my bed
Settling for a draw tonight
Puppet girl, your strings are mine

A malapena fredda nella sua tomba
A malapena calda nel mio letto
Ci accontentiamo di un pareggio stanotte
Ragazza burattino, i tuoi fili sono miei


This one is for you, for you
Only for you
Just give in to it never think again
I feel for you

Questa è per te, per te
solo per te
Arrenditi e non pensare mai più
Sono con te

mercoledì 16 settembre 2009

Suona le campane

Un altro regalino musicale per voi! Ecco qua...


If you be the one who cut me I'll bleed for ever

Sto leggendo Perdido Street Station già da qualche giorno ormai. Ci vorrà un po': è un libro lungo e non sono più in vacanza, riesco ad andare avanti solo poche pagine al giorno purtroppo. Odio interrompere il filo troppo presto e troppo spesso.
Comunque, per la mia raccolta di frasi ne ho selezionata una. Si parla di arte, in genere.

"I mean, the whole project's about unlocking the beast within, right? Or the angel. Whatever. Opening doors one thought were jammed closed." [pag. 136]

Voglio dire, il concetto è liberare la bestia che hai dentro, no? O l'angelo. Quello che è. Aprire porte che pensavi fossero chiuse e sbarrate.

Nota: il vicino ha la Sindrome dell'Aspirapolvere.
Da diverse settimane, ormai, lo si sente azionare l'apparecchio a qualunque ora del giorno e della sera, nel sottotetto, al primo piano, al piano terra e addirittura all'esterno, in terrazza. E' diventato un maniaco armato di aspirapolvere.
[...]
Io gli chiedo di venire anche a casa mia. Non si sa mai, metti che gli mancano i pavimenti.

martedì 15 settembre 2009

Ti ho detto [ra-ta-ta-ta-ta] di non chiamarmi Junior!

Devo andare a preparare la torta di mele. Devo. Ho scaricato la ricetta ieri da Internet, sono andata a comprare le uova, le mele sono quelle che il vicino mi ha regalato la settimana scorsa (dell'albero del suo giardino)... Non ho più scuse!

Il resoconto della giornata per ora è positivo, non posso certo macchiarlo con un'omissione di tal portata!

Per prima cosa, annunciazione a tout le monde:
ho la patente nuovaaaaaaa!!!!!
Non ho più quella con su la foto in cui sembro una statua del museo delle cere. Ho quella dove sembro la Gioconda dopo che ha bevuto la Ferrarelle: capelli leggermente ondulati - mi sa che mi ero appena disfatta il "nodo".

Per festeggiare il lieto evento sono andata a comprarmi i famosi stivaletti. Quando sono stata lì, però, ho adocchiato altri modelli (oh, come mi sento mondana in queste occasioni, cielo!) e ho infine optato per quello in foto, pensando che qualcosa di più semplice si porta più facilmente e stanca meno.
Non pensate subito male, non si è trattato della mia solita taccagnata. Non solo, quantomeno. E' vero, costavano un po' meno degli stivaletti - ehi, frenate subito i lo sapevo!!! - ne ho approfittato per aggiungere un paio di solette in vera pelle per il mio oh-oh confort!
Naturalmente in tutto questo c'è stato l'inghippo, ovvero un problemino con il mio numero. Non è che non l'avessero. Lo avevano. O meglio. Avevano la scarpa sinistra. Mancava giusto la destra. L'hanno cercata per mare e per terra e infine mi hanno promesso di telefonarmi quando l'avessero rinvenuta. Ho riconsiderato l'idea degli stivaletti, ma ormai ero in fissa con quell'altro modello e me ne sono andata lasciando il mio numero di cellulare. Che è squillato dieci minuti dopo: avevano trovato la scarpetta perduta (chi ha detto Cenerentola?)

E adesso che vi ho intrattenuto con le avventure mattutine, mi tocca andare a fare la torta di mele.

lunedì 14 settembre 2009

Blinded by faith I couldn't hear

Piccolo Spazio Dedicato Alle Buone Notizie.

- Domani vado al Führerscheinsbüro per ritirare la mia nuova patente, a validità illimitata;

- Se mi concentro bene, riesco a ricordare il mio numero di telefono di casa;

- Gli stivaletti che ho adocchiato circa un mese fa (vedi qui) sono ancora disponibili e la settimana scorsa sono riuscita a risparmiare l'equivalente del loro prezzo ERGO domani me li porto a casa;

- ho finito di riordinare le scartoffie del 2008!

Dancing with the spirits of the air

Archiviamo pure Copenaghen, ancora per quest'anno ... NO, silenzio, niente commenti in sala!! Sto evidentemente perdendo lo smalto in quanto a piani malvagi.
Il tentativo di ieri è stato misero, anche se non è propriamente fallito - ma so riconoscere la mediocrità in un piano malvagio, quando la vedo. Ancora di più, quando sono io stessa a metterla in atto!!

L'oggetto del contendere erano le due settimane di vacanze d'autunno, ovvero la seconda metà di ottobre. L'interrogativo principe era, come intrattenere il nanerottolo per tutto quel tempo, considerato che il tempo non sarà propizio per scampagnate, pomeriggi al lago o in bicicletta o robe così?
Un museo, magari, ci passi un pomeriggio.
Un cinema? Mah, bisogna vedere cosa danno, e comunque non più di un altro pomeriggio e il portafoglio comincia a svuotarsi.
Per tanto così, perché non portarlo a fare un viaggetto da qualche parte? Ecco, magari si potrebbe scegliere un posto dove non sono mai stata. Magari a cavallo di un week-end, così è più facile anche per Mauro aggregarsi.
[...]
Lo so, lo so: come scusa per spararmi un viaggetto extra è effettivamente un po' tirata, ma regge, almeno q.b. o no?

Sono partita con l'idea di dedicare cinque giorni al binomio Tallin-Helsinki. Per scoprire che da Berlino a Tallin non ci sono collegamenti aerei fino a quest'inverno e che per andare a Helsinki devo svenarmi.
Cambiamo destinazione. Dublino o Edimburgo vengono abbastanza bene, senza contare che parlano inglese da quelle parti.
Però da Berlino c'è anche Parigi, come destinazione facile e potrei finalmente andare a trovare il parentame!!
Sì, questa idea mi sconfinfera.

La propongo a Mauro, passandogliela come "portare Luca a vedere un po' di posti nuovi" ma lui non la beve e mi guarda con occhio penetrante, Luca????? Tipo, al Louvre???Sicura?????
Va beh, non è proprio riuscitissimo, come tentativo. Comunque la questione è ancora al dibattimento, il che significa che non è stata archiviata. Tempo per rimontare la china ed elaborare qualche malefico dettaglio più convincente.

Su, lasciatemi lavorare!!

domenica 13 settembre 2009

La fiamma traballa, la mucca è nella stalla

HELP!
Ho inghiottito un pezzettino di aglio...



P.S. devo avere questa maglietta!!!

Riepilogo

Elenco rapido dei titoli dei post della settimana passata, con fonte annessa. Prego, per di qua.

- The great things about books -> tratto dal libro "The Jane Austen Book Club", by Karen Joy Fowler;
- Last christmas i gave you my heart -> dalla canzone "Last Christmas", by George Michael ('na lagna);
- We're heading for Venus -> dalla canzone "The Final Countdown", by Europe;
- Eagle fly free -> omonima canzone, by Helloween;
- Vieni con me, se vuoi vivere! -> dal film "Terminator"!

Il giro è terminato, l'uscita è da quella parte. Grazie per aver volato con "Stretta la Foglia". Vi auguriamo una felice domenica.

venerdì 11 settembre 2009

Vieni con me, se vuoi vivere!

ovvero: ricordi di un'estate.

Per la precisione: estate 1991.

Ho appena finito la mia prima stagione universitaria, con un discreto successo oserei dire. Cinque esami passati molto bene, più un 18 rifiutato.
E' stato un anno interessante: ho conosciuto un po' di gente nuova - meno di quello che mi sarei aspettata, ma tutto sommato ho vissuto l'università in maniera abbastanza solitaria, affascinata dall'ambiente che rappresentava, più che da quello che ospitava realmente. Una bellissima costruzione romanica, con due chiostri all'interno, un giardino chiamato da tempo immemore 'il giardino delle vergini' e ancora riservato alle ragazze, una libreria fornitissima...
Quando voglio assaporare a fondo qualcosa devo farlo da sola, poi posso accogliere nel mio mondo anche qualcun altro. Nel corso di quell'anno accademico mi ero presa il tempo di capire dov'ero e dove ci si aspettava che andassi. Lavoravo in un editoriale la domenica sera e con i soldi che guadagnavo mi compravo i libri di testo, molto orgogliosa di farlo.

Al sabato sera, tradizionalmente, uscivo con Mauro. Si andava a mangiare un trancio di pizza da Spontini (la pizza al trancio più buona del mondo, se passate di lì tenete presente) e poi a scelta. Se era una settimana in cui avevamo da parte qualcosa, magari andavamo al cinema o al palazzo del ghiaccio, in inverno. Oppure nella bella stagione a mangiare il gelato in via Gluck, o a passeggiare intorno al Duomo o al Castello Sforzesco. Mi ricordo alcune sere piovose semplicemente passate in macchina ad ascoltare musica e chiacchierare.
Le amiche del liceo erano tutte occupate come me: a costruirsi il proprio mondo nell'università che si erano scelte, a fare amicizie nuove, a custodire esperienze. Ci si incontrava ogni tanto, per confrontare i relativi percorsi, che hanno serenamente portato ciascuna verso il proprio destino.

Comunque. L'estate.

L'inizialmente pianificata vacanza sulle coste della Yugoslavia, in procinto di non esistere più, era stata via via sostituita da altre idee, fino a praticamente pochi giorni prima della presunta partenza. A quel punto, avendo piano piano perso consensi all'interno della combriccola con cui dovevamo andare in ferie, ci siamo ritrovati io e Mauro a guardarci nelle pupille e a dirci, dove andiamo, che facciamo? Lui voleva andare al mare, io del mare avevo pochissima esperienza e così l'ho seguito in Costa Brava, per una vacanza che sarebbe durata fino a quando ci fossero bastati i soldi.
E' stata una bella vacanza: ho visto Barcellona; assagggiato paella e sangria; mi sono anche ubriacata per la prima (e ultima) volta nella mia vita; ho scoperto che tanto io quanto il mio boyfriend preferivamo passeggiare lungo la spiaggia al mattino, piuttosto che dimenarci come forsennati in discoteca per tutta la notte; abbiamo creato la nostra personale ricetta, che ci ha poi accompagnato per anni: sugo di Pomì versato sull'olio quasi bruciato (ehm, fortuna che abbiamo abbandonato tale abitudine)... e infine abbiamo rinunciato agli ultimi 4 giorni di campeggio per comprare uno spadone a due mani, alto 1.23 m dalla punta della lama alla cima dell'elsa (che porta scritta la formula "tanto monta monta tanto" - che a tutt'oggi non sappiamo che significhi).
Prima della ripresa dell'università ci siamo concessi un altro breve periodo in montagna, a casa dei suoi genitori e infine qualche giorno insieme a Milano.

Ricordo ancora con tenerezza e stupore i momenti in cui lui parlava del nostro futuro insieme.
Non volevo prenderlo sul serio: mi divertiva, sì, mi lusingava, certo, ma mi spaventava. Ricordo vagamente che in alcune occasioni ho provato a suggerire l'ipotesi che forse, magari, il futuro ci avrebbe visto divisi (con tatto naturalmente, come il mio solito. Se non vado errato, le mie parole suonavano all'incirca così: io non ho nessuna intenzione di sposarmi, amo la mia indipendenza, vivrò e morirò single). Di solito reagiva sorridendo incredulo, vedrai, diceva. Chissà se aveva visto nel futuro?

Un pomeriggio mi ha chiesto di accompagnarlo in una gioielleria di Corso Buenos Ayres: non sapevo bene cosa aspettarmi, ero lievemente terrorizzata. Ha voluto che comprassimo ciascuno un sottile cerchiolino d'argento, l'uno per l'altra. Che cosa carina. Era bello sentirmi importante per qualcuno, per lui. Pensavo sempre che potevo accettare tutto questo, non era niente di definitivo.
Che acida, che ero, che cattiva. Adesso lo vedo.
Non mi rendevo pienamente conto di chi avevo davanti, avevo solo la vaga coscienza del fatto di non avere mai incontrato nessuno come lui. Adesso so che non ho mai incontrato nessuno come lui, neppure dopo.
Però ero innamorata. A modo mio, almeno.
Dicevo a mia mamma, un giorno ci sposeremo! Chissà se lo facevo per suscitare una reazione? In genere la sua risposta era, Brava, brava. Adesso fila a studiare.
Poi lui si fermava davanti alla vetrina di un negozio di porcellane e mi indicava un servizio di piatti, ti piace? Li compriamo? Dobbiamo cominciare a mettere da parte cose del genere... E io scoppiavo a ridere.

Ci sono voluti altri eventi, altre interferenze per far scoppiare la mia bolla di incredulità e mettermi di fronte all'interrogativo. Cosa volevo fare di lui, di Noi?
Non è stato facile scegliere allora e non è stata una decisione sempre facile da seguire dopo. Più volte ho voluto tornare indietro e ogni volta lui mi riacchiappava. E siamo ancora qui, preferiamo ancora la spiaggia alla discoteca e lo spadone a due mani è ancora insieme a noi. I cerchiolini d'argento sono stati sostituiti da due cerchiolini d'oro e se questo di per sé non vuol dire niente, intanto è qualcosa difficile da dimenticare, specialmente perché - ehm - il mio anulare sinistro è diventato reticente, diciamo. Va bene, un po' più cicciotto, e l'anello non scorre più tanto facilmente. Tanto vale lasciarlo lì.

giovedì 10 settembre 2009

Eagle Fly Free

Oggi post musicale! Sono andata a ripescare per voi un brano degli Helloween, un po' datato ma dal testo comunque attuale. Purtroppo.
Si sente che è musica degli anni '80, secondo me. Il pezzo si chiama Eagle Fly Free, è stato tratto dall'album Keeper of the Seven Keys - Part II pubblicato nel 1988.



People are in big confusion
They dont like their constitutions
Everyday they draw conclusions
And theyre still prepared for war

Le persone sono molto confuse
Non gradiscono la loro costituzione
Ogni giorno tirano conclusioni
Sempre pronti alla guerra


Some can say whats ineffective
Some make up themselves attractive
Build up things they call protective
Well your life seems quite bizarre

Alcuni sanno dire cosa funziona male
Altri si fanno belli
Costruiscono cose che chiamano 'protezioni'
Beh, la tua vita è alquanto bizzarra


In the sky a mighty eagle
Doesnt care bout whats illegal
On its wings the rainbows light
Its flying to eternity

Nel cielo un'aquila magnifica
Non si cura di ciò che è illegale
Sulle sue ali splende l'arcobaleno
Vola verso l'eternità


Eagle fly free
Let people see
Just make it your own way
Leave time behind
Follow the sign
Together well fly someday

Aquila vola libera
Lascia che la gente veda
Fai a modo tuo
Lasciati il tempo alle spalle
Segui il segno
Un giorno voleremo insieme


Hey, we think so supersonic
And we make our bombs atomic
Or the better quite neutronic
But the poor dont see a dime

Ehi, pensiamo in modo supersonico
Facciamo le bombe atomiche
O meglio addirittura neutroniche
Ma i poveri non vedono un centesimo


Nowadays the airs polluted
Ancient people persecuted
Thats what mankind contributed
To create a better time

Oggi l'aria è inquinata
I vecchi sono perseguitati
Ecco come ha contribuito il genere umano
Per creare un tempo migliore


In the sky a mighty eagle
Doesnt care bout whats illegal
On its wings the rainbows light
Its flying to eternity

Nel cielo un'aquila magnifica
Non si cura di ciò che è illegale
Sulle sue ali splende l'arcobaleno
Vola verso l'eternità


Eagle fly free
Let people see
Just make it your own way
Leave time behind
Follow the sign
Together well fly someday

Aquila vola libera
Lascia che la gente veda
Fai a modo tuo
Lasciati il tempo alle spalle
Segui il segno
Un giorno voleremo insieme

mercoledì 9 settembre 2009

We're heading for Venus

Bene, sono in vena di confessioni.

Sono una frana. Lo so, lo so: siete scioccati. Mi dispiace deludervi, ma è la pura verità.

Sono un ibrido strano, questo si era capito. Incapace di dedicarmi con solerzia e abilità alle arti femminili tipo il cucito (vedi qui e qui); ho reinventato la cucina mettendo al centro del mio mondo di angelo del focolare il forno a micro-onde (vedi qui); capisco più di chiodi,viti bulloni che di fiori e piante aromatiche (vedi qui)e... e questo potrebbe far pensare, va beh, non sei versata per le attività prettamente femminili, ma almeno vedi che i lavoretti da uomo ti riescono.

Sbagliato!

Porca l'oca, ogni volta che devo gonfiare la gomma della bicicletta il risultato, dopo decine di minuti di imprecazioni in perfetto stile scaricatore di porto, è che mi ritrovo sudata, sporca di grasso e di un nero non meglio identificato e la gomma è completamente, del tutto, irrimediabilmente a terra!

Ricapitolando, un mio ipotetico annuncio matrimoniale potrebbe suonare così:
cerco uomo con predisposizione per ago & filo, esperto di cucina tradizionale, capace di gonfiare le ruote delle biciclette. Ininfluente il saper gestire lavoretti di fai-da-te o far partire il micro-onde.

Questo sarebbe il connubio perfetto.

La mia situazione attuale mi vede accoppiata con un uomo quasi perfetto.

Esaminiamo i requisiti:
- predisposizione per ago & filo: assente, ma almeno ha capito che è meglio non lasciarmi in mano certi oggetti pericolosi. L'ultima volta ha preferito far da sé e la scena era da Candid Camera (fortuna che parlavamo in italiano e i vicini son tedeschi). Lui, con in mano un ago: dimmi dove devo infilarlo. Io: lì, ecco, no aspetta, un po' più in qui... (etc, molto imbarazzante).
- esperto di cucina tradizionale: uhm, per quanto riguarda mangiarla non c'è assolutamente problema. Per la preparazione, sospira e accetta le mie varianti al micro-onde. Accettabile. Conosce meglio di me le erbe aromatiche, oltre tutto.
- capace di gonfiare le gomme della bici: requisito fondamentale, presente! Yeah, sono a posto, sistemata per la vita.
- lavoretti di fai-da-te: [...] va beh, per quelli tanto ci sono io, no?
- far partire il micro-onde: [...] tanto sono sempre reperibile al cellulare in caso di necessità.

Ecco, già mi sento meglio. Ho trovato la mia metà.

martedì 8 settembre 2009

Last Christmas I gave you my heart

Che bello, ieri sera insieme a Luca abbiamo creato nella sua cameretta l'angolo per leggere.
In realtà non è proprio un angolo. E' più l'intera superficie di camera sua!
Ha un letto sopraelevato e nello spazio sottostante si potrebbero benissimo sistemare un materasso, delle coperte, dei cuscini, dei peluches... e creare un perfetto angolo per leggere.
In realtà il suddetto spazio è occupato in piantastabile da un castello medievale con roccaforte, draghi, maghi, principesse, cavalieri, balestrieri nonché... Gormiti e soldati di Star Wars!! Da tre anni imperversano battaglie e assedi, non si può certo interrompere una tale catena di ardimentosi eventi.

La sua cameretta, per il resto, non è molto spaziosa: ai piedi del letto c'è la parete su cui si apre la finestra, all'altro lato della quale sta la sua piccola scrivania, sempre ingombra di non meglio identificati reperti (spaziando dai rotoli di carta igienica, a sassi, a pezzi delle sorpresine degli ovetti Kinder, a legnetti, aeroplanini di carta...)
La parete opposta a quella su cui si apre la finestra (si tratta delle due pareti corte della camera, che è rettangolare) è occupata dall'armadio mentre a ridosso di quella che fronteggia il letto c'è uno scaffale stipato di libri e giocattoli.

Resta giusto il pavimento. Sul quale trova posto un bel tappeto con le strade, per giocare con le automobiline, e un'alce di peluche spianata a mo' di tappeto, su cui accoccolarsi quando fa freddo.

Per creare il nostro angolino, quindi, abbiamo preso una enorme coperta pelosa e morbida dei colori dell'arcobaleno e l'abbiamo stesa a terra, sopra il tappeto con le stradine. Ha preso tutto lo spazio libero.
Sopra ci abbiamo sistemato l'alce e un paio di cuscini comprati per l'occasione, nonché Luca ha tirato fuori il piccolo piumone che aveva nella culla da bebè per coprirci le gambe mentre, seduti su questo spazio preposto, ci siamo dati alla lettura selvaggia.
Stiamo leggendo insieme un libro per bambini in tedesco "Soltra, Beschwörerin der Steine", cercando le parole sconosciute sul dizionario e leggendo ad alta voce (una volta sì e una no facciamo apposta degli errori, per ridere).
Questo prima di cena.
Dopo cena attacchiamo con "Artemis Fowl", in italiano. Lo leggo io ad alta voce, mentre lui si prepara per andare a dormire e mi interrompe di continuo per chiedermi il significato di certe parole o ridere a crepapelle perché ho letto qualcosa di buffo.
E con queste serate morbidose e tranquille, l'inverno è un passo più vicino...

lunedì 7 settembre 2009

The great thing about books...

...was the solidity of the written word. You might change and your reading might change as a result, but the book remained whatever it had always been. [The Jane Austen Book Club, by Karen Joy Fowler]

[trad. arrangiata] La cosa bella dei libri è la solidità della parola scritta. Tu puoi cambiare, il tuo modo di leggere può cambiare di conseguenza, ma il libro resta quello che è sempre stato.

Ho finito di leggere "The Jane Austen Book Club" ieri sera, adesso mi mancano le appendici, nelle quali si parla di Jane Austen e dei suoi libri. Personalmente ne ho letti solo due: Emma e Orgoglio e Pregiudizio.
Non so se ne leggerò altri, tutto sommato si ripetono abbastanza, sia come trama, sia come personaggi.
La cosa che mi stupisce è che, nonostante questo, abbiano qualcosa di indefinibile che ti cattura.
Lo stile, l'ambientazione, l'impostazione in generale mi ricordano molto il racconto più famoso della raccolta "The Dubliners", di James Joyce. Il racconto si intitola "The Dead" e narra di una festicciola tra amici. Ognuno dei personaggi porta il proprio mondo e la propria vita con sé e questo traspare nella sua personale relazione con gli altri. Lo stesso posso dire dei personaggi di Jane Austen che conosco.
Il libro che ho appena finito è quello che la Austen avrebbe potuto scrivere se fosse vissuta ai nostri tempi.

La cosa che reputo mirabile non è tanto l'intreccio (quale?), la trama (semplice), lo stile di scrittura (quotidiano)... ma il fatto che, pur succedendo pochissimo e molto delicatamente, tu sei lì. Fai parte del gruppo, sei in mezzo a loro, guardi attraverso i loro occhi, conosci i pensieri di ciascuno e li metti in relazione agli altri. E' un libro semplice, sono personaggi comuni e tu, da lettore, ti ritrovi protagonista.

domenica 6 settembre 2009

I L R E G O O P I

Nota: titolo comprato all'Ikea, adesso montatelo.

E intanto che i meno astuti si danno da fare a ricomporre il titolo, passo a elencare le citazioni di cui mi sono servita in settimana per i miei post:

1- Love Story -> post musicale, video dell'ultimo brano by Jon Schmidt, ispirato a "Viva la Vida", by Coldplay.

2- I hear Jerusalem bells a ringing -> dalla canzone "Viva la Vida", by Coldplay (appunto);

3- I wanna know what love is -> omonima canzone, by Foreigner (vado subito a fustigarmi: ero convinta fosse dei Van Halen!!)

4- La privacy è un privilegio -> dal film "Quel pazzo venerdì" (buffo!);

5- She had rainbow eyes -> dalla canzone "Rainbow Eyes", by Rainbow (e vai con l'arcobaleno!);

6- Take on me -> omonima canzone, by A-ha;

7- Mi piace se ti muovi -> dal film "Madagascar" (ehe)

Io ho finito, lassù con il titolo siete a posto?
[...]
Beh, non importa, avete tempo fino alla fine della settimana!

sabato 5 settembre 2009

Mi piace se ti muovi

Ultimo post su "Il Nome della Rosa".

Ieri sera ho finito di leggerlo. Ero ispirata: in giornata ero stata in libreria e non vedevo l'ora di liberarmi del mattone per cominciare uno dei due libri che avevo comprato (The Jane Austen Book Club, by Karen Joy Fowler - che promette di essere piacevolmente disimpegnato - e Perdido Street Station, by China Mieville - la cassiera era entusiasta per il mio acquisto, mi ha detto che adora quel libro e che è contentissima quando qualcuno lo compra perché poi può ordinarlo e il solo gesto la rende felice, poi mi ha pregato di tornare a dirle se mi è piaciuto! Le premesse non sono male).

Dunque, ho finito "Il Nome della Rosa".
Posso dire che, nelle ultime centocinquanta pagine la storia ha preso a scorrere un po' più velocemente. Uhm, forse potrei levare un po' più velocemente. Ha preso a scorrere, punto.
Il giallo, alla fine, c'era, anche se a ventimila leghe sotto i mari. Portarlo un po' più in superficie, credo di capire, avrebbe ammazzato l'aura di romanzo storico medievale scritto in stile di cronaca medievale.
Okay, okay. Apprezzo lo sforzo, va bene? Conitnuo a rimanere perlessa e incredula di fronte alle folle di gente comune che afferma di averlo trovato un capolavoro.

Per ammissione stessa del Sig. Umberto Eco (sì, mi sono letta tutta l'appendice: quando leggo un libro lo leggo dalla prima all'ultima riga) "Il Nome della Rosa" è una creazione particolare.
Le prime cento pagine, dice (e io ardirei aggiungerne altre duecento minimo al computo, ehm) sono appositamente lente, pedanti e avvolgenti per portare il lettore all'interno della reale atmosfera del monastero del 1300.
Quindi la mia soluzione è: chi lo ha comprato e letto in maniera superficiale magari lo ha spalmato su un periodo di un anno e ti saluto atmosfera greve e pesante. Io che ci ho messo una settimana (il racconto copreeffettivamente la durata di una settimana) avrei avuto bisogno di flebo rivitalizzanti una pagina no e tre sì.

Alla fine, il mio giudizio viene ritoccato un po'.
Apprezzo il lavoro che il sig. Umberto ha fatto per mettere insieme un racconto che fosse: a) storicamente coerente; b) logicamente coerente; c) possibile.
Nelle note in fondo al libro ha scritto che quando pensava a una conversazione tra due monaci che dal piano terra salivano le scale per andare di sopra, contava gli scalini e si premurava di fare in modo che la conversazinoe fosse ragionevolmente compresa nel tempo impiegato dai due a percorrere il tragitto. Ecco, queste sono le cose che ammiro a apprezzo in questo libro (e che magari andrebbero fatte da più scrittori!).

Per il resto, non posso dire di essere stata intrattenuta da questo romanzo, né che mi abbia comunicato qualcosa di profondo, né di avere imparato qualcosa (in primis, non era argomento che mi interessasse più di tanto, inoltre avevo già letto in passato resoconti di interrogatori, inquisizioni, condanne, etc)

Adesso ho iniziato The Jane Austen Book Club, che è decisamente su altro piano: non pretenzioso, leggero, per il momento un po' inconcludente ma vedremo.

venerdì 4 settembre 2009

Take on me.

Ho ardimentosamente superato la metà de "Il Nome della Rosa". E ho già stilato una lista di titoli da comprare per riavermi quando l'avro finito.

I casi sono due:

1- "Il Nome della Rosa" è un romanzo -> Non si riesce a seguire la storia tranquillamente, si è di continuo interrotti da digressioni (lunghissime digressioni!) in cui si fa il punto sulla situazione politico-religiosa dell'epoca; sul pensiero di uomini saggi/spirituali/eretici/varie ed eventuali messi a confronto con il pensiero di altri saggi/spirituali/eretici/varie ed eventuali; nonché di pallosissime descrizioni di alcunché, lunghe, arzigogolate, tediose e inutilmente prolisse, inframmezzate da interi capoversi in latino - dei quali poco cortesemente non viene data traduzione. Non mi permetto di affermare che il mio sia un parere oggettivo, ma in quanto romanzo fa schifo.

2- "Il Nome della Rosa" non è un romanzo, ma un saggio sul pensiero e la vita dei monaci dell'epoca, incastonato in una cornice romanzesca -> Ah, okay. Allora mi torna. Mi ritrovo a leggerlo per causa di forza maggiore ma non è il mio genere e l'argomento al momento non è di mio interesse. In questo caso, considero buona l'idea e mi sta bene lo stile aulico. Semplicemente non mi interessa.

Qualcuno sa dirmi quale delle due opzioni devo tener buona?
Perché qua mi dicono che "Il Nome della Rosa" è un romanzo, e allora mi domando: sui milioni di persone in tutto il mondo che l'hanno letto (o quantomeno acquistato), è possibile che io sia la sola a trovarlo infame?
Mi considero una persona di discreta cultura, o sarebbe meglio dire di vasti interessi, dotata anche di un vocabolario notevole. Leggo molto, decisamente molto più della media degli italiani.
Mi piacerebbe avere l'identikit del lettore medio che dice di avere apprezzato questo romanzo. Perché, molto semplicemente, non ci credo.

giovedì 3 settembre 2009

She had rainbow eyes.

Rimanere a casa da sola la mattina ha svariati vantaggi.

Intanto, a casa io ci lavoro a 360°. Ovvero mi occupo di eseguire traduzioni (quando capita); di scrivere o, come in questo periodo, di fare ricerche per sviluppare una nuova trama; di occuparmi delle menate menose a cui nessun altro desidera dedicarsi (tipo: raccogliere i documenti per la dichiarazione dei redditi; chiamare il centro assistenza del micro-onde o dell'aspirapolvere perché si sono rotti...); di sguatterare in giro come Cenerentola: lavando, pulendo, stirando, cucinando etc.

Va beh, mi sono spiegata q.b. Diciamo che fare tutte queste cose potendo gestirmi lo spazio e il tempo senza seguire le esigenze altrui per almeno 6 ore ogni giorno è di sicuro vantaggio.

Ma ci sono decisamente altri pro: la MIA musica a palla senza che nessuno protesti è un enorme pro, per quel che mi riguarda. La tazza di cappuccino/tè senza sentirmi chiedere, ma come, un'altra? ,fa altrettanto piacere.
Passiamo poi all'ora del pranzo. Normalmente non cucino, quando sono sola. Le opzioni di solito sono: latte e corn flakes; yogurt e frutta; avanzi non meglio identificati; zuppa in busta pronta in 5 minuti; non c'ho voglia.

Ieri, cercando in rete informazioni sui castelli infestati da fantasmi, ho deciso di prepararmi un piattino che sicuramente non avrei la possibilità di propinare a nessuno in questa casa. E invece a me mette l'acquolina in bocca solo a pensarci. Trattasi di zuppa di peperoni arrostiti.
Ne ho assaggiato solo un cucchiaino, ieri, appena è stata pronta, e ho sentito le campane. Messa in frigo, pronta per il pranzo di oggi (sto già sbavando adesso), insieme ho comprato un "mexican wrap" surgelato che appronterò al momento opportuno. Intiepidirò la zuppa, ci aggiungerò qualche cubetto di feta e appenderò il cartello, do not disturb al pomello della porta di casa.

mercoledì 2 settembre 2009

La privacy è un privilegio!

Confessione del mercoledì mattina.

Non sono mai riuscita a finire di leggere "Il Nome della Rosa" di Umberto Eco.
Ho in casa un'edizione tascabile del 1996, le pagine sono già un po' ingiallite e la copertina ha perso un angolino.
Stufa di essere presa in giro da Mauro in proposito, ho deciso che stavolta ci arrivo in fondo. Anche perché al momento in casa non ho niente da leggere di nuovo e in libreria mi sa che ci passo settimana prossima. Quindi, tanto vale, no?
Sono circa 500 pagine, nemmeno una mostruosità. Oddio, è vero che sono scritte a caratteri piccoli e fitti, ma 500 pagine di norma me la mangio a colazione.
Di norma.
Sono due giorni che ho affrontato l'improba fatica e non sono ancora arrivata a pagina 100. Shame on me. E che ci posso fare, mi addormento!!
Cioè, vogliamo parlare delle quattro pagine di descrizione del portale dell'abbazia?? Praticamente descrive lo scenario presentato dall'Apocalisse di San Giovanni Apostolo, solo che ci mette di più ed è più noioso.
E due pagine per presentare il monaco strambo che parla dieci lingue mescolate in una sola. Due pagine, scritte in piccolo, come ricordo. A momenti non è ancora cominciata la storia.

Okay, stringo i denti (e soprattutto mi procuro delle impalcature reggi-palpebre) e vado avanti. Stavolta ci arrivo in fondo, costi quel che costi, e non se ne parli più.

martedì 1 settembre 2009

I wanna know what love is

Okay, questa storia del fantasma sta cominciando a essere ridicola. Devo smettere di pensarci e magari esorcizzarla con uno dei miei raccontini idioti (il genere che mi riesce meglio, ahem).
Stanotte ho fatto un incubo che si presterebbe abbastanza tra l'altro, se tralasciamo il fatto che mi ha spaventato.

Nel mio sogno ero tornata a letto dopo la consueta capatina al bagno e ci avevo trovato anche Luca, che ronfava e occupava una bella fetta di materasso. Così mi ero sistemata sul pezzettino rimasto libero e avevo cercato di riaddormentarmi. Non ci riuscivo perché sentivo i soliti ticchettii e rumorini strani dietro ai vetri.
Ora, non chiedetemi in che modo io sia venuta a conoscenza di quanto sto per rivelare, non lo so, non me lo ricordo. So solo che a un certo punto sapevo tutto riguardo a questo sedicente fantasma.

Si trattava di uno spettro (razza a se stante, non è che fosse l'anima di un trapassato) gay, che voleva andare a vivere con il suo fidanzato (un altro spettro gay) e aveva deciso di costruirsi la casa sui vetri delle mie finestre, solo che poi durante il giorno io, aprendo le ante, gliela smontavo regolarmente e lui era un tantino inalberato per questo. Nemmeno troppo, tutto sommato. Tenete presente che si tratta di una razza eterna, che non ha problemi di tempo.
Fatto sta che io, nel sogno, ho cercato di svegliare Mauro senza svegliare Luca, cosa che non riuscivo a fare perché un carro armato ha il sonno meno pesante dell'uomo in questione.
Nemmeno quando lo spettro si è intrufolato dentro casa ed è passato sotto al letto sollevando il materasso, l'impavido ha dato segni di coscienza. E io continuavo a chiamarlo e a gemere, ma nel frattempo lo spettro se n'era andato. Già, stava per sorgere il sole, era troppo tardi.

E così mi sono svegliata.
Interpretazione dei sogni, a me! Cosa dice l'esimio Sigmund a riguardo?
[...]
Complesso di Edipo?? ma stiamo scherzando...?

Cacciate il sommo, portatemi una camomilla!