WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss

martedì 1 maggio 2012

Quel che non si spera accade più spesso di quel che si spera. [Tito Maccio Plauto]

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Tutto ebbe inizio due giorni fa.
Il cielo stellato e sereno faceva da tetto alla prima grigliata in giardino dell'anno.

La protagonista di questa storia aveva trascorso la settimana a pulire e scrostare le sedie e il tavolo, rimasti esposti alle intemperie invernali; a fregare le mattonelle del terrazzo; a spogliare le piante dei rami secchi; ad addomesticare gli arbusti; a sparpagliare simpatici sassolini bianchi e terriccio fresco; a riposizionare il suo tentativo d'orticello e altre amenità faticose e correlate.
Tutto era perfetto.
C'erano persino quattro lanterne fatte in casa a illuminare gli scalini di pietra che collegano la terrazza al giardino. L'aria era tiepida, il cibo e la birra ottimi, la compagnia ilare al punto giusto.

Rientrati in casa, i nostri hanno caricato la lavastoviglie di piatti e utensili sporchi e sistemato la pastiglietta di detersivo nell'apposito contenitore, lasciandola avvolta nella sua plastichina idrosolubile come da istruzioni.
Il mattino seguente, la spia della lavastoviglie segnalava chiaramente che il ciclo di lavaggio era stato regolarmente portato a compimento. Ed è stato allora, che si è consumata la tragedia.
Aprendo il portello, infatti, dietro alla regolamentare nube di vapore si sono intraviste stoviglie sporche, unte e opache.
Una veloce ricostruzione dei fatti ha portato alla luce la verità: la plastichina idrosolubile non si era idrosolubilizzata a dovere, rimanendo appesa per un lembo al gancetto del contenitore. La pastiglietta di detersivo non aveva quindi avuto modo di raggiungere il comparto stoviglie sporche e tutto il ciclo di lavaggio aveva perso la sua utilità.

Alle doverose, educate recriminazioni che hanno fatto seguito all'amara scoperta, sono quindi succeduti gravi incovenienti e disagi: bicchieri puliti ormai irreperibili; cucchiaini divenuti improvvisamente merce preziosa; contrabbando selvaggio di tazze; cicli di lavaggio completamente sfasati.

La sera seguente, sotto un altro cielo stellato, è stata gustata una pregiata pizza fatta in casa, su piatti raccattati da armadi dimenticati e posate riciclate. I bicchieri per la birra sono stati riesumati da collezioni di antichità rimaste intoccate per decenni.
Il tutto è stato poi debitamente impilato nel lavello e sui ripiani circostanti, in attesa che la lavastoviglie, a cui erano stati imposti ritmi di lavoro serratissimi, terminasse il ciclo di lavaggio in corso. Cosa che si è verificata quando ormai l'allegra compagnia, stremata da un lungo e soddisfacente giro in battello sulle molteplici ramificazioni del lago di Tegel, giaceva scomposta e sfatta sui divani del salotto e quindi momentanemanete inabilitata a procedere al cambio delle stoviglie.

Stamattina presto la nostra protagonista, immersa in soffici meandri, ha chiaramente distinto un rumore di stoviglie smosse e rimosse provenire dalla cucina. Ha sorriso, godendo del teporino da cui era avvolta, immaginando la figlia, circonfusa di un'aura di santità, intenta a rendere alla stanza fulcro della vita familiare un aspetto decoroso e, soprattutto, un'agibilità ormai dimenticata.

Quali non sono stati, quindi, il suo disappunto e la sua delusione, nel constatare che, lungi dall'adempiere a sì nobile impresa, la fanciulla in questione si era prodigata nell'imbrattamento di uteriori stoviglie e utensili preparando una torta glassata sulla quale campeggiava a chiare lettere il beffardo monito: NO YOU CAN'T.

E la nostra storia si conclude quindi con un'efferata azione da parte della protagonista, la quale, colta da raptus maniacale, ha metodicamente bistrattato ogni singolo elemento fuori posto a portata di mano finché la cucina stessa non ha implorato pietà e ha cominciato a riordinarsi da sola.

giovedì 26 aprile 2012

Chi vuol esser lieto, sia! [Lorenzo de' Medici]

Già da diversi anni girano su internet branetti nostalgici del genere:

Da bambino non avevo l’IPhone, la Wii, la Playstation e l’Xbox. Giocavo a nascondino, tornavo a casa quando faceva buio e la mamma gridava “Sali sopraaaaa!", non mi chiamava al cellulare. Giocavo con i miei amici invece di chattare, non c’era il gel antibatterio per le mani e giocavamo con la terra. Mi sporcavo un giorno sì e l’altro pure e non c’era il detersivo che toglieva la macchia al primo colpo. Non scrivevo SMS per chiedere se usciva il mio amico andavo a suonare. Io che almeno una volta ho bevuto acqua della fontana e sono sopravvissuto. 

Conditi dall’immancabile commento, tipo: Ah, noi sì che eravamo felici! Quella sì, che era infanzia! Altro che i giovani d’oggi, che non sono capaci di divertirsi!

Ora, siccome mi è capitato più volte di veder postata questa roba su face book, o addirittura l’ho ricevuta via mail da gente più o meno mia coetanea, ho pensato di fare una cosa che non ho mai fatto prima, e cioè commentarla anch’io.

E lo farò passo passo:  

Da bambino non avevo l’IPhone, la Wii, la Playstation e l’Xbox. 
Grande differenza con i ragazzi del XXI secolo, confermo: non c’erano neppure il personal computer, il cellulare, il lettore mp3, il burro di arachidi e i voli low cost.
‘mbè? Mio nonno avrebbe potuto scrivere: Da bambino non avevo il mangiadischi portatile, la tv a colori e il McDonald.
E suo nonno avrebbe potuto scrivere: Da bambino non avevo l’acqua corrente, la luce elettrica e i caloriferi in casa.
Cosa dimostra questa affermazione? Che gli esseri umani continuano a fare imperterriti quello che hanno fatto sin dall’età della pietra: inventare cose nuove.
Me lo vedo proprio, un nostro comune antenato, brontolare contro i nipotini: Da bambino non avevo la ruota e sono cresciuto benissimo lo stesso! Ach! Diavolerie moderne!
Insomma: il progresso tecnologico non sminuisce i “giovani d’oggi”, né –tantomeno- li definisce: loro, proprio in virtù della loro età, sono solo utenti di qualcosa che noi generazioni precedenti abbiamo ideato e creato (e probabilmente pure comprato per loro, tra l’altro).  

Giocavo a nascondino, tornavo a casa quando faceva buio e la mamma gridava “Sali sopraaaaa!, non mi chiamava al cellulare.
Cosa ci sia di più bello, di più sano e preferibile nell’urlaccio della mamma piuttosto che in uno squillo al cellulare, onestamente mi sfugge, ma in ogni caso: chi lo ha comprato il cellulare al ragazzino? Chi è che insiste perché lo porti sempre con sé?  

Giocavo con i miei amici invece di chattare, non c’era il gel antibatterio per le mani e giocavamo con la terra.
Ma di che età stiamo parlando?
Immagino che chattare sia un’attività per ragazzini almeno della scuola media, mentre giocare con la terra forse si riferisce a bambini più piccoli. Nulla impedisce oggi a un bambino che a 8 anni scava buche e dà la caccia ai ragni, di chattare a 13 anni con quello che una volta era l’amico di penna. C’è forse qualcosa di amorale? Di sbagliato? Di brutto? Di triste? A me non pare.
Il gel antibatterico non c’era e invece adesso l’hanno inventato.
Mi piacerebbe sapere quanti bambini girano con il gel antibatterico in tasca per pulirsi le mani quando le hanno sporche. Direi che sono più le persone della mia generazione, quelle che non chattavano e giocavano con la terra e ora sono vittime della paranoia indotta dalle industrie farmaceutiche, che adesso tengono il flaconcino di gel antibatterico in borsa per passarselo freneticamente sulle palme della mani dopo essersi attaccate al palo in autobus.  

Mi sporcavo un giorno sì e l’altro pure e non c’era il detersivo che toglieva la macchia al primo colpo.
Notizia dell’ultima ora: i bambini si sporcano ancora un giorno sì e l’altro pure, e il detersivo che toglie le macchie al primo colpo c’era anche allora, facevano la pubblicità in TV: “No-oooo! Non esiste lo sporco impossibile!” Come, come? Non era vero che toglieva le macchie al primo colpo, era solo uno slogan pubblicitario? Ah, okay: esattamente come adesso, quindi.  

Non scrivevo SMS per chiedere se usciva il mio amico andavo a suonare.
Tanto piacere. Io invece telefonavo a casa prima di uscire, che vogliamo farci, sono sempre stata uno spirito ribelle.
Ma che male c’è, si può sapere? Cos’è, il brivido di non sapere se l’amico è in casa e può scendere è garanzia di un’infanzia felice?

Io che almeno una volta ho bevuto acqua della fontana e sono sopravvissuto. 
A Milano gente della mia generazione e più vecchia ha deciso di chiudere tutte le fontanelle perché altrimenti i barboni andavano a lavarcisi dentro ed era tanto brutto da vedere.
Quindi se i bambini di oggi quando hanno sete devono farsi comprare la bottiglietta d’acqua dalla mamma, e per lavarsi le mani devono usare le salviettine umidificate, la responsabilità è dei loro genitori. Che con questi poemetti gli rinfacciano di non saper essere bambini.

Okay, ho detto la mia.
Siete pregati di non mandarmi mai robe del genere.
Grazie.

martedì 24 aprile 2012

Give me my robe, put on my crown; I have immortal longings in me. [Anthony and Cleopatra, William Shakespeare]

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Caro Will.
Ti spiace, se ti chiamo Will? È che dopo tutti questi anni di ammirazione e venerazione mi viene spontaneo prendermi qualche confidenza.
Le tue parole mi hanno accompagnato, ispirato, fatto sognare, riflettere e creare.
Ho spalancato la porta che la tua penna ha dischiuso su mondi che nessuno aveva mai visitato prima.
Ho riso, amato, pianto, sofferto, incitato, riportato vittorie e sconfitte insieme ai tuoi personaggi. E ho sognato! Quanto ho sognato sui tuoi versi, sulle tue parole, sui tuoi dialoghi?

Mio caro Will.
Ieri era il tuo compleanno, ma io ti faccio gi auguri soltanto oggi.
Spero che a 448 anni tu sia così clemente da perdonare questo piccolo ritardo da parte di una tua grande fan.
Ti direi continua così, ma non ce n'è bisogno: la tua opera è già perfetta così com'è e diventa sempre più bella con il passare del tempo, un po' come il vino che invecchia e acquista valore.

Sei uno dei miei eroi. Buon compleanno, Immortale!

domenica 22 aprile 2012

Alas, regardless of their doom, the little victims play! [Thomas Gray]

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ovvero: dalle Stelle alle Stalle. Più o meno.

Una settimana gloriosa è alle mie spalle.
Due notti di viaggio; due giorni e una notte a Parigi; un concerto dei Nightwish; turismo selvaggio sotto piogge torrenziali insieme a due persone specialissime; libri-musica-opere d'arte-panorami... e poi al mio ritorno libri, libri e ancora libri per organizzare la presentazione del caffè letterario , culminata in un bellissimo pomeriggio in cui, seduta su una sedia a dondolo con il pubblico accoccolato ai miei piedi, ero ciò che più amo essere: una racconta-storie.

E ora, dopo una misera notte di riposo, eccomi qua a riporre i libri negli scaffali (sono stati così entusiasti di questa gita fuori porta che ho loro concesso!), a correggere compiti e ascoltare lezioni ripetute, a togliere erbacce dal giardino e  a ripulire il filtro della lavatrice. 

Quando si desidera tornare indietro nel tempo e rivivere tutto daccapo...

venerdì 20 aprile 2012

The beauty of this ride ahead such an incredible high. [Nightwish, The Last Ride Of The Day]

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euforia [eu-fo-rì-a] s.f. (pl. -rìe)
1 PSICOL Stato emotivo caratterizzato da sensazione di benessere, dovuto a effettiva buona salute o all'azione di speciali stupefacenti

 ... Oppure sono semplicemente i postumi dei due fantastici giorni di vacanza trascorsi sotto una pioggia torrenziale a Parigi, insieme a due persone specialissime, che mi hanno coccolata e accompagnata al concerto.


domenica 15 aprile 2012

We are the music makers, and we are the dreamers of dreams. [Arthur O'Shaughnessy]

La musica, come le storie, mi fa entrare in un'altra dimensione.
Parole, note e accordi la cui eco si espande dentro di me e che riescono a rimare con i miei sentimenti costituiscono quella che alla fine è nota come "musica che mi piace".

La musica è linguaggio inconscio, è respiro, è vedere più lontano e più a colori, la musica è ali, è battito del cuore, è una scossa elettrica che accende, è chiudere gli occhi e sapere di volare.

Le storie sono parole che creano vita, mondi, sentimenti, verità, menzogne, sogni. Le storie spiegano, insegnano, raccontano e ingannano.

La musica e le storie sono due regni magici, accessibili ovunque e in qualsiasi momento. Li adoro entrambi e di entrambi ho bisogno.

Cosa succede quando la musica racconta una storia e la storia esce dalla musica per sognare? Succede che io vado in estasi e mi compro il biglietto per andare al concerto.




venerdì 13 aprile 2012

Dell'infallibilità papale

S'era nel Medio Evo, e Papa e Imperatore bisticciavano periodicamente per decidere chi tra loro due comandasse di più.
Fu così che un bel giorno un concilio di vescovi se ne uscì con una genialata: un documento che attestava l'infallibilità del Papa e della Chiesa.

I libri di storia non lo raccontano, ma è verosimile che le cose siano andate così:

Papa: Io non sbaglio mai! 
Imperatore: E chi lo dice?
Papa: Lo dice questo documento! 
Imperatore: E chi lo ha scritto? 
Papa: L'ho scritto io! 
Imperatore: E se fosse sbagliato?
Papa: Impossibile! Io non sbaglio mai!
Imperatore: E chi lo dice? 
Papa: Lo dice questo documento!
Imperatore: E chi lo ha scritto?
Papa: L'ho scritto io!
Imperatore: E se fosse sbagliato? 
Papa: Impossibile! Io non sbaglio mai! 
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[ad libitum]