WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss
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lunedì 15 agosto 2016

Stop thinking of writing as art. [Paddy Chayefsky]


Dall'esperienza di traduzione del romanzo rosa che sta accompagnando la mia estate ho tratto importanti insegnamenti. Posso quindi ora, senza timore alcuno, sottoporre all'attenzione di chiunque fosse interessato il seguente:

Decalogo di stile per scrittori di romanzi rosa

1. Non usare un aggettivo quando puoi usarne cinque. Sforzati! Se ci pensi abbastanza intensamente, ti accorgerai che tutto sommato l'aria può essere ariosa!

2. Quando la costruzione della frase non permette un uso sufficientemente sotanzioso di aggettivi, ricorri agli avverbi! Mi raccomando, che siano ricercati e suonino bene: è un romanzo d'amore, dopotutto, quindi scrivere che l'architrave della porta è lussuriosamente intagliato mantiene vivo il desiderio!

3. Non avere timore di azzardare paragoni arditi: i forti lettori di romanzi rosa amano sforzare le meningi e apprezzano una scrittura che osa laddove una penna più pavida si sarebbe arresa! Vedrete che persino un uomo che sta fermo all'angolo della strada simile a una banconota falsa troverà la sua ragione di esistere!

4. Anche le metafore devono essere coraggiose! Nessuno desidera leggere le solite cose, dopotutto! Accompagnate i paragrafi moraleggianti (vedi punto 5) con voli pindarici che accendano la curiosità e suggeriscano immagini contorte, che rimangono impresse: una frase come il corsetto delle convenzioni è la prigione della felicità è indubbiamente difficile da dimenticare!

5. Introducete paragrafi moraleggianti con discrezione ma profusamente. Non vogliamo che il pubblico si adagi e prenda troppo alla leggera la storia! È compito nostro ricordargli importanti verità, come che i soldi non sono tutto, o consigli sempre validi come "segui il tuo cuore".

6. Siate precisi! Di ogni oggetto che nominate, non dimenticate di indicare la marca (tra l'altro, questo si rivela efficace quando non riuscite a pensare un numero adeguato di aggettivi qualificativi). Per i lettori è fondamentale sapere che la panchina in legno di tek su cui la protagonista abbigliata con un abitino rosso monospalla di Fendi e sandali Gucci tempestati di Swarowski dal tacco alto dodici centimetri si lascia cadere affranta e sconsolata con il bel volto magro rigato di grosse lacrime bagnate e trasparenti perché il suo compagno attraente dai capelli grigi e ricci che gli ricadono elegantemente e morbidamente sulle spalle larghe e forti ha pronunciato una frase lapidaria e insensibile con le sue labbra sottili e pallide, è dell'Ikea. (Come, cosa? Ma la panchina, no? Suvvia, prestate attenzione!) Per evitare problemi di copyright, basterà alterare in modo divertente i nomi dei marchi: per esempio Fendi può diventare Scendi; Gucci può essere cambiato in Lucci; Ikea diventerà Idea, e così via. Il vostro pubblico ne rimarrà estasiato e per nulla confuso!

7. Pensare a nomi e cognomi per i personaggi è difficile, si sa: con tutte le amicizie e conoscenze che abbiamo, se dimentichiamo di inserire nel nostro libro qualcuno con il nome di un/a conoscente rischiamo di recare offese gravi. Per questo motivo, è assai meglio inventarsi di sana pianta dei nomi pensando al ruolo del personaggio: se avete bisogno di un personaggio rozzo, basterà chiamarlo signor Rozzo Maleducatone; una donna pettegola diventerà la signorina Pettegolina Boccalarga: visto com'è facile?

8. Il libro è frutto della vostra fantasia, la storia vi appartiene, quindi è sacrosanto che il ruolo del/della protagonista venga assegnato a qualcuno che porta il vostro nome.

9. Il vostro libro è un'occasione perfetta per farla pagare a tutte le persone che vi hanno trattato ingiustamente nella vita. Sfogatevi! Tutti saranno dalla vostra parte, quando si renderanno conto che al lavoro siete circondati da cervelli di gallina incapaci e ubriaconi; che i vostri capi sono degli squali profittatori e lascivi; che le vicine di casa sono delle megere invidiose; eccetera.

10. Mi raccomando conferite alla vostra eroina quell'aura di ingenuità che conquista al primo sguardo: lei si presenta sempre impeccabile con abitini sexy e trucco perfetto perché è la sua natura, e nessuno capisce che, nonostante le calze a rete e i vertiginosi tacchi a spillo, l'unica cosa che desidera è essere lasciata sola a meditare sulla sua triste vita. Questo contrasto, vedrete, la renderà cara al pubblico, nel quale susciterà un'infinita tenerezza.



martedì 26 luglio 2016

Speak low if you speak love. [William Shakespeare]


L'amore è sicuramente il tema che va per la maggiore, quando si tratta di scrivere canzoni, o di inventare storie.
Come mi ha fatto notare un'amica, tempo fa, è difficile trovare un libro in cui non sia presente, almeno di striscio, una qualche storia d'amore.
Eppure l'amore è un tema che genera malintesi e incomprensioni a non finire.

Sono nota per la mia mancanza di romanticismo - ma è un errore: mi considero la più grande romantica non convenzionale!
Questa non è la storia di oggi, però. Oggi voglio parlare di chi scrive d'amore. Perché forse non a tutti è chiaro che, per scrivere d'amore, non è necessario scrivere solo d'amore. Anzi.

Una storia d'amore bella, emozionante, che coinvolge il lettore...è la storia di due vite che si incontrano e si intrecciano, ma esistono. Se nel tuo libro mi fai vedere semplicemente due persone che si guardano, si piacciono e poi non fanno altro che rotolarsi nel letto, non mi stai facendo vivere una storia d'amore, ma un semplice momento di masturbazione. Che va benissimo, per carità, ma non chiamarlo amore, ché l'amore è altro.

Se vuoi farmi appassionare alla storia d'amore che mi stai raccontando, mi farai vedere due persone, me le farai conoscere. Farai in modo che io mi immedesimi in una di loro, e mi farai incontrare l'altro attraverso i suoi occhi. Mi darai la possibilità di innamorarmene. Inventarsi due personaggi e metterli insieme perché sì, senza mostrarmi come ci sono arrivati, perché si sono scelti, chi sono veramente... è romantico come un matrimonio combinato per posta.

È la differenza tra vivere e guardare: chi vuole vivere, difficilmente apprezzerà quello che gli fai solo vedere dal buco della serratura.
Ecco, se io potessi dire queste cose all'autrice del romanzo "d'amore" che sto traducendo, se potessi spiegarle come si fa a far sognare un persona, forse poi mi ritroverei senza lavoro, quindi mettiamo un attimo il romanticismo in un bel baule chiuso con un lucchetto e pensiamoci la prossima volta.

Sono sicura di aver letto delle storie d'amore che mi sono piaciute: sui due piedi mi viene in mente il libro di Richard Matheson "Bid Time Return", uscito anche con il titolo "Somewhere in Time", tradotto in italiano con "Ovunque nel tempo" e da cui è anche stato tratto un film con Christopher Reeve.
Un altro è "Dracula, My Love - The Secret Journal of Mina Harker" di Syrie James: è la storia dell'amore tra Dracula e Mina, raccontata dal punto di vista di Mina. C'è da dire che già "Dracula" di suo racconta l'amore in modo potente, coinvolgente, emozionante.

L'amore non è qualcosa contenuto in una busta di cellophane, da scartare e usare. È qualcosa di lento, che va suggerito, offerto, annusato, accarezzato, vissuto e infine accettato - o rifiutato: l'amore non cessa di esistere solo perché viene rigettato! Se io ti offro dei biscotti e tu non li prendi, non è che smetto di avere in mano dei biscotti, in fondo.



edit: Dopo essermi addentrata più a fondo nelle pagine del testo che sto traducendo, sento necessario fare una precisazione. Mi ero fermata all'impressione ricevuta dai primi capitoli, ma questo romanzo non parla di "due persone che si guardano, si piacciono e poi non fanno altro che rotolarsi nel letto". No. Questo romanzo non parla neanche di quello. Questo romanzo non parla di niente. 

giovedì 15 ottobre 2015

Pumbaa, tutto quello che pensi lo trasformi in gas! [Timon]


Ne ho già scritto, lo so per certo.
E se qualcuno pensa che io sia una maledetta snob, lo accetto.
Ebbene sì: sono una maledetta snob. Ma non farò a pugni con nessuno per entrare nel numero di coloro che trasformano in gas tutto quello che pensano.

Ho parlato di alcune mie esperienze legate a nutrizione e salute con qualcuno.
Reazione: "Hai pensato di scriverci un blog? Ce ne sono a bizzeffe!"
Ecco, bravissimo, appunto! E hai una vaga idea di quanti, in mezzo a tutte queste bizzeffe di blog, siano validi? Cioè scritti bene, aggiornati, critici, attendibili...? Te lo dico io: pochissimi! E richiedono tempo e ricerca, per questo ce ne sono pochi, ed è difficile trovarli, e tutto il resto è fuffa.
Ma sembra che una persona non possa coltivare un interesse personale senza spiattellarlo ai quattro venti come se fosse la Scoperta del Secolo. Per questo siamo pieni di fuffa fino a soffocare.

Ho parlato con qualcun altro dei miei racconti.
Reazione: "Devi pubblicarli! Assolutamente!"
Ma scusa, così? Manco li vuoi leggere, prima? Magari sono orrendi, ci hai pensato? Sai perché ci sono in giro un sacco di libri che fanno schifo? Pensati male, scritti peggio, costruiti con lo sputo... Perché una persona non è libera di avere l'hobby della scrittura, no. Se scrivi, devi pubblicare. Ma perché? Non posso scrivere per diletto? Questo fa di me, cosa? Una sfigata? Una perdente?

Sono stufa di questo modo di considerare la vita, le situazioni e le persone attraverso il filtro della caccona gigante

Questo fa di me una maledetta snob? Per me va bene, ma mi rifiuto di trasformare in gas tutto quello che penso.




giovedì 29 agosto 2013

A dream within a dream. [E.A. Poe]

 

Clicca sull'icona in basso a destra per leggere il racconto a schermo intero.

 

domenica 24 febbraio 2013

Fly to a dream, far across the sea. [Nightwish]

 
Si sente sempre dire che uno "ha la testa tra le nuvole", ma non è così: sono le nuvole che ti entrano nella testa.

Cosa succede quando si hanno le nuvole nel cervello?
Succede che il mondo è un disturbo, la realtà un'interferenza.
I sogni sono così accessibili, che basta allungare una mano per toccare la luna.
I colori sono vibranti al punto che assumono nuove identità, si mescolano e crescono per creare qualcosa di mai visto.

Tutto, ma proprio tutto, può essere e succedere, e il nostro unico mondo è improvvisamente tanto piccolo e limitato.
Ma sapete una cosa? Quando si hanno le nuvole nel cervello si capisce con chiarezza che il mondo non è affatto piccolo e limitato.
Tutto ma proprio tutto può davvero succedere. Pensiamo che far uscire le nuvole dalla testa significhi crescere e maturare, ma non è vero. Significa scegliere un mondo solo e una vita sola, rinunciando a tutto il resto.

Io voglio le nuvole nella mia testa.

giovedì 31 gennaio 2013

Ever felt away with me? [Nightwish]


Dreams.

Music.

Love.

Magick.

Wind.



giovedì 8 novembre 2012

martedì 23 ottobre 2012

Sometimes...



Sometimes
 
I miss

All the lives

I haven't lived, 

All the places

I haven't been to,

All the people 

I haven't met,

All the stories

I haven't heard. 




venerdì 21 settembre 2012

The core of all life is a limitless chest of tales. [Nightwish]

.
Sapete quella cosa di Peter Pan, quella delle fate? Quella che Ogni volta che un bimbo dice: "Io non credo alle fate", c'è una fatina che da qualche parte cade a terra morta.

Ecco, io credo che valga la stessa cosa per le storie.
Anzi, per un certo verso potremmo dire che le fate e le storie in questo caso sono la stessa cosa, esprimono lo stesso concetto.
Così, ogni volta che qualcuno dice: "Queste sono solo storie" e non ci crede, una storia muore.

Ma cosa succederebbe se il mondo fosse pieno di storie vive?
Se la gente ci credesse sarebbero vere e se fossero vere sarebbero vive e sarebbe bellissimo.
Sì, perché esisterebbero il vero onore, la vera lealtà, la vera amicizia, il vero amore.
Esisterebbero anche i mostri che mangiano i bambini, ma esisterebbero altresì gli eroi che li sconfiggono.
Esisterebbero i cattivi, ma la combinazione di vero onore, vera lealtà, vera amicizia e vero amore darebbero origine a una quantità di veri eroi che sbaraglierebbero i cattivi e il bene trionferebbe sempre sul male. Quelli veri, non quelli che la pubblicità e la propaganda ci spacciano ccome IL bene e IL male.
Il potere delle storie, il potere del racconto, della parola, del libro... sarebbe enorme, se solo ci credessimo.

Ma ci pensate, passeggiare in mezzo agli unicorni?

mercoledì 12 settembre 2012

Descrivi la tua casa e la tua famiglia.

.
A casa mia siamo: io, mia sorella e i miei genitori. 

A casa mia dormono sempre tutti, e io mi annoio. 

Allora vado a caccia di ragni e frugo nella spazzatura.

[Luca, prima elementare, a.s. 2006/2007] 

Un sentito ringraziamento a tutte quelle maestre che non si spaventano leggendo piccoli siffatti componimenti e che offrono comprensione e il beneficio del dubbio ai genitori, prima di chiamare i Servizi Sociali.  GRAZIE.

domenica 9 settembre 2012

I know that ghosts have wandered on earth. [Emily Bronte]

.

creepy / ˈkriːpɪ/ agg. colloq. [film, feeling]- che fa venire la pelle d’oca, che fa rabbrividire [fonte: Word reference]

In questi giorni ci sto provando.
Laptop, musica in cuffia, tè caldo. Dita sulla tastiera, chiudere gli occhi, visualizzare. Okay, andiamo. Aprire gli occhi, sgranchire le nocche. Via!
...
Ahem. Ho detto, via!
...
Cough-cough. Ci senti? VIA!

Macché, niente. Oppure le parole che si rincorrono sulla pagina aperta di Word una mezz'ora più tardi sono decisamente da cestinare.

Ogni tanto succede, mi dico, non è niente. Non è come se avessi - che so: il blocco dello scrittore, no-no. So benissimo cosa devo scrivere. Conosco perfettamente la storia, mi balla in testa da mesi. Ma non ne vuole sapere di uscire nel modo giusto.
È come cercare di chiudere l'apertura tonda di un pozzo con delle pietre squadrate: bisogna prima dare alle pietre la forma giusta, altrimenti non ci stanno e il pozzo rimane aperto.

È la storia creepy di una bambina creepy. Ho già scritto due volte l'inizio, in due modi diversi ed entrambi sbagliati. Non mi succede mai, di solito scrivo di getto, traducendo in parole le immagini e i concetti che mi danzano nel cervello. Questa volta no, si vede che non è ancora pronta, chissà? Però mi ci sto intestardendo.

Forse devo chiamarla.
Forse devo respirare atmosfera un po' più creepy.
Forse devo invocare il re del creepy,  Edgar Allan Poe.
Forse... aspetterò con pazienza e a un certo punto sentirò delle assi scricchiolare, e avvertirò un alito di vento freddo sulla guancia mentre sono seduta in una stanza chiusa di fronte al mio laptop, e la fiamma delle candele accese per creare atmosfera traballerà, e la lampadina sul pianerottolo si fulminerà all'improvviso, e un gufo farà sentire il suo richiamo poco distante.
Sì. Mi sento già molto più creepy.

lunedì 28 maggio 2012

Tutta la vita è sogno, e gli stessi sogni son sogni! [Pedro Calderón de la Barca]


Come scrivevo qui pochi giorni fa, una storia di sonno e sogni stava bussando alla mia porta per farsi raccontare.
L'ho ascoltata, e alla fine l'ho raccontata:



La vita è sogno - CDG


(cliccare aull'icona in basso a destra del documento per ingrandire)

giovedì 24 maggio 2012

You wish sunrise will never fall under. [Jonsi]

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Da ieri sera c'è una nuova storia che sta bussando alla mia porta.

Mi piace quando le storie vengono a trovarmi: vengono da me perché vogliono essere raccontate e io voglio fare del mio meglio per raccontarle bene, come vorrebbero essere raccontate loro.

Ce ne sono alcune che vogliono solo danzarmi nella testa, farmi compagnia.

Ce ne sono altre, invece, che sfondano il portone, prepotenti, e non mi lasciano stare finché non le ho scritte. Una parola dopo l'altra, una riga dopo l'altra le traduco, le scrivo e le racconto.

Questa storia parla di sonno e sogni. Promette bene.

venerdì 3 febbraio 2012

Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi. [C. Pavese]

Un lungo viale alberato percorso in auto, direzione ovest-sud-ovest, sotto una leggera nevicata, verso le 16.30 di un pomeriggio di febbraio, a Berlino.
I rami degli alberi sono imbiancati, non ci avevo fatto caso prima, ma appaiono tanto più aggraziati così. A tratti brillano, come se piccoli cristalli fossero nascosti qua e là in quel cappotto candido che li ammanta.
Il cielo è una tavolozza meravigliosa: uno sfondo celeste, una grossa nuvola morbida grigia sfuma nel rosa nella parte inferiore.
Striscie sottili arancione e rosso fuoco circondano una sfera perfetta, oro rosso che fonde e si scioglie all'orizzonte.

È meraviglioso, nel petto il cuore diventa un po' più grande e un po' più leggero, misteri della fisica.
Vorrei essere un pittore per immortalare questi momenti, in cui tutto è fermo e perfetto.

Il mondo intorno a me continua a essere in guerra, pieno di ingiustizie, di avidi banchieri e di multinazionali senza scrupoli. Ma il sole si scioglie davanti ai miei occhi, tingendo per un istante di magia i fiocchi di neve che volteggiano come se sapessero dove stanno andando. Loro, tanto piccoli, dalla vita tanto breve e leggeri come un sospiro che il vento si porta via.

In fondo noi viviamo di momenti.

martedì 17 gennaio 2012

E così vorresti fare lo scrittore?

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E così vorresti fare lo scrittore?
di Charles Bukowski


E così vorresti fare lo scrittore?

Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.

A meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

Se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo.

Se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.

Se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.

Se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.

Se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.

Se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

Non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento.

Le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te.

Non aggiungerti a loro,
non farlo.

A meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.

A meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

Quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.

Non c’è altro modo
e non c’è mai stato.

lunedì 14 novembre 2011

War does not determine who is right - only who is left. [Bertrand Russell]

.
ovvero: STORIE DI FAMIGLIA

La mia nonna materna si chiamava Virginia e nacque nel 1902.
Quando era ancora una ragazzina suo padre morì di polmonite, convinto di aver provveduto al futuro finanziario della sua futura vedova e delle due figlie.
Fai studiare le bambine, possiamo permettercelo, sono state tra le ultime parole da lui dette alla moglie. La quale moglie considerò che il pover'uomo era sul letto di morte e decise di non rivelargli che giusto la notte prima la banca nella quale erano depositati tutti i loro risparmi - e quindi anche il futuro delle figlie - era stata derubata e non avevano più un soldo. Non solo. Il mio bisnonno possedeva una piccola fabbrica di zoccoli nella bergamasca, si era sotto Natale e i lavoratori andavano pagati.
Morto il marito, la vedova vendette tutto quello che poteva vendere per pagare i dipendenti, dopodiché si mise a ricamare corredi per campare, mandando le figlie a fare le lavoratrci stagionali.
Anche così, però, non riuscivano a sopravvivere decorosamente: spesso capitava che chi le ordinava un corredo alla fine non pagasse. I ricchi sono sempre stati fatti della stessa pasta, a quanto pare.
Così la mia bisnonna e le sue due figlie si trasferirono a Milano, in cerca di una migliore occupazione.
Non so precisamente che anno fosse, ma doveva essere periodo di guerra perché un giorno la mia nonna Virginia tornò a casa annunciando di aver trovato lavoro come operaia in una fabbrica di proiettili. Al che sua mamma tuonò: Piuttosto crepiamo tutti di fame, ma tu a fabbricare proiettili non ci vai!
Mia nonna trovò in seguito da lavorare in un'azienda farmaceutica molto famosa, posto che mantenne per tutta la vita e che fu la causa prima della diffidenza cronica nei confronti dei medicinali, trasmessa - pare - geneticamente a tutta la sua discendenza.
Conobbe suo marito Pietro, si sposò ed ebbe un primo bambino, che purtroppo morì prestissimo, ma fu presto seguito da una bambina dalla salute cagionevole.
Nel frattempo in Italia era arrivato il fascismo, che costringeva tutti ad aderire al partito pur di mantenere un impiego.
Mio nonno Pietro rifiutò di tesserarsi e perse così un lavoro dopo l'altro.
Mia nonna, non essendoci più sua mamma a tuonare Piuttosto crepiamo, prese la tessera del partito e continuò a lavorare presso l'azienda farmaceutica.
Quando Mussolini sentitamente pretese chi i suoi concittadini donassero il loro oro allo Stato, mia nonna non rimase tanto a polemizzare: andò da un orafo e comprò la fede più piccola che trovò, dopodiché la regalò a Mussolini al posto della sua fede autentica, ricevendone in cambio un grosso anellaccio con incise le parole oro alla patria. Anello che negli anni a venire fu utilizzato come amuleto in un modo alquanto bizzarro dalla sua ultima nata. (Costei - mia madre - aveva infatti l'abitudine di infilarlo all'alluce del piede mentre ripassava per gli esami dell'università.)
Quando la piccola di Pietro e Virginia si ammalò più seriamente, fu chiaro che aveva bisogno di cure specifiche per sopravvivere, il che obbligò anche mio nonno a prendere la tessera del partito. Quello era infatti il solo modo per lui di ottenere un lavoro e guadagnare abbastanza da mandare la bambina in un collegio in Liguria, dove il cibo buono e l'aria di mare l'avrebbero mantenuta viva e sana.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale quella bambina era cresciuta ed era tornata a vivere in casa con i suoi genitori. Frequentava il liceo, e al termine delle lezioni si fermava davanti scuola a distribuire volantini anti-fascisti, causando indicibili cardiopalmi a mia nonna, che ciononostante rimase incinta un'altra volta.
Mia nonna continuava a lavorare presso l'azienda farmaceutica, lontana da casa. Anche quando c'era il coprifuoco tornava a casa, pur di pernottare con la propria famiglia. Si faceva chilometri nascondendosi dietro agli alberi quando incrociava le pattuglie.
A quarant'anni già superati, diede alla luce un'altra bambina, che diventò mia mamma, in una Milano presa di mira dai bombardamenti.
La notte dopo la sua nascita, la piccola venne depositata insieme ad altri neonati sul pavimento di un tram e trasferita dal reparto maternità in cui era venuta al mondo all'ospedale psichiatrico, che si trovava in una zona ritenuta più al sicuro dai bombardamenti.
A questo punto mia nonna smise di lavorare e rimase a casa a prendersi cura della sua ultima nata, cosa che si rivelò più impegnativa del previsto: la piccola era vivace e caparbia, si ribellava alle cucchiaiate di olio di fegato di merluzzo che le venivano propinate da tutta la famiglia (Guarda che buono, lo prendo anch'io! Mmmmmm, che squisitezza!), si abbandonava a interminabili episodi di stupidera quando stava per arrivare il Natale, ingoiava i becchi delle quaglie perché non aveva il coraggio di chiedere se dovevano essere mangiati o no, ed era teneramente convinta di avere tre genitori: suo padre, sua madre e sua sorella, che dopotutto aveva diciassette anni più di lei e la portava dappertutto.

Si narra anche di un parente, zio o cugino non so, che quando fu il momento di andare in guerra annunciò: Succeda quel che succeda, io non sparerò mai. Quando tornò a casa - perché ci tornò - aveva in canna lo stesso colpo che aveva quando era partito.

Un altro cugino finì in campo di concentramento, ma ebbe la prontezza di spirito di farsi cadere addosso un carico di pietre che gli ruppe una gamba e lo costrinse in infermeria, invece che sulla camionetta su cui sarebbe dovuto partire insieme ad altri per un trasferimento, nel corso del quale, naturalmente, vennero tutti sbarcati e fucilati.

Per tacere di mio nonno Pietro stesso: un ragazzo del '99, sua madre non voleva vederlo partire per il fronte e andò a supplicare non so quale Eminenza di aiutarla. Fu così che mio nonno venne assegnato di guardia a una tenuta militare in Sicilia, e per tutto il periodo del suo fermo non dovette far altro che andare a cavallo per il frutteto e fare indigestione di arance. Cosa che peraltro gli causò una gastrite cronica che si portò appresso per tutta la vita.

Conosco meno storie intriganti sui miei antenati dall'altro lato della famiglia. Resta nella memoria quella del mio bisnonno, con il quale condivido una data: il mio compleanno è anche l'anniversario della sua morte.

Viveva in centro a Milano con la sua famiglia, tra cui mia nonna Cesarina, sua figlia.
Nel corso della Seconda guerra mondiale decise che era troppo pericoloso rimanere lì - e aveva ragione, visto che dell'intera zona rimasero poi soltanto macerie. Così si trasferirono tutti in campagna.
Mia nonna aveva da poco trovato il suo primo impiego come commessa in una gioielleria, così faceva vita da pendolare. Non durò molto, però: il suo primo mese di lavoro non era ancora finito, che i bombardamenti su Milano e sulle linee ferroviarie si fecero più insistenti.
Suo padre, il mio bisnonno, le proibì di continuare ad andare a Milano. Mia nonna protestò con calore: Ancora un giorno, disse, e riceverò il mio primo stipendio! Lasciami andare solo domani ancora! Suo papà rispose di no, era troppo preoccupato: sarebbe andato lui a ritirare i soldi per la figlia.
Il giorno seguente un convoglio pieno di soldati tedeschi doveva partire da Milano, ma la rete delle spie alleate lo aveva saputo e aveva organizzato un bombardamento mirato. Le spie tedesche, però, avevano scoperto che le spie alleate sapevano e così decisero di far partire il convoglio militare in ritardo, dopo un treno pieno di civili. Gli alleati bombardarono così il treno sbagliato e di mio nonno fu ritrovato solo il cadavere.

Può darsi che le cose non siano andate esattamente come io le racconto: queste storie mi sono state ripetute a pezzettini e la memoria mia o altrui può averle alterate.
Sono anche poche, mi piacerebbe tanto che qualcuno di loro avesse lasciato un diario pieno dei suoi pensieri, dei racconti degli avvenimenti, ma se ne esiste alcuno io non lo so.

In ogni caso pare chiaro che i sentimenti viaggiano lontano, superando barriere di spazio, di tempo e di morte. E forse hanno anche un modo misterioso e tutto loro di affiancarsi al colore degli occhi e alla forma del naso tramandandosi con il DNA.

Tratti distintivi come la scarsa fiducia nelle istituzioni bancarie, il rifiuto ideologico della guerra, la diffidenza verso le aziende farmaceutiche, l'insofferenza nei confronti di chi vuole controllare la gente attraverso più o meno velati ricatti morali e/o materiali, la golosità di arance, il malcelato fastidio nel dover andare a chiedere i soldi che mi spettano al mio datore di lavoro/committente, il disprezzo del "fuoco amico"... non ho inventato niente, era già tutto dentro di me, trasmessomi dai miei antenati anche senza che io lo sapessi.
La loro discendenza non è solo carne e sangue, ma mente e cuore e spirito. Spero di onorarli con la mia vita e di rinnovare la loro eredità quando toccherà a me morire.

martedì 8 novembre 2011

Fairy tales of yesterday will grow but never die.

Basta.

Ho deciso che non ne posso più di sentire gli economisti che sciorinano le solite balle mentre il mondo va a rotoli;
non ne posso più di sentire che Tizio minaccia di fare la guerra a Caio e tutto il mondo trema;
non ne posso più di sentire che ovunque la gente muore senza che nessuno faccia niente;
non ne posso più di sentirmi rinfacciare: E tu, cosa fai?... Io faccio parte di un sistema che ha deciso di eleggere e pagare qualcuno che si occupi di prevenire e/o curare, se vedo che questo qualcuno non fa quello che mi aspetto da lui ho il sacrosanto diritto di lamentarmene! Chiedermi: Vediamo, cosa saresti capace di fare tu al suo posto! non ha alcun senso! Se pensavo di essere in grado di occuparmi di certe questioni, non sarei qui a imbrattare il mio angolo di web, *inserire imprecazione a piacere*!!!

Sono stufa di sentire che ci sono pochi bastardi che sfruttano e si approfittano di molti che non hanno la possibilità, la capacità o la volontà di contrastarli;
sono stufa di vedermi affibbiare responsabilità, colpe e debiti che non sono miei;
sono stufa di far parte di una società che non ha nulla di umano;
sono stufa di vedere gente che crolla e che cancella se stessa pur di andare avanti;
sono stufa di sentirmi un'isola, perché so di non esserlo;
sono stufa di essere trascinata in un baratro sull'orlo del quale mi sono trovata senza che nessuno mi chiedesse se mi stava bene;
sono stufa di subire scelte che penalizzano me e milioni di altri solo perché qualcuno decide che difendere un'entità oscura e inumana vale il sacrificio delle nostre vite.

Sono stufa. Quindi basta. Vomiterò questo post e tornerò a occuparmi di unicorni, fatine e folletti.
Non sarà più serio che occuparsi di quel che si legge sui giornali, ma di certo è più divertente e c'è addirittura il rischio che risulti più utile.

domenica 23 ottobre 2011

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No pen, no ink, no table, no room, 

no time, no quiet, no inclination. 

[J. Joyce]

mercoledì 20 luglio 2011

It's a new world - it's a new start

Fin dalla più tenera età ho un vizio: creare nuovi mondi nella mia immaginazione.
Nuovi posti, nuove storie e nuovi personaggi - che a volte non sono altro che i vecchi rivisti, corretti e reinventati.

È un vizio che ho cercato di perdere, in passato, rendendomi conto di esserne dipendente, ma è stato impossibile. Si è trattato probabilmente del periodo più vuoto e pauroso della mia vita. Così ho ripreso, pur domandandomi se il sogno sia per me più una droga o una medicina. A vote il confine è tanto sottile da essere insignificante.

Così stasera mi sono trovata a riflettere e mi sono chiesta: ma se il mondo reale, quello al di qua dello specchio, fosse esattamente come lo costruisco di volta in volta al di là, cosa sognerei di cambiare?

Non ho ancora una risposta, però è una bella domanda, no?

giovedì 16 giugno 2011

Have you ever felt the future is the past?

Vorrei avere ancora sedici anni e avere il permesso di credere ai sogni e alla magia.

Perché poi la vita ti trascina con sé, ti costringe a crescere e se non stai attento i sogni si infrangono e la magia svanisce.