WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss
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lunedì 31 ottobre 2016

E noi zitti sotto. [Non ci resta che piangere]

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Nella vita può capitare di incontrare o avere a che fare con persone che hanno di se stesse un'opinione elevata. Oppure con persone talmente insicure, da avere bisogno di screditare e sminuire il prossimo pur di mantenere l'illusione di forza e autorità.

Arrivata alla mia veneranda età, ed essendo per carattere una persona preferibilmente mansueta, mi è - ahimè - capitato di incontrare più di un elemento siffatto, e ho imparato delle cose.

Una è che spesso queste persone fanno degli errori di valutazione molto grossolani, specialmente quando sentono in qualche modo minata la loro posizione, o temono che la loro importanza non venga riconosciuta. Di solito, in maniera più o meno evidente, i suddetti errori comportano delle conseguenze negative per loro, ma difficilmente ho visto qualcuno di loro tornare sui propri passi e ammettere lo sbaglio. In genere incassano (sono degli ottimi incassatori) e procedono come hanno sempre fatto.

Una seconda lezione che ho imparato è che io non ottengo alcun guadagno a comportarmi secondo il copione che loro propongono, seguendo il quale io dovrei umilmente ringraziarli di avermi trattato con condiscendenza e superiorità, e offrire loro altre, potenzialmente illimitate chanche di ripetere lo show.

Per fortuna mi è anche capitato di incontrare persone intelligenti: corrette, oneste, trasparenti, che non hanno paura di confrontarsi. Il loro obiettivo principale non è primeggiare, ma qualcos'altro, che talvolta cercano di raggiungere coinvolgendo altre persone e trattandole da (potenziali) collaboratori.

Inutile dire che, soprattutto quando si tratta di lavoro (datori di lavoro, valutatori, colleghi...), è preferibile imbattersi nel secondo tipo di persone, che sono purtroppo più rare.

Una caratteristica del primo tipo di persone è di sostenere di essere dei "professionisti", e per questo motivo si aspettano che tu non obietti, non ribatta, non faccia altro se non chinare la testa e ringraziare con umiltà e reverenza. Un po' come la chiusa della lettera a Savonarola di Benigni e Troisi in "Non ci resta che piangere":


T: Ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, proprio il massimo, senza chiederti nemmeno di stare fermo, puoi muoverti!
B: Cioè, che vuol dire?
T: La faccia sotto i piedi e può camminare; quello pensa siamo proprio due umili.
B: Una bellissima immagine, la nostra faccia sotto i tuoi piedi e puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto. 


Vorrei dire che costoro non sono dei professionisti. Sono dei palloni gonfiati. Un pallone gonfiato può benissimo avere più successo di te, che magari sei più in gamba - o almeno in gamba quanto loro. Ci sono mille varianti per il successo, ma alcuni sono fermi alla fase calvinista in cui se hai successo significa che sei benedetto da Dio, ed è quindi legittimo mancare di rispetto a coloro che il successo, invece, ancora non l'hanno raggiunto.

No. Non è giusto accettare che queste persone, solo perché sono (o pensano di essere) in una posizione di autorità e potere, ci manchino di rispetto, ci ignorino, e poi pretendano di avere ragione a chiamarci con appellativi poco lusinghieri perché - magari educatamente - ci siamo tirati fuori dal loro gioco. Non è giusto. Un professionista non si comporta così, non ne ha bisogno. Non credete che, porgendo l'altra guancia a persone di questo tipo, vi guadagnerete il loro favore, perché non succederà (e se succedesse: lo volete davvero, il favore di questa gente?)

Siate gentili, siate corretti, ma non mancate di rispetto a voi stessi. Imparate a dire: no, grazie. E non pentitevi quando loro si indigneranno e vi diranno che siete delle cacchine ingrate che non sanno come ci si comporta, che loro si sono solo messi in piedi sulla vostra faccia, ma neppure si muovevano, in fondo, mentre tanti altri non ci avrebbero pensato due volte a muoversi. Vero. Ma c'è anche gente, al mondo, che sulla vostra faccia i piedi non li metterà. Queste sono le persone che volete cercare e avere nella vostra vita.
Non credete a quello che diranno di voi, alle nefaste profezie che vi lanceranno dietro e sopra la testa. Il cadavere che scenderà sul fiume sarà il loro, non il vostro.




martedì 26 luglio 2016

Speak low if you speak love. [William Shakespeare]


L'amore è sicuramente il tema che va per la maggiore, quando si tratta di scrivere canzoni, o di inventare storie.
Come mi ha fatto notare un'amica, tempo fa, è difficile trovare un libro in cui non sia presente, almeno di striscio, una qualche storia d'amore.
Eppure l'amore è un tema che genera malintesi e incomprensioni a non finire.

Sono nota per la mia mancanza di romanticismo - ma è un errore: mi considero la più grande romantica non convenzionale!
Questa non è la storia di oggi, però. Oggi voglio parlare di chi scrive d'amore. Perché forse non a tutti è chiaro che, per scrivere d'amore, non è necessario scrivere solo d'amore. Anzi.

Una storia d'amore bella, emozionante, che coinvolge il lettore...è la storia di due vite che si incontrano e si intrecciano, ma esistono. Se nel tuo libro mi fai vedere semplicemente due persone che si guardano, si piacciono e poi non fanno altro che rotolarsi nel letto, non mi stai facendo vivere una storia d'amore, ma un semplice momento di masturbazione. Che va benissimo, per carità, ma non chiamarlo amore, ché l'amore è altro.

Se vuoi farmi appassionare alla storia d'amore che mi stai raccontando, mi farai vedere due persone, me le farai conoscere. Farai in modo che io mi immedesimi in una di loro, e mi farai incontrare l'altro attraverso i suoi occhi. Mi darai la possibilità di innamorarmene. Inventarsi due personaggi e metterli insieme perché sì, senza mostrarmi come ci sono arrivati, perché si sono scelti, chi sono veramente... è romantico come un matrimonio combinato per posta.

È la differenza tra vivere e guardare: chi vuole vivere, difficilmente apprezzerà quello che gli fai solo vedere dal buco della serratura.
Ecco, se io potessi dire queste cose all'autrice del romanzo "d'amore" che sto traducendo, se potessi spiegarle come si fa a far sognare un persona, forse poi mi ritroverei senza lavoro, quindi mettiamo un attimo il romanticismo in un bel baule chiuso con un lucchetto e pensiamoci la prossima volta.

Sono sicura di aver letto delle storie d'amore che mi sono piaciute: sui due piedi mi viene in mente il libro di Richard Matheson "Bid Time Return", uscito anche con il titolo "Somewhere in Time", tradotto in italiano con "Ovunque nel tempo" e da cui è anche stato tratto un film con Christopher Reeve.
Un altro è "Dracula, My Love - The Secret Journal of Mina Harker" di Syrie James: è la storia dell'amore tra Dracula e Mina, raccontata dal punto di vista di Mina. C'è da dire che già "Dracula" di suo racconta l'amore in modo potente, coinvolgente, emozionante.

L'amore non è qualcosa contenuto in una busta di cellophane, da scartare e usare. È qualcosa di lento, che va suggerito, offerto, annusato, accarezzato, vissuto e infine accettato - o rifiutato: l'amore non cessa di esistere solo perché viene rigettato! Se io ti offro dei biscotti e tu non li prendi, non è che smetto di avere in mano dei biscotti, in fondo.



edit: Dopo essermi addentrata più a fondo nelle pagine del testo che sto traducendo, sento necessario fare una precisazione. Mi ero fermata all'impressione ricevuta dai primi capitoli, ma questo romanzo non parla di "due persone che si guardano, si piacciono e poi non fanno altro che rotolarsi nel letto". No. Questo romanzo non parla neanche di quello. Questo romanzo non parla di niente. 

giovedì 9 giugno 2016

Never waste a minute thinking about people you don't like. [Dwight D. Eisenhower]


A volte mi trovo di fronte a qualcuno e mi viene voglia di chiedere: "Ma la tua antipatia è un talento naturale, o hai frequentato un corso?"

Poi mi ricordo che in verità saperlo non mi interessa per niente. 

venerdì 1 aprile 2016

Not pleasant. And there's no counter curse. There's no blocking it. [J.K. Rowling]

 
Probabilmente quando sono nata i miei genitori si sono dimenticati di invitare la tredicesima fata.
Insomma, diciamo la verità: sono bella, gentile, buona, educata e sono sicura che se mi metto un attimo a pensare riesco facilmente a stilare una lista di dodici virtù alle quali poter affiancare il mio nome.
Ma non sono mai stata in grado di gonfiare le gomme della mia bicicletta. Nemmeno quelle della bici di qualcun altro, eh, non è che la mia imbranataggine faccia differenza.
E anche se essere incapace di gonfiare le gomme della bicicletta sembrerebbe una maledizione sufficiente - soprattutto visto che io davvero amo andare in bicicletta e sogno di fare una vacanza pedalando allegramente per tutta Europa - c'è di più. Non solo non riesco a gonfiarle, ma nel tentativo ottengo regolarmente il risultato opposto, ovvero di sgonfiarle ulteriormente.

Non ero proprio sicura che si trattasse di una maledizione: per tutti questi anni ho pensato si trattasse solo di una manifestzione di maldestrezza (esiste, questa parola, l'ho appena cercata sul vocabolario ).
La maldestrezza, tuttavia, ha dei limiti che umanamente sono invalicabili, e siccome l'ultima volta che ho controllato ero ancora umana, non resta che una spiegazione, ovvero quella della fattura.
Da qualche giorno, infatti, avevo notato che le gomme della mia bici erano un tantino sgonfie. Non esageratamente, ma avevano bisogno di una ritoccatina. Le ritoccatine, nella mia esperienza, sono quelle piu pericolose. In ogni caso, decisa a vincere una volta per tutte quella che ancora pensavo fosse incompetenza mia, mi sono detta: "Stavolta lo faccio da sola!" Fortunatamente ho deciso di procurarmi una sorta di rete di salvataggio: invece di compiere l'azzardato gesto nel giardino dietro casa, sono andata con la bici dal ciclista più vicino, che ha sempre una pompa fuori dall'entrata a disposizione dei ciclisti bisognosi. L'idea era di tentare da sola e, nel caso incontrassi delle difficoltà, entrare a chiedere una mano.

Era un ottimo piano! Cosa poteva andare storto?

Ecco, una possibilità a cui effettivamente non avevo pensato era che, quando qualche mese fa avevo lasciato al ciclista la mia bici perché avevo forato e lui gentilmente mi aveva cambiato la camera d'aria, avesse casualmente scelto una camera d'aria con la valvola difettosa. Così, quando io ho svitato il tappino, anziché svitare solo il tappino ho svitato tutta la suddetta valvola, che era uscita dalla fabbrica con il tappino saldamente incollato. In tre secondi e quattro decimi la camera d'aria era completamente sgonfia, talmente appiccicata al marciapiede, che sembrava fosse passato di lì qualcuno con quell'affare che serve per creare il sottovuoto nei sacchetti prima di metterli in valigia per fargli occupare meno spazio.

Non potevo credere ai miei occhi.

Sconsolatissima, sono entrata dal ciclista, che mi ha soccorso montando una nuova valvola e - grazie al Cielo - gonfiandomi lui entrambe le gomme.

Ora, io non so esattamente come siano le statistiche. Però in passato ho comprato una bici che aveva entrambe le valvole delle camere d'aria difettose. Avevano anche montato male il manubrio. A quella prima (sempre acquistata nuova) avevo dovuto far mettere a posto i pedali perché non erano stati fissati bene.

L'ipotesi della maledizione mi sembra molto verosimile, insomma.



lunedì 7 marzo 2016

La vraie et unique vertu est de se haïr. [Blaise Pascal]


Mi hanno suggerito di usare Linkedin. Pare che grazie a questo strepitoso social media sia possibile trovare il lavoro dei propri sogni, anzi: funziona in maniera talmente mirabolante, che è praticamente il lavoro dei sogni a trovare te!

Certo, devi presentarti in un certo modo. Altrimenti il tuo profilo non se lo guarda nessuno. Poi devi coltivare i contatti, che qui si chiamano collegamenti. Più contatti hai, più possibilità hai di inciampare nel famoso lavoro dei tuoi sogni. Come si stabiliscono, questi collegamenti? A quanto ho capito, grossomodo a caso, o meglio: io conosco Tizio, che conosce Caio, che conosce Sempronio, che conosce Andromaca, eccetera. Un collegamento tira l'altro, e alla fine io mi ritroverò collegata ad Andromaca, che in realtà manco so chi sia. Ma potrebbe risultare utile, almeno a una di noi due, essere collegate, chissà!

Poi naturalmete devi compilare il tuo cv, arricchendolo di esperienze, studi, corsi, istruzione, volontariato, interessi, e chi più ne ha, più ne metta. Difficile è stato inserire la mia conoscenza della lingua inglese, visto che nel menu a tendina non è contemplata l'opzione "autodidatta".

In ogni caso, fin qui è stato relativamente facile, anche se personalmente avrei preferito avere maggiore libertà nella compilazione di tutti questi dati così illuminanti che mi riguardano.

Infine, arrivano le competenze. Cosa sono, e come funzionano le competenze? Praticamente bisogna indicare tutto quello che si sa fare: dalla conoscenza nel marketing aziendale, a quali programmi sei capace di usare sul pc.
Ma non è finita qui!
Per dare validità a queste competenze, i tuoi collegamenti le potranno confermare! Cioè: Andromaca, che non mi ha mai visto né conosciuto, potrà comunque confermare che io sono capace di usare Excel come Bill Gates, e naturalmente è carino se io confermo che Andromaca è la maga di Photoshop, e tutto questo può avvenire solo grazie a un paio di click, senza alcun bisogno di assicurarsi sul serio delle reali competenze altrui. Ma non è fantastico?
L'unica perplessità che mi rimane è che poi, se Andromaca viene assunta come grafico e non era proprio vero che era la maga di Photoshop, il datore di lavoro resta un tantino fregato, ma probabilmente non è così grave, visto che nessuno si pone il problema.

Non mi sono ancora decisa a inserire le mie competenze, in verità mi sento un po' stupida a farlo. Voglio dire: mi presento come scrittrice, è quantomeno molto probabile che almeno Word io lo sappia usare.
Che altro ci si può aspettare da me? Che sia molto brava a fantasticare, per esempio? Ma nel menu a tendina non c'è, a mio parere mancano un sacco di cose. Tipo: fare le puzze con le ascelle non c'è. O infilarsi le cannucce nel naso (non che io sia un'esperta, ma si potrebbe inserire il livello: principiante, intermedio, avanzato, master).

Boh, che posso dire? Mi sforzerò di superare le mie perplessità e i miei pregiudizi, e troverò, nel menu a tendina, qualcosa che faccia al caso mio. Ma se sei il mio Lavoro dei Sogni e passi di qui, per favore: scambia due parole con me, piuttosto, e non basarti esclusivamente su quello che trovi scritto (e confermato!) sul mio manifesto pubbicitario.




venerdì 18 dicembre 2015

We were born to be princes of the Universe. [Queen]

Ricordate quando dicevo che mi stavo preparando per l'esame di inglese?

Beh, è stato un duro lavoro: tutti quei biscotti e litri di tè nelle ultime settimane! Ma oggi, finalmente, ho raccolto il degno risultato! Con un punteggio di 208/210 ho ottenuto il mistico livello C2 di conoscenza della lingua inglese, scritta, parlata e ascoltata.

Oh yeah.



lunedì 16 novembre 2015

I see a choice, love or fear? [Shawn Gallaway]


Stamattina il primo pensiero che ho avuto, appena aperti gli occhi, è stato: Oh, no. Ancora questo mondo qua.

È stato un pensiero un po' strano, considerando che non ho ancora capito come trasferirmi in un mondo parallelo, e quindi svegliarmi in questo era quantomeno inevitabile.

Quello che mi ha rimesso il sorriso sulle labbra è stato pensare alle cose belle, ai miei amici, alle persone a cui tengo, ai regalini, ai bigliettini, alle sorprese che sto preparando per loro.

Una canzone (Christmas Song, Vince Gill) dice: Let there be peace on earth / And let it begin with me [ovvero: Che ci sia pace sulla terra / E che cominci da me]. Ecco, in parole più poetiche e universali questo è il concetto che mi ha aiutato ad alzarmi dal letto stamattina con un sorriso, magari non del tutto convinto, ma sincero.

La canzone da cui invece è tratto il titolo di questo post è poco più giù.
E sono perfettamente consapevole del fatto che un terrorista se mi vede spara, non si ferma a chiedersi chi sono e se gli voglio tanto bene. Ma la differenza che posso fare nel mondo, la devo fare intanto che sono viva.
E sono perfettamente consapevole che i morti ci sono in tutto il mondo, tutti i giorni, e non solo a Parigi. Sì, lo so. E so anche che tu, che mi rinfacci questo, non sei più intelligente degli altri perché affermi queste verità sacrosante. Perché poi, se in guerra o in un incidente, in cui sono morte tante persone, muore anche qualcuno a te caro, sono sicura che non piangi uguale per tutti.  O forse, per coerenza, non piangi neppure per la persona cara - visto che non metti il tricolore francese alla finestra perché altrimenti allora dovresti metterlo anche per tutti gli altri. Giusto, perché fare preferenze? Fregatene pure di tutti, così non fai torto a nessuno.
(Chiedo scusa, ma dopo due giorni trascorsi a sentire e a leggere veramente di tutto, mi sale il veleno).





I can see laughter, or I can see tears
I see a choice, love or fear
What do you choose?
I can see peace, or I can see war
I can see sunshine, or I can see a storm
What do you choose?


Posso vedere risate, o posso vedere lacrime
Vedo una scelta: amore o paura
Cosa scegli?
Posso vedere la pace, o posso vedere la guerra 
Il sole che splende, o una tempesta
Cosa scegli?

Now I choose to live with freedom flying
From my heart, where the light keeps shining
I choose to feel the whole world crying
For the strength that we can rise above
I choose Love
I choose Love


Ora scelgo di vivere lasciando la libertà
Volare fuori dal mio cuore, dove c'è sempre luce
Scelgo di accorgermi che il mondo chiede gridando 
La forza per risollevarsi
Scelgo l'amore
Scelgo l'amore

I can see sharing, or I can see greed 
I can see caring, or poverty 
What do you choose? 
I can see gardens, or I can see bombs 
I can see life, or death 
Coming on strong 
What do you choose? 

Posso vedere condivisione, oppure avidità
Posso vedere attenzione, o povertà
Cosa scegli?
Posso vedere giardini, o posso vedere bombe,
Posso vedere vita, oppure la morte
Che  si afferma con violenza
Cosa scegli?

I see us healing, the darkness dying 
I see us dawning, as one world united 
So what do you choose? 
Love or fear 
Oh, we choose 

Vedo che insieme ci guariamo, e l'oscurità muore
Vedo che insieme risorgiamo, come un unico mondo
Quindi cosa scegli?
Amore o paura?
Oh, scegliamo

Now I choose to live with freedom flying 
From my heart, where the light keeps shining 
I choose to feel the whole world crying 
I choose to feel one voice rising 
I choose to feel us all united 
In the strength that we can rise above 
I choose Love 
I choose Love 

Ora scelgo di vivere lasciando la libertà
Volare fuori dal mio cuore, dove c'è sempre luce
Scelgo di accorgermi che il mondo chiede gridando
Scelgo di sentirci tutti uniti
Nella forza, e potremo risollevarci
Scelgo l'amore
Scelgo l'amore


 

sabato 7 novembre 2015

All work and no play makes Jack a dull boy.


Sto studiando per prepararmi a un esame di lingua inglese.

I'm really getting into the part.


It's going to be a success!

sabato 31 ottobre 2015

giovedì 15 ottobre 2015

Pumbaa, tutto quello che pensi lo trasformi in gas! [Timon]


Ne ho già scritto, lo so per certo.
E se qualcuno pensa che io sia una maledetta snob, lo accetto.
Ebbene sì: sono una maledetta snob. Ma non farò a pugni con nessuno per entrare nel numero di coloro che trasformano in gas tutto quello che pensano.

Ho parlato di alcune mie esperienze legate a nutrizione e salute con qualcuno.
Reazione: "Hai pensato di scriverci un blog? Ce ne sono a bizzeffe!"
Ecco, bravissimo, appunto! E hai una vaga idea di quanti, in mezzo a tutte queste bizzeffe di blog, siano validi? Cioè scritti bene, aggiornati, critici, attendibili...? Te lo dico io: pochissimi! E richiedono tempo e ricerca, per questo ce ne sono pochi, ed è difficile trovarli, e tutto il resto è fuffa.
Ma sembra che una persona non possa coltivare un interesse personale senza spiattellarlo ai quattro venti come se fosse la Scoperta del Secolo. Per questo siamo pieni di fuffa fino a soffocare.

Ho parlato con qualcun altro dei miei racconti.
Reazione: "Devi pubblicarli! Assolutamente!"
Ma scusa, così? Manco li vuoi leggere, prima? Magari sono orrendi, ci hai pensato? Sai perché ci sono in giro un sacco di libri che fanno schifo? Pensati male, scritti peggio, costruiti con lo sputo... Perché una persona non è libera di avere l'hobby della scrittura, no. Se scrivi, devi pubblicare. Ma perché? Non posso scrivere per diletto? Questo fa di me, cosa? Una sfigata? Una perdente?

Sono stufa di questo modo di considerare la vita, le situazioni e le persone attraverso il filtro della caccona gigante

Questo fa di me una maledetta snob? Per me va bene, ma mi rifiuto di trasformare in gas tutto quello che penso.




venerdì 2 ottobre 2015

We can complain because rose bushes have thorns, or rejoice because thorn bushes have roses. [Abraham Lincoln]

 
NASA's Space Launce System




Lo so che al mondo ci sono un sacco di problemi: le guerre, la fame, la sete, la povertà, lo sfruttamento dei bambini (lavoro minorile, prostituzione, bambini soldato...), la mafia, il traffico di droga - di soldi - di armi - di esseri umani, la violenza sulle donne e sui bambini, la tortura, la semplice disonestà e corruzione dei politici di tutti i Paesi, il fondamentalismo religioso, il razzismo, la discriminazione in genere, il riscaldamento globale, l'inquinamento, la deforestazione, il mercurio negli oceani, l'estinzione delle api, le coltivazioni e gli allevamenti intensivi, la Monsanto e le multinazionali...

Cosa ci salverà? Fai questa domanda a una persona religiosa, e lei alzerà gli occhi al cielo, spalancherà le braccia e si farà spuntare un sorrisetto auto-compiaciuto sulle labbra, prima di rispondere: "Dio ci salverà!". Ora non è per mancare di rispetto a Dio o alla suddetta persona, ma siccome ormai è palese che Dio sta aspettando la prossima vita per salvarci, i problemi rimangono. Anzi, a questo punto tanto varrebbe affrettare l'auto-distruzione, così almeno giungiamo tutti alla salvezza senza avvelenarci o ammazzarci a vicenda più di tanto.
Quindi, a mio parere, Dio è eventualmente la risposta se si pensa, come tanti credendi, che la nostra vita terrena non sia importante, che l'unica cosa che conta è guadagnarsi quella eterna dopo. A che scopo Dio ci avrebbe offerto la vita terrena, quindi? Solo per soffrire e comportarci bene così da meritarci il Paradiso. Mah.

Mi sono resa conto che, se leggo articoli sulle ricerche e scoperte scientifiche, se ascolto della bella musica, se assisto a bella una mostra d'arte, o se leggo di risultati sportivi eccellenti, riesco a provare dei sentimenti positivi nei confronti dell'umanità. La stessa umanità che mi disgusta e mi deprime quando la associo invece a tutte le problematiche di cui sopra.
Dedicarsi alla scienza, all'arte o allo sport in modo sano (lo so che esistono torti e cattiverie dappertutto, purtroppo) credo che elevi l'essere umano, lo valorizzi e lo tenga lontano dalle follie che hanno rovinato il mondo in cui viviamo.
Credo che preferirei incoraggiare un giovane a dedicarsi a una di queste cose, piuttosto che spingerlo a occuparsi della risoluzione dei guai del mondo.
Linciatemi pure per averlo scritto, ma in fondo non è che io mi disinteressi di quel che mi accade intorno, anzi: per me la trasgressione più folle consiste nel comprare il caffè Nespresso o una bottiglietta di Coca Cola da McDonald's.
Il punto è che se la maggior parte dei giovani si dedicasse anima e corpo a scienza-arte-sport non rimarrebbe abbastanza gente disponibile per trafficare armi, inquinare il pianeta o corrompere il presidente. E l'umanità evolverebbe davvero in qualcosa di meglio.

Recentemente, alla notizia che su Marte è stata trovata l'acqua, ci sono state vibrate proteste da parte di chi commentava: "Quanti soldi avete speso per scoprire l'acqua su Marte? Non potevate dare da bere ai Paesi assetati, invece?"
A parte che le tecniche di purificazione ed estrazione dell'acqua derivano dalla ricerca scientifica, e che se la si abolisce perché "costa troppo" si buttano via possibilità infinite di creare qualcosa che aiuti chi ha bisogno.
A parte che non è un segreto, che multinazionali come la Coca Cola non si siano fatte problemi ad assetare interi villaggi, o che la Nestlé voglia privatizzare l'acqua con la scusa di "proteggerla", ma a nessuno di questi intelligentoni che vorrebbero eliminare la ricerca spaziale viene in mente di rinunciare alle bibite o ai cereali per la colazione.

Una volta ho letto un aneddoto, che purtroppo non riesco a ricostruire con nomi e date.
Raccontava di un re che, durante una pestilenza in cui morivano a migliaia, continuava a sovvenzionare uno scienziato che "giocava" con le lenti di un telescopio. Gli furono inviate serie rimostranze: con il gran bisogno di aiuto che aveva il popolo che stava morendo di malattia, lui sprecava soldi regalandoli a un tizio che si divertiva a osservare il cielo e i pianeti. Non era un'assurdità? Mah, insomma... Considerando che grazie al "gioco" delle lenti poi è stato inventato il microscopio con cui sono state studiate le malattie e trovate cure che permettessero al popolo di vivere meglio e più a lungo, però, direi di no. No, non era un'assurdità.

E l'arte? Non so più chi ha detto (oggi non è la giornata in cui riesco a recuperare i riferimenti) che l'arte andava portata avanti anche in tempo di guerra, perché altrimenti cosa c'era da difendere, per cosa valeva la pena superare la guerra?
L'arte, intesa come bellezza (scrittura, pittura, disegno, fotografia, film, musica, scultura, giardini, moda, danza...), intesa come espressione della creatività, è una cosa che fa bene, che ha la capacità di rendere sereni, soddisfatti, che può farci sognare, che ci fa desiderare di diventare migliori, di creare qualcosa di meglio. Ce n'è per tutti. E se siamo impegnati a creare qualcosa di bello, come possiamo allo stesso tempo pensare a distruggere?

Idem per quello che riguarda lo sport: ciascuno ha dentro di sé un linguaggio positivo nel quale esprimersi: la scienza, l'arte o lo sport sono solo tre grandi categorie (e magari ce ne sono anche altre) e penso seriamente che incoraggiare sin da piccoli a esplorarle possa condurre a un mondo migliore e con meno problemi, possa insegnare a guardare lontano, a vedere e immaginare cose e possibilità sempre più ampie, e a trovare il modo per realizzarle.
Quando quest'estate vedevo le immagini mandate da Samanta Cristoforetti pensavo: "Wow, guarda cosa c'è là fuori. E noi siamo qui a guardare astiosi nel giardino/balcone del vicino, a litigare per un pezzetto di terra, a inventare frontiere invalicabili... quando di invalicabile non c'è nemmeno lo Spazio sopra le nostre teste."

martedì 1 settembre 2015

If you're happy and you know it...

 
Sono una Persona Felice.

Ho questo dono, questa fortuna, questa qualità caratteriale, questa malattia, chiamatela un po' come volete. Sono io, sono fatta così.
Questo non vuol dire, come alcuni invece danno per scontato,  che dalla vita ho avuto tutto quello che desideravo, che tutto mi va bene sempre, che sono circondata 24/7 da cuoricini, arcobaleni e mini-pony.
Sì, lo so, che c'è chi mi guarda e pensa, Certo, con la vita che fa...! Con la vita che faccio? E cosa ne sai tu, di grazia, della vita che faccio? Cosa vedi? Cosa giudichi? Vedi che faccio determinate cose e mi vedi felice. Non vedi altre cose che (non) faccio, non sai le cose che faccio e che sono un peso per ragioni che tu neppure immagini.
E quella volta che magari mi mostro con un sorriso un po' spento, arriva persino l'indignazione: Ma come, con tutto quello che hai! La famiglia, la casa, le soddisfazioni...! E come sai tu, che quelle che giudichi soddisfazioni lo sono anche per me? Cosa ne sai dei sogni bruciati, di quelli seppelliti in un cassetto di cui non c'è neanche più la chiave, delle delusioni? Sai tu quante volte ho stretto i denti, e quanto stretti li ho tenuti? E se li avessi anche adesso, i denti stretti? Per superare una fase, una situazione, un'infelicità della quale tu non sai niente, e neppure ti interessa, perché mi vedi sorridere e credi che mi vada tutto bene.

Io sono felice. Non ho la felicità. Sono due cose diverse.

Posso essere felice anche quando intorno a me c'è troppa poca luce, perché la mia felicità non deriva da cosa possiedo, da cosa faccio, o da chi ho intorno. Certo: ci sono persone che mi rendono felice, e ci sono cose che mi fanno stare bene. Questo non significa che io non possa sorridere anche quando sono circondata invece da persone che non mi rendono felice, o che mi ritrovo a fare cose che non mi fanno stare bene.

Se invece che giudicarmi, nel bene o nel male, guardassi un po' di più alla tua vita, chissà. Magari scopriresti che anche tu sei capace di essere felice.


venerdì 5 giugno 2015

Women who seek to be equal with men lack ambition. [Marilyn Monroe]

 
In quest'ultimo periodo si fa un gran parlare del "gender", parola che genera un sacco di paure e che ormai fa spavento anche a me a causa di tutto quel che le persone impaurite sono state in grado di imputare alla parola.

Mi domando perché l'idea che un individuo scelga liberamente in che modo comportarsi generi paura o ribrezzo.
Mi domando quale tipo di persona venga effettivamente sconvolta dal pensiero che esistano esseri umani che vogliono vivere la propria vita fuori dagli schemi prestabiliti.

Si dice che le regole sono state fatte per servire le persone e non il contrario.
Ammettiamo pure che gli schemi siano stati creati per aiutare le persone a orientarsi: gli abiti e le mode maschili e femminili mi aiutano a riconoscere di che sesso è la persona che mi trovo davanti, così da poter capire se posso usarla per la riproduzione della specie o no.

...

Eh?

Non so: così a bruciapelo ho l'impressione che a essere confuse siano le persone che si scagliano contro l'idea di libera interpretazione della propria natura.
Cioè: ma veramente hai bisogno che un essere umano con attributi fisici di sesso femminile si vesta e si comporti secondo modelli che tu consideri "da femmina" (e viceversa che un essere umano con attributi fisici di sesso maschile si vesta si comporti secondo modelli che tu consideri "maschili") perché altrimenti non ci si capisce più niente e il mondo va a rotoli?

Hai bisogno di essere sicuro se davanti a te hai un maschio o una femmina ... esattamente perché?

Forse perché nel tuo personale database sono custoditi importanti stereotipi a cui fare riferimento per decidere come comportarti? Tipo, non so, facciamo l'ipotesi che una donna riconosca di avere di fronte a sè un maschio durante un colloquio di lavoro. Magari non è molto preparata per la posizione, però sa che nella mente di un maschio ci sono solo tette, quindi pensa bene di aprire un po' la camicetta e rivolgergli sorrisi ammiccanti. Quando poi il responsabile del personale la giudica in base alle sue capacità e non in base alle sue tette, lei se la prenderà a male e penserà che è gay. E magari lo è, ma come si permette di nascondersi dietro un corpo e degli abiti da uomo?!

Io quasi quasi pensavo che  con millenni di evoluzione alle spalle potessimo finalmente essere in grado di riconoscere che siamo tutti persone, che siamo tutti diversi e che abbiamo il diritto di odiare le scarpe anche se siamo nate femmine, o di amarle anche se siamo nati maschi. Penso che sia solo pigrizia da parte di molti, e malafede da parte di altri, il fatto di voler per forza convincere il mondo che sia giusto adottare marcatori e separazioni nette.
Per fortuna ho anche l'impressione che certe idee, a forza di ripeterle, si stiano consumando ("questo è un lavoro da uomo!" ; "le donne hanno un istinto naturale con i bambini" ; "solo una coppia con un babbo e una mamma può allevare i figli in maniera sana!") ma temo ci vorrà ancora un po' di tempo, perché la tendenza al livellamento verso il gradino più basso della scala evolutiva porta questi cambiamenti a essere particolarmente faticosi.

Poi ci sono quelli che superano la fase primordiale e affrontano il tema sociale: Accettare certi cambiamenti, in una società organizzata e basata su determinate premesse, significa sconvolgere un'intera civiltà, e chi può prevedere le conseguenze?

... E quindi?

Certo, ci sono state serie conseguenze per i padroni delle piantagioni di cotone in cui lavoravano centinaia di schiavi neri, una volta che la schiavitù è stata abolita, i bambini di colore hanno iniziato ad andare a scuola e, una volta cresciuti, a sposarsi con i bianchi.
Ci sono state conseguenze quando le donne hanno ottenuto il diritto al voto, il diritto alla proprietà di beni, il diritto a chiedere e ottenere il divorzio.
Ci sono state conseguenze anche quando sono state introdotte le macchine per svolgere certi lavori che prima spettavano a esseri umani. O quando, per dire, hanno inventato gli antibiotici.
Ci sono conseguenze pressoché per ogni decisione, per ogni cambiamento che viene introdotto.
Vogliamo evitare i cambiamenti perché ci fanno paura? Perché non sappiamo prevedere le ripercussioni sulla società a distanza di anni? Immagino che a queste persone farebbe piacere vivere in un mondo dove nessuno ha introdotto la ruota perché vai a sapere in futuro che razza di conseguenze potrebbero abbattersi sulla nostra società. O forse no, non gli farebbe piacere. Chissà, magari si sono solo dimenticati di applicare un po' più di cervello alla questione.

Un'ultima osservazione riguarda le persone convinte che le differenze tra maschi e femmine siano indispensabili per definire la propria e l'altrui identità.
Si va dalle più cretine, tipo "senza i tacchi, il trucco e la scollatura non mi sento una vera donna!", alle più subdole  come "non vorrei mai rinunciare alle mestruazioni, perché sono il segno che sono una donna!". Bravissima. Quando entri in menopausa quindi diventi un uomo? O perdi la tua identità? O non sai più chi o cosa sei? Non so, spiegamelo.
Dico che sono più subdole le affermazioni che si riferiscono a elementi appartenenti esclusivamente a uno dei due sessi biologici, perché a una prima occhiata sono inoppugnabili: ai tacchi e al trucco si può obiettare che esistono donne a cui non interessano, nonché uomini a cui invece sì, ma davanti alle mestruazioni cosa ribatti?
Non so, a me fanno venire un po' i nervi queste esternazioni. Mi fa effettivamente pensare che alcune persone stiano grattando il fondo degli argomenti "pro differenze tra i sessi".
Ha fatto scalpore la vicenda della foto ritirata da Instagram (vedi qui ) che rappresentava una ragazza a cui sono venute le mestruazioni quando era a letto e quindi si è sporcata di sangue. Levate di scudi contro la rimozione dell'immagine, scuse ufficiali, articoli di giornale... perché? Perché è un momento importante della vita di ogni donna, perché è indice di femminilità, perché è una cosa normale di cui non vergognarsi, eccetera. Tutti d'accordo, vero? Ma certo! Aspetto con ansia gallerie di immagini fotografiche di gente impegnata a fare la cacca, che è un momento importante nella vita di ogni persona, indice della loro fisicità nonché una cosa normale di cui non vergognarsi.

Ragazze: se sentite nel profondo di avere bisogno di segnali più o meno evidenti (dalle mestruazioni mensili, alle scarpe con il tacco, al trucco...) per riuscire a sentirvi donne, secondo me la vostra sessualità è più confusa di quella di un gay o di una lesbica.

Naturalmente stesso discorso per gli uomini che hanno bisogno di esternazioni "tipicamente maschilli" per affermare la propria virilità: tranquilli, nessuno si farà venire il dubbio che siate davvero maschi. Maschi stupidi, va beh, ma certamente maschi. Tranquilli.





lunedì 19 gennaio 2015

Gesù è l'unico amico


Loro dicono che il Male c'è, ma Dio ci ha fatto il regalo più bello del mondo, che è la nostra libera volontà. Noi possiamo liberamente fare quello che ci ordina Dio o quello che ci suggerisce il diavolo, e se poi andiamo all'inferno è proprio perché non siamo stati creati come schiavi ma come uomini liberi, solo che abbiamo usato male della nostra libertà, e quelli sono fatti nostri.
[...]
Ma chi l'ha detto che la libertà è un regalo? Ovvero, stai attento a non confondere le cose. I nostri compagni in montagna stanno combattendo per la libertà, ma è la libertà contro altri uomini che volevano trasformarci in tante macchinette. La libertà è una cosa bella tra uomo e uomo, tu non hai il diritto di farmi fare e pensare quello che vuoi tu. E poi i nostri compagni erano liberi di decidere se andare in montagna o imboscarsi da qualche parte. Ma la libertà che mi ha dato Dio, che libertà è? È la libertà di andare in paradiso o all'inferno, senza vie di mezzo. Tu nasci e sei obbligato a giocare questa partita a briscola, e se la perdi soffri per tutta l'eternità. E se io questa partita non la volessi giocare? Il Crapone, che tra tante cose cattive qualcosa di buono avrà pur fatto, aveva proibito il gioco d'azzardo, perché sono posti dove la gente viene tentata e poi si rovina. E non vale dire che uno è libero di andarci o no. Meglio non indurre la gente in tentazione. E invece Dio ci ha creati liberi e debolissimi, esposti alle tentazioni. Ma è un regalo questo? È come se ti buttassi giù da quella scarpata e ti dicessi stai tranquillo, tu hai la libertà di afferrarti a qualche arbusto e risalire, oppure lasciarti rotolare giù sino a che ti riduci come la carne macinata che mangiano ad Alba. Tu potresti dirmi, ma perché mi hai buttato giù, che stavo tanto bene qui?  E io ti rispondo: per provare se eri bravo. Bello scherzo. Tu non volevi provare di essere bravo, ti contentavi se non cadevi.
[...]
Dio è cattivo. Perché i preti ti dicono che Dio è buono? Perché ci ha creato. Ma questa è proprio la prova che è cattivo. Dio non ha il Male come noi abbiamo il mal di testa, Dio è il Male. [...] Guarda che se pensi che Dio è cattivo tutto il problema del Male diventa chiarissimo.
[...]
Gesù è l'unica prova che almeno noi uomini sappiamo essere buoni. A dirtela tutta, non sono sicuro che Gesù fosse il figlio di Dio, perché come potesse nascere una buona pasta così da un padre di tanta cattiveria non me ne so dar ragione. Non sono neppur sicuro che Gesù sia davvero esistito. Forse lo abbiamo inventato noi, ma proprio questo è il miracolo, che ci sia venuta in mente un'idea così bella. O forse è esistito, era il migliore di tutti, e diceva di essere il figlio di Dio per buon cuore, per convincerci che Dio fosse buono. Ma se ti leggi bene il vangelo ti accorgi che anche lui alla fine si era reso conto che Dio era cattivo: si spaventa nell'orto degli ulivi e chiede che passi da lui quel calice e nisba, Dio non gli dà ascolto; grida sulla croce padre mio perché mi hai abbandonato e nisba, Dio si era girato dall'altra parte. Però Gesù ci ha insegnato che cosa può fare un uomo per riparare alla cattiveria di Dio. Se Dio è cattivo cerchiamo almeno di essere buoni noi, di perdonarci a vicenda, di non farci del male, di curare gli ammalati, e di non vendicarci delle offese. Aiutiamoci tra di noi visto che quello non ci aiuta. Capisci come è stata grande l'idea di Gesù? Gesù è stato l'unico vero nemico di Dio, altro che il diavolo. Gesù è l'unico amico di noi poveri cristi.

[La Misteriosa Fiamma Della Regina Loana, Umberto Eco, pagg. 347-349]


giovedì 27 novembre 2014

Nothing will work unless you do. [Maya Angelou]


I vantaggi di lavorare da casa, per quanto mi riguarda, sono innegabili.

Avendo provato sia la vita in ufficio, sia quella del lavoro da casa, non ho bisogno di pensarci su: mille volte la seconda opzione!!

L'ambiente dell'ufficio mi è davvero odioso.
Le chiacchiere insulse, fatte solo per riempire il silenzio nella pausa caffè davanti (magari) a una tristissima macchinetta, in un locale spoglio e amichevole quanto l'estrazione di un molare; i poster con i gattini appesi da qualcuno che tenta invano di rendere più familiare la stanza; i pettegolezzi... Dio mi salvi dai pettegolezzi sul posto di lavoro! I capi sbruffoni, quelli simpatici ma che delegano i compiti antipatici ai sottoposti sbruffoni, quello/a che deve decidere se puoi prenderti una settimana di vacanza, un giorno di ferie, un'ora di permesso... già il fatto di dover chiedere a qualcuno il "permesso" di usare il mio tempo come meglio credo, mi rivolta lo stomaco. Perché il datore di lavoro mi paga (spesso non abbastanza) NON semplicemente perché io svolga un lavoro, ma perché io lo svolga nelle ore che dice lui. Che odio. Che cosa insopportabile.

Quindi, dicevo: lavorare da casa ha, dal mio punto di vista, innegabili vantaggi. Anche se devo lavorare, non c'è nessuno che decide quando mi devo alzare dal letto, quando posso andare a farmi un caffè, quando devo interromere per mangiare un boccone e quanto tempo ho a disposizione per farlo, come mi devo vestire, e mille altre cose.

Io, se voglio, lavoro in pigiama. In ginocchio sulla sedia. Mi metto mezzo sdraiata, con le gambe sul tavolo e il computer sulle gambe. Ascolto musica, quella che voglio. Bevo caffè, o tè, o acqua, mangio una mela e lascio il torsolo in giro. Parlo da sola, ad alta voce. Canto. Vado in bagno a fare pipì tutte le volte che mi scappa (e certe volte sono davvero tante!). A volte non pranzo, a volte mi alzo di continuo per controllare il fornello. A volte esco e faccio una commissione, a volte addirittura esco e vado a fare un giro in libreria, o a comprarmi un paio di scarpe, o a bere un caffè con un'amica. Passo ore ad aiutare i miei figli a studiare. Mi alzo per stendere il bucato. Lavoro la sera dopo cena, con il buio. Interrompo per una telefonata con mia mamma. Faccio shopping su internet. Faccio jogging dietro casa. Se ho finito il latte prendo la bici e vado a comprarlo al supermercato.
Insomma: la qualità della vita, lavorando da casa, secondo me è migliore. Gestisco meglio il mio tempo e non sono costretta a confrontarmi con un'ambiente che non mi piace, con persone di cui non mi interessa niente.

A volte poi succede che decidi di fare una pausa per un caffè, e mentre aspetti che venga pronto il caffè vai in bagno a fare pipì, ma non nel bagno del piano terra, ché hai messo l'anticalcare nel water, e quindi vai al piano di sopra, ma lungo il corridoio vedi le briciole e i trucioli che sono usciti dalla cartella di tuo figlio poche ore fa, allora vai nello sgabuzzino per prendere la scopa, ma non la trovi perché l'hai lasciata al piano di sopra ieri, quando hai spazzato tutta la polvere in un angolo e poi te la sei dimenticata lì, dietro alla scopa. Allora ti armi di paletta e sali, quindi spingi tutta la polvere sulla paletta e scendi a svuotarla nel cestino, portandoti dietro la scopa con la quale pulisci il pavimento del corridoio. Finalmente vai al piano di sopra per fare pipì, e quando scendi il caffè è bruciato e te ne devi prepare un altro.
E va beh, succede anche questo.



mercoledì 29 ottobre 2014

You're nothing but a lot of talk and badge! [The Untouchables]


Diversi anni fa, per un (troppo!) breve periodo, ho abitato vicino a mia cugina C.
Insieme contavamo 5 marmocchi, 4 maschi e 1 femmina, all'epoca distribuiti tra i 3 e i 13 anni.
Avere così tanta umanità in miniatura costantemente sott'occhio ci ha permesso di fare importanti considerazioni sull'umanità in scala 1:1.

Quella che più è rimasta con me, perché la trovo e ritrovo costantemente tra gli adulti che gravitano intorno alla mia vita, più o meno vicini o lontani, è la meravigliosa Teoria della Caccona Gigante.

C'è un'età, intorno ai 2-3 anni, in cui i bambini imparano a fare i propri bisogni in bagno.
I genitori sono felici di non essere più costretti ad annusare sederi per decidere se il pupo è da cambiare, e ancor più felici di non dover aprire pannolini che a volte contengono delle vere e proprie bombe batteriologiche, armi tossiche di distruzione di massa.
La cosa curiosa è che, spesso, il bebé responsabile del tentato annichilimento dell'olfatto di mamma o babbo ride felice, soddisfatto del proprio incredibile risultato. Più i sensori nervosi nasali del malcapitato adulto che ha avuto la sorte di imbattersi in cotanto reperto sono messi alla prova, più il frugolo si sente appagato.
Quando il fatidico momento giunge, e il pannolino viene mandato in pensione, il piccoletto scoprirà di poter rimirare con i propri entusiasti occhi il prodotto di tante fatiche, e ne rimarrà esterrefatto.
Le sue esclamazioni di stupore preoccuperanno un po' i meno avvezzi alle sacre tradizioni della setta dei Piccoletti, ma è del tutto normale, state tranquilli. È una fase. Il pupo è consapevole di aver fatto quella cosa tutto da solo, e chiaramente più il risultato è grande e consistente, maggiore è la soddisfazione provata.

Quando io e la cugina C. abitavamo vicine, 3 su 5 dei nosti marmocchi avevano dai 3 ai 5 anni.
Le urla di giubilo dopo i quotidiani depositi in bagno si rincorrevano da una casa all'altra.
Dettagliati resoconti sui rispettivi risultati si tramandavano come gesta eroiche.
Il grido: "Venite tutti a vedere che caccona gigante ho fatto!" era al tempo stesso conferma di grandezza e sfida.

Ecco, dopo questa dotta spiegazione e il simpatico siparietto di vita familiare, assolutamente indispensabile, riguardante l'Umanità in miniatura, veniamo ora alle considerazioni sull'umanità 1:1.
Perché - grazie al Cielo - personalmente non conosco alcun adulto che dopo aver prodotto al bagno chiama amici e parenti ad ammirare il risultato.
Però sono circondata da persone che celebrano ogni piccolezza della propria vita come se fosse l'apoteosi del successo, della celebrità, una conferma della propria incredibile superiorità, una sfida a far meglio.
Se qualcuno sta pensando che io stia esagerando, o che sia particolarmente sfortunata con le mie cerchie di conoscenze, o che semplicemente sia invidiosa di chi riesce nella vita perché io invece non riesco a concludere un tubo... beh, invito questo qualcuno a fare un giro dei propri contatti su un social network. Poi ne riparliamo. Dopo. Dopo che sarà stato costretto a sapere che Tizio ha addominali 3D; che Caia era al Bar Figo e indossava Scarpe Fighe; che Sempronio & Sempronia vendono le loro torte decorate dopo aver vinto il terzo premio alla sagra di Robecchetto sul Naviglio; eccetera.

Che fastidio. Tutto urlato. Quando urli qualcosa, quel qualcosa diventa Qualcosa. qualcosa di più, di meglio, non solo: Qualcosa che Tu hai Meritato perché sei Meglio degli Altri. Diventa la tua Caccona Gigante.

Boh, non so. Forse siamo troppi e abbiamo disperatamente bisogno di distinguerci dalla massa, ma siccome non siamo abbastanza capaci di essere Individui, cerchiamo di distinguerci dagli altri componenti della Massa giocando sul loro stesso piano, ed esaltando le stesse cose che hanno/fanno tutti.

Ogni tanto, lo confesso, mi vengono davvero i nervi. Perché - senza fare nomi o riportare esempi concreti, che non è bello - vedo spiattellate notizie o informazioni su Qualcuno che fa Qualcosa, con tanto di foto, naturalmente, e frasi entusiaste, piene di punti esclamativi e figaggini assortite. E mi dà fastidio perché magari questo Qualcosa è esattamente qualcosa che io ho già fatto, magari meglio, senza strombazzarlo in giro ai quattro venti. Perché per me è solo qualcosa che ho fatto, non è Qualcosa Che Ho Fatto.
Allora, forse sono più fortunata io, che non mi esalto per le Caccone Giganti, ma eventualmente per qualcosa più di valore.
Anche a me piace fare una foto a una torta che mi è venuta bene, perché no? Ma nessuno mi costringe a pubblicarla su sette pagine diverse, per essere sicura che la vedano tutti-proprio-tutti, segnalandola come La Torta Del Secolo. A che pro? È una torta, santo Cielo! Non ho scoperto la penicillina!
Oppure è vero che sono invidiosa marcia e mi rodo per tutti i like e i bravissima/o che ricevono quelli che urlano. Sicuramente c'è chi lo pensa, e ciascuno è libero di pensare quello che vuole, anche su di me, ché tanto non è un problema mio.
Per chi invece fosse interessato a un punto di vista diverso, dirò che non mi sento invidiosa. Non mi giudico inferiore/superiore a qualcuno in base alla quantità di like.
La mia è una considerazione di carattere generale, più che di carattere personale.
Non dico che quello che faccio io, o come faccio io le cose, sia meglio, o giusto. Dico solo che non è il massimo vivere in un mondo non solo pieno di adulti che fanno a gara a chi la fa più grossa, ma anche di adulti che ammirano, apprezzano, complimentano, e sicuramente invidiano, colui/colei che riesce a gridare più forte per mostrare la sua Caccona Gigante.

Quando arriverà qualcuno che avrà il coraggio di puntare il dito e gridare: "Ma è solo una Caccona!!", tipo fiaba "I vestiti nuovi dell'Imperatore"?
Temo nessuno, perché a differenza del racconto, in cui nessuno accusava il bimbo di essere solo invidioso del bell'abito dell'imperatore, qua il primo che osasse alzare la voce per far notare la banale realtà delle cose verrebbe sommerso dalle inevitabili "La tua è tutta invidia - Si vede che ti senti inferiore - E allora fallo tu - Eccetera".
I Difensori della Caccona Gigante.


lunedì 26 agosto 2013

Better to reign in Hell than serve in Heaven. [John Milton]

 
Cacciata dal Paradiso Terrestre - Michelangelo Buonarroti


Dopo essermelo trascinato dietro per circa tre mesi, finalmente qualche giorno fa ho finito di leggere "Paradise Lost".
Si tratta di un poema epico, scritto nel XVII secolo da Milton. Rivisita il mito biblico della caduta di Lucifero e del peccato di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.

La parte che ho preferito è stata quella in cui protagonista è Lucifero: è una scrittura potente, davvero epica, e la celebre frase "Better to reign in Hell, than serve in Heaven" non è che il corollario a pagine e pagine di riflessioni e ragionamenti di un angelo che si sente tradito, ferito e abbandonato.
Sono pensieri toccanti, soprattutto perché è molto facile immedesimarsi e seguire il filo dei pensieri di Lucifero continuando ad annuire e dandogli pienamente ragione.

Meno convincente ho trovato la parte in cui al centro ci sono Adamo ed Eva.
Soprattutto mi sono annoiata: Adamo che sbrodola per pagine e pagine di quanto è bellobuonoperfettoidillico Dio e tutto quel che ha creato.
Ripensando ad alcuni commenti di Lucifero, in cui si riferiva proprio all'eternità promessa da Dio esternando perplessità riguardo all'intrattenimento proposto (l'apice della gioia per gli ammessi in Paradiso è cantare le lodi di Dio ininterrottamente), non si può che essere ulteriormente dalla parte di Sua Maestà Infernale.

Il resoconto della caduta di Adamo ed Eva è molto fedele al racconto biblico, non solo per quel che riguarda i fatti, ma anche per l'atteggiamento e la presa di posizione di Dio.

Cerco di spiegarmi.

Il serpente suggerisce a Eva di mangiare il frutto dell'albero che Dio ha proibito di toccare, lei lo fa e convince anche Adamo a prenderne un po'. Al che Dio se ne accorge, si infuria e caccia entrambi dall'Eden, aggiungendo anche un paio di punizioni: Eva partorirà con dolore, e Adamo dovrà sudare sangue per procurarsi da mangiare (invece nel Paradiso Terrestre era tutto a sua disposizione, senza faticare).
Questi i fatti, in breve.

In "Paradise Lost" Adamo solleva parecchie proteste nei confronti di Eva, che si è lasciata convincere dal serpente a disobbedire a Dio; è consapevole che ci sono grossi guai in vista ma decide di condividere il destino di Eva, per amor suo.
Questo è un dettaglio incredibilmente romantico, ma altrettanto incredibilmente a doppio taglio. Perché sta a significare che l'uomo, di per sé, sarebbe bravo, buono e santo. È solo a causa della presenza e dell'interferenza della donna nella sua vita e nelle sue decisioni, che pecca. È a causa della debolezza di averla amata tanto, che Adamo si condanna.
Su questa linea, infatti, sembra pensarla anche Dio stesso, che accusa Adamo di aver amato più Eva che Dio. E questo è un peccato gravissimo. Ma c'è di più. Perché tra le grosse colpe di Adamo si annovera anche il fatto di non aver adempiuto alle proprie responsabilità di uomo, tenendo sotto controllo la donna che gli era stata affidata.

Quindi, riassumendo: Eva pecca perché mangia il frutto; Adamo pecca perché non è riuscito a impedirglielo e perché in seguito ha preferito condividere la sua sorte, piuttosto che rimanere fedele agli ordini di Dio.
NON perché mangia il frutto.
Poi ci si domanda come mai le donne siano considerate meno dalle religioni monoteiste che condividono questo mito (cristianesimo e islam). No, forse non ce lo si domanda più, in ogni caso va riconosciuto che 4000 anni di modellamento cerebrale lasciano decisamente il segno! Già solo quando sento dire che le donne in una determinata epoca "potevano" fare questo o quell'altro, mi vengono i brividi. Ma la gente si ascolta, quando parla? "Potevano", perché c'era qualcuno (maschio e illuminato da Dio, manco a dirlo) che stabiliva l'ampiezza dei confini entro cui una donna era libera di muoversi, non certo perché ne avevano (o non avevano) la capacità.
C'è sempre stata la volontà di creare e mantenere diversità tra i due sessi, anche dove non ce ne sarebbero state.
Perché l'essere umano, fondamentalmente, crea un "diverso"? Psicologia spicciola: per sentirsi migliore.
Perché l'uomo, inteso come maschio, ha sempre manifestato questo disperato bisogno di differenziarsi dalla donna? Le "feminucce" sono i maschi che sono meno chiassosi, che mostrano sensibilità; i "maschiacci" sono femmine che contrastano l'idea secolare che associa tranquillità e sottomissione e simili tratti caratteriali alla coppia cromosomica XX. Ai posteri (?) l'ardua sentenza.

Ultima osservazione che c'entra e non c'entra con la filippica femminista: la punizione stabilita da Dio per la donna è stata che mettere al mondo i figli sarebbe stata un'impresa dolorosa. Questo stuzzica incredibilmente la mia curiosità: come era previsto che nascessero i figli, nel caso il frutto proibito fosse rimasto per sempre sul suo albero?

lunedì 10 giugno 2013

Just because you don't understand it doesn't mean it isn't so. [Lemony Snicket]

 
Ce ne sono tante, di cose che non capisco, intendiamoci.

Tipo perché i berlinesi non riescono a costruire i parcheggi dei supermercati in piano o rompono sempre le uova nei contenitori.

Adesso poi sono un po' stanca, e non mi vengono in mente tutte, ma a stupirmi sono spesso le persone. Questi misteriosi altri, che si comportano sovente in maniere per me incomprensibile. 


Per esempio:

- Una persona che posta su un forum di ricette il Procedimento Strabiliante Per Ottenere Una Classica Torta Di Mele Della Nonna - Ricetta Tradizionale - Partendo Da Zero. E tra gli ingredienti figura il preparato per torta in scatola. Ti sei mai chiesta cosa vuol dire "da zero"?

- Un'altra persona posta un tutorial per costruire un fiore di feltro e comincia scrivendo che devi ritagliare 11 petali da un foglio di feltro. Inserisce quindi una foto che mostra 9 petali di feltro. Continua impavida ordinando di raggrupparli 4+4+2+1 (che fa 11) e le foto mostrano gruppi costituiti da 4+3+1 (che fa 8), finché avvisa di manipolare un po' il gruppo da 2, che nella foto si confonde abilmente con quello da 3, e di fissare bene tra di loro i primi 3 strati (2 in foto) prima di terminare con l'ultimo, singolo petalo - chiamato peDalo per metà delle volte. Tesoro, perché fai queste cose complicate, se soffri di discalculia e dislessia?

- Un'altra ancora è venuta da poco a vivere a Berlino e ne è entusiasta. Talmente entusiasta, che decide immantinente di aprire un blog per aiutare e sostenere chiunque abbia la sua stessa, fulgida idea. Quanto io consideri la maggior parte di questi benemeriti concittadini, ormai è risaputo, ma costei riesce a spingersi oltre, affidando all'etere e alle povere anime che avranno lo sorte di incappare nel suo blog, informazioni approssimative e che probabilmente lei per prima non comprende fino in fondo, dal momento che è capace di titolare, ri-titolare e ripetere all'infinito termini scritti sbagliati. Figliola cara, l'entusiasmo è encomiabile, ma hai pensato a un corso di tedesco?

Non linko niente di tutto ciò, perché non ho alcun interesse a deridere apertamente qualcuna delle tre persone nominate sopra. Mi hanno semplicemente fornito un ineguagliabile spunto per profonde riflessioni sulle molteplici sfaccettature della natura umana, che pur non comprendendo, vive.
 

lunedì 18 febbraio 2013

Immer werden, niemals sein. [?]

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Abito a Berlino da qualche anno, ormai, e devo dire che amo vivere in questa città.
Inizialmente la apprezzavo soprattutto in rapporto alla città dalla quale provenivo, ovvero Milano: un confronto tra le due è improponibile. Berlino è infinitamente più verde, più organizzata, più economica, più vivace, più accessibile, più vivibile, più pulita, più varia, più aperta, più... di Milano.
A distanza di tempo, Berlino mi piace di per sé, anche senza bisogno di confronti.
Amo le casette colorate e dal pittoresco tetto a punta, con la finestra della cucina che si affaccia sul giardino, un parco-bosco-foresta-lago raggiungibile a piedi in pochi minuti, così come la metropolitana o l'autobus che ti portano in centro.
Amo il suo cielo, vasto e dall'azzurro tenue quando è sereno, e grigio plumbeo striato di nero quando temporaleggia; il sole che in inverno rimane basso sopra l'orizzonte, quasi avesse freddo anche lui e rimanesse vicino alla terra per potercisi rintanare al più presto.
Amo la storia che si respira a ogni angolo; amo il fermento che si avverte dietro a ogni palazzo, a ogni strada, a ogni monumento: pare che ti avvertano che oggi ci sono, ma domani chissà?
Amo la quantità inesprimibile di proposte culturali: dalle gallerie e dai negozietti d'arte e artigianato; ai concerti gratuiti del martedì a pranzo proposti dall'Orchestra Filarmonica; ai ristorantini e locali thailandesi, indiani, vietnamiti, arabi, greci, messicani, nepalesi, senegalesi, e chi più ne ha più ne metta; ai mercatini delle pulci ogni domenica; al mercato turco a Kreuzberg il martedì e venerdì; alle terme immerse nel bosco; ai musei d'arte, di sculture, di reperti, di oggetti, di roba antica e roba moderna; alle mostre di pittura, di fotografia, di gioielli; ai concerti all'aperto, al chiuso, di musica classica, rock, jazz, punk, indie...
Amo vedere i battelli sui fiumi e le chiatte che trasportano legna e mattoni sui canali; ammirare gli alberi secolari nei parchi e i fiori di stagione nei giardini; incontrare leprotti, volpi e cicogne per le strade della città, e cinghialotti e cerbiatti nelle foreste.
Amo l'abbigliamento senza pretese, gli scarponcini pesanti, i calzettoni di lana e i guanti senza dita.
Amo le piste ciclabili, i vagoni della S-Bahn e le stazioni vecchie della U-Bahn.

Potrei andare avanti, ma so che ho già fatto addormentare tutti con le mie sviolinate.

In ogni caso, con tutto questo strabordante amore, e con la mia irrefrenabile passione per Berlino, mi sono sempre rifutata e sempre mi rifiuterò di tenere l'ennesimo blog di un'italiana a Berlino.
Sembra quasi che sia obbligatorio spiegare a chi rimane in patria come si vive da italiani a Berlino.
Perché, a quanto pare, coloro che restano sono tutti lì a domandarsi le stesse cose: la lingua è difficile? E gli autobus, arrivano in orario? Ma come fai quando stai male e hai bisogno del dottore? E soprattutto: cosa mangi, la trovi la pasta??
Il terrore di morire di fame o avvelenati pare che sia imperante. Come se senza la pasta De Cecco fosse impossibile sopravvivere. Come se condire l'insalata con una cosa che non sia l'olio extra-vergine di olive liguri super d.o.p. sia un'aberrazione. Come se non trovare facilmente un espresso sia una maledizione da girone infernale.

Ecco, capite il mio dramma: perché sono io, quella che passa per snob. Io, che non ne posso più di sentire gli italiani-a-Berlino che alzano al cielo lamentazioni accorate perché sono convinti che i tedeschi manipolino financo la Nutella pur di non fargliela mangiare buona (giuro, non sto inventando). Io, che compro la mozzarella alla Lidl a 0,49 € e bevo il caffè solubile, sono la snob. Io, che oso affermare che si può mangiare benissimo senza farsi menate perché nella vita c'é anche molto altro da fare e da scoprire, sono la snob. Io, che la prossima volta che qualcuno mi chiede ansioso "Ma riesci a mangiare qualcosa?" lo strozzo con una fila di salsicce.

venerdì 8 febbraio 2013

My significant other right now is myself. [Joaquin Phoenix]



Un paio d'anni fa ho letto un libro intitolato The Minds Of Billy Milligan.

Si tratta della vera storia di Billy Milligan, ovvero un uomo affetto da una forma gravissima di disturbo da personalità multiple. Dentro la mente di Billy coesistevano ben ventiquattro differenti personalità, con un range di età che variava fra i tre e i ventisei anni, maschi e femmine, delinquenti e artisti.

Non sono un'esperta, ma il funzionamento della mente mi affascina, così come affascina moltissime altre persone: leggere la sua storia è stato interessante e terribile. Nella mente di Billy ogni personalità mostrava un tratto caratteriale predominante.
Penso che nessuno di noi sia esclusivamente generoso, o egoista, o gentile, o sgarbato, eccetera. Siamo tante cose tutte mescolate insieme e, nella maggior parte dei casi, manteniamo in un determinato eqilibrio, più o meno stabile, i diversi tratti caratteriali. C'è una personalità che domina, e che mantiene il controllo di chi siamo. Credo di aver capito che quando questa personalità dominante per qualche motivo non mantiene il controllo, emerge qualcun altro: un altro "noi", con tratti diversi dal "noi" principale.
Nel disturbo da personalità multiple, quando una domina le altre non sono "presenti": per loro il tempo non trascorre e questo spiega i buchi nella memoria dei malati.

Quando leggo un libro non posso fare a meno di immedesimarmi nei personaggi e devo dire che non è stata un'esperienza semplice e indolore, immedesimarmi in Billy Milligan!
Ho cominciato, scherzando, a parlare dell'altra Chiara, quando qualcuno cercava di ricordarmi qualcosa che avevo detto o fatto in passato, e che proprio non riuscivo a richiamare alla memoria. Scherzavo, certo, ma con una piccola dose di preoccupazione: se una personalità non vive né ricorda ciò che fanno le altre, come potevo essere sicura di non lasciare effettivamente libera un'altra me, di tanto in tanto? Ho passato in rassegna la gente nei cui confronti covavo dei rancori mai (o poco) espressi, domandandomi se una mia "altra" sarebbe stata in grado di occuparsene a modo suo. Sapendomi capace di scoppi d'ira alla Hulk, la cosa mi ha preoccupato un tantino.

In ogni caso, passata la suggestione da libro, ho riflettuto con maggiore freddezza sull'argomento e sono giunta a una conclusione, grazie al mio personalissimo approccio psicoteraupeutico à la fai-da-te.
Posto che noi tutti siamo tante persone insieme, e che una raccoglie e domina in maniera unica e  personale i tratti di ciascun componente, risulta che:
- nei soggetti sani la personalità dominante domina sempre;
- nei soggetti affetti dal disturbo, la gestione della persona viene spartita tra le diverse personalità: ogni volta che una di esse assume il controllo, le altre si "spengono".

Non credo (almeno spero!) che dentro di me si "spenga" mai del tutto qualcuno, ma a seconda del periodo mi rendo conto che sono drammaticamente più predisposta a un atteggiamento, o a un'attività piuttosto che ad altro.
Per esempio: c'è il periodo in cui ho voglia di cucinare, di fare esperimenti con il cibo, di assaggiare di tutto... E allora cerco nuove ricette, compro ingredienti insoliti, preparo cenette ricche e prelibate, non smetterei mai di cucinare e riempio il freezer di pietanze.
Poi c'è il periodo in cui solo a parlarmi di cibo mi assale la noia più totale, e riesco a mettere in tavola solo precotti (cotti male, peraltro).
Non è che in quel periodo io sia depressa, o infelice, o altro. Sono semplicemente concentrata su un altro aspetto di me stessa e della mia vita: magari riempio la casa di quadri, o faccio due ore di sport al giorno, o leggo dieci libri in una settimana, o metto a posto la casa fino a che sembra uscita da una rivista d'arredamento, o scrivo a manetta dodici nuovi racconti, o improvvisamente sono una mamma da manuale, o una giardiniera provetta grazie alle cui amorevoli cure un trifoglio si trasforma in baobab, o (pressoché) una qualsiasi altra cosa.
Ho tantissimi interessi, che sono quasi mutuamente esclusivi. Quando sono nella fase della giardiniera, per esempio, sarei capace di vendere tutto e trasferirmi in una fattoria vita natural durante. Mi frena solo la consapevolezza che, non appena il trip giardiniero sarà passato, non saprei cosa farmene di un ettaro di campo di patate, due mucche e venti galline.
E così via. Non riesco a scegliere una vita sola, e a intervalli più o meno regolari cerco di vivere tutte le esperienze che ho potenzialmente dentro di me.
Ogni volta che cerco di costringermi a mantenere ciascuno dei miei interessi simultaneamente, per esempio con un programma settimanale, cado preda di insoddisfazione, infelicità e profonda frustrazione, perché non c'è niente da fare: se la cuoca non c'è è inutile cimentarsi con un filetto alla Wellington! Farà schifo, e sarò comunque costretta ad aprire una scatoletta di tonno per cenare.
Ogni tanto mi viene da invidiare chi ha una vita stabile, chi sa perfettamente chi è e cosa vuole, chi non cambia mai. Perché io vivo in maniera tumultuosa, anche se la mia vita è all'apparenza molto tranquilla. Alla fine, comunque, mi dico sempre che un'esistenza entro confini definiti non fa davvero per me.

Devo dire che, una volta elaborato questo quadro di me stessa, sono molto più serena e accetto con tranquillità i periodi in cui qualcuno dentro di me si assenta, perché so che prima o poi tornerà. In questo momento, per esempio, la tizia che fa splendere la casa è in vacanza, e anche quella che fa da mangiare. Basta saperlo, e regolare le aspettative di conseguenza. In compenso è spuntata una nuova presenza: la tizia che cuce! Questa veramente non si era mai vista. Penso che mi toccherà comprarle una macchina da cucire, anzi mi conviene farlo alla svelta prima che se ne vada, così mi sistema le tende e i copridivani una volta per tutte.