WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss
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sabato 22 agosto 2015

Tamam.


Normalmente ho uno stomaco di ferro, digerisco anche i sassi e non vomito quasi mai - solitamente solo per colpa di qualche virus.
Normalmente, inoltre, la mia temperatura sta ben al di sotto dei 37°C: sono celebre per le mie temperature insolitamente basse, piuttosto che per la mia febbre. Quando però mi sale, non si parla di meno di 38,5-39°C. Da lì in su. L'ultima volta che ho avuto la febbre è stato quando mi hanno ricoverato per broncopolmonite, ormai più di dieci anni fa.

Poi sono andata in Turchia.

Un posto molto bello, verde di palme, oleandri, bouganville e altra vegetazione mediterranea, vicino a una spiaggia pulita di sabbia e ghiaia, con un bel mare azzurro che rifletteva un cielo quasi sempre terso in cui splendeva implacabile il sole.
La mattina mi svegliava il canto del gallo, che seguiva quello del muezzin della più vicina moschea.

Una sera particolarmente afosa sono andata a dormire sentendomi un po' affannata. Probabilmente è il caldo, non ci sono abituata e nemmeno mi ci trovo tanto bene.
Poi però vado in bagno e penso che mi sento appesantita, chissà se riesco a vomitare un pochino e a liberarmi lo stomaco? Con poche speranze di riuscirci, perché l'azione del rimettere mi sconquassa fisicamente, mi fa malissimo e istintivamente cerco di resistere. E invece mi rivolto da dentro a fuori nel corso di una notte in cui, dulcis in fundo, finisco talmente prostrata da ritrovarmi svenuta sul pavimento freddo del bagno, con dolori lancinanti dappertutto - chissà dove e contro cosa ho sbattuto cadendo.

È mattina e decido di consultare il medico del villaggio vacanze, che mi misura la pressione e capisce perché faccio fatica a stare in piedi e a tenere gli occhi aperti, poi ascolta tutti i miei guai e li comprende grazie a un'interprete, e infine mi consiglia, spalleggiato da ben due diverse interpreti in collegamento diretto dall'ospedale, che è meglio se vado a farmi visitare lì.
Io a quel punto non so più niente, non capisco più niente, mi sento sporca, appicicatticcia, puzzolente, debole, dolorante dappertutto, vorrei stendermi e dormire ma anche sdraiarmi mi procura fitte atroci a una spalla e alle gambe, non ho più sensibilità nelle mani e penso che forse dovrei vomitare ancora, quindi anche se mi sento bruciare dalla sete non voglio bere.
Lascio che mi carichino su un'ambulanza, soffro per l'intero tragitto e quando vogliono farmi scendere sono sicura che non ce la farò.
Mi sistemano in una sedia a rotelle e mi presentano le due interpreti, qualcuno mi misura la pressione (ancora infima) e la febbre (38,5°C) mentre a me viene da piangere e mi sento stupida.
Dopo un'ecografia dalla quale appuro che non ho né bambini né tumori al mio interno, mi propongono il ricovero. Vorrei solo che mi facessero dormire, ho paura di separarmi da M che mi ha accompagnato fin lì: cosa farò io, da sola, in un ospedale turco, con le interpreti che tra poche ore smontano (è sabato mattina), senza un cambio di vestiti, un libro, uno spazzolino da denti... E poi: che cosa mi sta succedendo? E se dico di no, torno al villaggio e continuo a stare male? Se invece resto qui, cosa mi faranno? Se me lo hanno proposto, presumo abbiano in mente qualcosa. Quindi, appurato che l'assicurazione pagherà le mie cure, accetto il ricovero.
Non sto mai male, ma quando capita faccio le cose fino in fondo.

M compila tutte le mie scartoffie e riesce a procurarmi l'unica cosa della quale sembra davvero impossibile che io possa fare a meno nel periodo, pur breve, che mi si prospetta davanti: il liquido per conservare le lenti a contatto, che al momento indosso. Non posso certo tenerle su per giorni a fila, e se le togliessi senza avere dove e come conservarle non vedrei a un palmo dal naso da quell'istante in poi.
Nel frattempo mi portano da mangiare e dell'acqua. Desiderio di mangiare assolutamente assente: avanzo tutto e mi limito a sorseggiare timidamente dalla bottiglietta, con il terrore di scatenare l'inferno.
Mi somministrano qualcosa per bocca, mi attaccano due flebo e mi fanno tre o quattro iniezioni. Comincio a pensare che il ricovero abbia più senso del previsto. Poi, grazie al cielo, mi addormento.
Dormo tutto il resto della giornata, svegliata solo dalle infermiere che mi cambiano la flebo, mi fanno altre iniezioni e mi somministrano altri medicinali.
Verso sera qualcuno mi porta una scodella di zuppa, che mangio il più lentamente possibile. Poi spengo la luce e mi rimetto a dormire.
Dormo ancora per tutta la notte, di tanto in tanto riappare un'infermiera per le solite operazioni: flebo, iniezioni, medicine.

La mattina mi sembra di stare un po' meglio, mi portano un tè e per un paio d'ore mi staccano le flebo. Mi sento ancora debolissima, ma provo a fare qualche passo per vedere dove sono. C'è poco, il reparto è piccolo: ci sono donne, mamme e bambini.
Torno in camera, comincio ad annoiarmi e mi mancano spazzolino, dentifricio, saponetta e un cambio di vestiti. Sono ancora con i calzoncini e la maglietta troppo larga indossati il giorno prima in fretta. Non ho neppure il reggiseno, perché facevo fatica a respirare e mi stringeva troppo.
Le gambe non mi fanno più male, la spalla invece ancora un po', dipende come la muovo. Lo stomaco sembra tranquillo.
Accendo la tv, ma ci sono solo canali turchi, salvo un paio: uno tedesco e l'altro inglese, ma manca l'audio e dopo un po' mi stufo di guardare le immagini.
Arriva il pranzo e appena sento il profumo della zuppa di funghi quasi mi commuovo! E di fianco c'è una grossa scodella piena di yogurt, che adoro. Spazzolo tutto e mi rimetto a letto, pensando, chissà se dimettono la domenica? Chissà se riesco a far capire a qualcuno che ho voglia di andarmene?
La pausa senza flebo è finita, me ne riattaccano un'altra, mi fanno ancora un paio di iniezioni, mi danno altre medicine e via.
Poi arriva il medico e chiama l'interprete per farmi dire che, se me la sento, posso andare a casa. Mi sento ancora molto debole, la pressione è salita un po' ma non è ancora decente, però la febbre è scesa e io mi annoio da morire, quindi accetto la proposta di dimissione.
Il dottore mi compila una prescrizione con i medicinali che devo andare avanti a prendere, io raccatto le mie poche cose (documenti e liquido per lenti a contatto) e affronto il viaggio di ritorno, che non ho idea di come compiere.

All'uscita fatico a intendermi con la gentilissima ragazza dietro al bancone: vuole che paghi il ricovero e le cure, ma non ho soldi con me e pensavo che avrebbero girato la fattura direttamente all'assicurazione.
Cerco di chiamare M al villaggio, ma non riesco a mettermi in comunicazione con lui. Per una combinazione fortunata, cinque minuti dopo è lui a chiamare l'ospedale per parlare con me, così mi spiega come fare a tornare al villaggio: non sembra un percorso agevole, e infatti per due volte mi suggerisce il taxi.
Ancora non capisco cosa devo fare per il conto: vogliono che qualcuno venga a prendermi con i soldi? O vogliono che io vada a prenderli e poi ritorni? In entrambi i casi l'impresa mi appare monumentale, sono davanti a questo bancone da quasi un'ora, non ho capito cosa fare e sto ricominciando a sentirmi debole.
Da fuori entra un caldo insopportabile. Entra anche una giovane donna, la pelle ambrata, i capelli scuri legati in una grossa treccia sotto al cappellino della divisa di guardia. Ha occhi scuri e buoni. Parla qualche parola di tedesco e, grazie a lei, riesco finalmente a districarmi e capire cosa fare: un autista dell'ospedale mi accompagnerà al villaggio con un lettore di carte di credito, e potrò pagare lì, senza tornare indietro.
Mentre la ragazza dietro al bancone richiama il numero del villaggio perché io possa comunicare a M il mio destino, la guardia mi confida di aver studiato un po' di tedesco a scuola, anche se ormai non se lo ricorda molto bene, e quasi si scusa perché invece l'inglese proprio non lo parla. Le sorrido e confesso che in fondo io non parlo il turco, la sua lingua e la lingua del posto in cui sono venuta in vacanza. Mi osserva con uno sguardo gentile e sorpreso. Niente turco? Neanche una parola? Mi vergogno ad ammettere che è così, e allora lei me ne regala una. Mi dice, Tamam. Tamam?, ripeto. Annuisce: Tamam. Ma cosa vuol dire? Vuol dire okay, va tutto bene.  
Tamam? mi chiede ancora con gentilezza. Tamam, rispondo sorridendo. Poi sparisce, torna fuori a fare i suoi giri di guardia, e non la vedo più.
Penserò a lei solo nei giorni seguenti, ai suoi occhi gentili e rassicuranti in un momento in cui mi sentivo persa. Mi spiace non aver avuto la prontezza di spirito per ringraziarla per il suo aiuto, per le sue parole, per la sua gentilezza.

Sono tornata al villaggio, ho pagato il conto dell'ospedale e ho passato i giorni seguenti a dormire, mangiare riso e yogurt e stare a mollo nell'acqua quando il caldo si faceva troppo insopportabile. Per qualche giorno ancora non sono riuscita a muovere la spalla abbastanza da nuotare, quindi facevo coppia con una signora anziana e rugosa con problemi alle anche, che si sedeva a bordo piscina dall'altra parte rispetto a me.
Entro la settimana ho finito di prendere le medicine, ormai il mio stomaco sta bene, non ci sono strascichi, e l'unica cosa che davvero mi rimane di quell'esperienza è: Tamam.

mercoledì 28 gennaio 2015

I feel thin, sort of stretched, like butter scraped over too much bread. [Bilbo Baggins]



Tra novembre e dicembre, prima di Natale, ho avuto davvero un'agenda fittissima.
Ho realizzato un sacco di cose belle, ho rispettato le scadenze, ho dormito poco e mi sarei sentita stanchissima, se l'adrenalina pre-natalizia non mi avesse tenuto in piedi.
Pensavo che avrei avuto tempo di riposarmi un po' durante le vacanze di Natale, ma quando vedi la famiglia e i vecchi amici solo per pochi giorni all'anno non vuoi sprecare neanche un minuto, e così, sballottata tra l'uno e l'altro, sono tornata a casa decisamente più stanca di quando ero partita.

Con il Natale alle spalle, anche l'adrenalina mi aveva abbandonato.
Le ore di sonno non bastavano mai, e la vita era ricominciata con un ritmo serrato, perché la vita non aspetta mai.
Una fastidiosissima dermatite si stava progressivamente impossessando di tutto il mio corpo: dagli avambracci stava lentamente conquistando il resto delle braccia, il viso, le cosce.
La notte non riuscivo a riposare bene: mi svegliavo spesso, a volte non facevo che pisolini di un'ora, un'ora e mezza per volta e la mattina mi alzavo dal letto che ero quasi più stanca di quando ci ero entrata la sera prima.
Il mal di testa aveva ripreso a manifestarsi con una frequenza e un'intensità decisamente allarmanti.
Una vocina dentro di me ha cominciato malvolentieri a suggerirmi una puntatina dal medico, ma io non avevo né la voglia, né il tempo di andarci. Nella mia sfera di cristallo avevo già visualizzato il risultato: un esame del sangue, una visita dal dermatologo che mi avrebbe prescritto una crema al cortisone, magari un integratore.
Ecco, mi sono detta, potrei partire dall'integratore.

Sono così andata in farmacia chiedendone una marca specifica, che avevo già preso in passato - onde evitare novità che avrebbero potuto causare ulteriori allergie/intolleranze/varie & eventuali.
La farmacista non aveva a disposizione quella particolare marca, ed è passata quindi a illustrarmi le virtù degli altri integratori presenti sugli scaffali del negozio, chiedendomi esattamente che scopo dovesse avere il multivitaminico.
Le ho risposto in maniera molto vaga che mi sentivo un po' stanchina, à la Forrest Gump, perché spiegare esattamente il livello della devastazione fisica in cui versavo mi sembrava eccessivo: e se poi chiamava un'unità di rianimazione?

A un certo punto ha tirato fuori un multivitaminico per donne over 50.
E io, che avrei compiuto 43 anni di lì a un paio di settimane, e che sono abituata a gente che mi dà un'età compresa tra i 25 e i 35 anni... ecco: ho capito inesorabimente di avere assoluto bisogno di un integratore multivitaminico.

Per la cronaca: le ho fatto ordinare il "mio" multivitaminico, lo prendo da circa dieci giorni e va molto meglio. Grazie.

giovedì 27 novembre 2014

Nothing will work unless you do. [Maya Angelou]


I vantaggi di lavorare da casa, per quanto mi riguarda, sono innegabili.

Avendo provato sia la vita in ufficio, sia quella del lavoro da casa, non ho bisogno di pensarci su: mille volte la seconda opzione!!

L'ambiente dell'ufficio mi è davvero odioso.
Le chiacchiere insulse, fatte solo per riempire il silenzio nella pausa caffè davanti (magari) a una tristissima macchinetta, in un locale spoglio e amichevole quanto l'estrazione di un molare; i poster con i gattini appesi da qualcuno che tenta invano di rendere più familiare la stanza; i pettegolezzi... Dio mi salvi dai pettegolezzi sul posto di lavoro! I capi sbruffoni, quelli simpatici ma che delegano i compiti antipatici ai sottoposti sbruffoni, quello/a che deve decidere se puoi prenderti una settimana di vacanza, un giorno di ferie, un'ora di permesso... già il fatto di dover chiedere a qualcuno il "permesso" di usare il mio tempo come meglio credo, mi rivolta lo stomaco. Perché il datore di lavoro mi paga (spesso non abbastanza) NON semplicemente perché io svolga un lavoro, ma perché io lo svolga nelle ore che dice lui. Che odio. Che cosa insopportabile.

Quindi, dicevo: lavorare da casa ha, dal mio punto di vista, innegabili vantaggi. Anche se devo lavorare, non c'è nessuno che decide quando mi devo alzare dal letto, quando posso andare a farmi un caffè, quando devo interromere per mangiare un boccone e quanto tempo ho a disposizione per farlo, come mi devo vestire, e mille altre cose.

Io, se voglio, lavoro in pigiama. In ginocchio sulla sedia. Mi metto mezzo sdraiata, con le gambe sul tavolo e il computer sulle gambe. Ascolto musica, quella che voglio. Bevo caffè, o tè, o acqua, mangio una mela e lascio il torsolo in giro. Parlo da sola, ad alta voce. Canto. Vado in bagno a fare pipì tutte le volte che mi scappa (e certe volte sono davvero tante!). A volte non pranzo, a volte mi alzo di continuo per controllare il fornello. A volte esco e faccio una commissione, a volte addirittura esco e vado a fare un giro in libreria, o a comprarmi un paio di scarpe, o a bere un caffè con un'amica. Passo ore ad aiutare i miei figli a studiare. Mi alzo per stendere il bucato. Lavoro la sera dopo cena, con il buio. Interrompo per una telefonata con mia mamma. Faccio shopping su internet. Faccio jogging dietro casa. Se ho finito il latte prendo la bici e vado a comprarlo al supermercato.
Insomma: la qualità della vita, lavorando da casa, secondo me è migliore. Gestisco meglio il mio tempo e non sono costretta a confrontarmi con un'ambiente che non mi piace, con persone di cui non mi interessa niente.

A volte poi succede che decidi di fare una pausa per un caffè, e mentre aspetti che venga pronto il caffè vai in bagno a fare pipì, ma non nel bagno del piano terra, ché hai messo l'anticalcare nel water, e quindi vai al piano di sopra, ma lungo il corridoio vedi le briciole e i trucioli che sono usciti dalla cartella di tuo figlio poche ore fa, allora vai nello sgabuzzino per prendere la scopa, ma non la trovi perché l'hai lasciata al piano di sopra ieri, quando hai spazzato tutta la polvere in un angolo e poi te la sei dimenticata lì, dietro alla scopa. Allora ti armi di paletta e sali, quindi spingi tutta la polvere sulla paletta e scendi a svuotarla nel cestino, portandoti dietro la scopa con la quale pulisci il pavimento del corridoio. Finalmente vai al piano di sopra per fare pipì, e quando scendi il caffè è bruciato e te ne devi prepare un altro.
E va beh, succede anche questo.



domenica 23 novembre 2014

With enough soap, you can blow up the whole world. [Chuch Palahniuk]


- Allora io vado a farmi la doccia. 

- Ottimo. Prendi la saponetta che ti ha regalato la nonna! Ha un profumo buonissimo, e poi è a base di alghe che "accendono il cervello"! 

- Ma cosa vuol dire che accendono il cervello, io non ho mica capito!

- Ah boh? Prova, e poi me lo saprai dire! Domani mattina hai l'esame, non c'è momento migliore di questo, per sperimentare le proprietà di questa mirabolante saponetta.

- Ho solo una domanda.

- Cosa?

- Ma devo farmi la doccia con questa? Cioè, voglio dire: com'è che si usa?

- Er... come si usa la saponetta?

- Sì! Voglio dire: è quadrata!

- ?!?!?

- Va beh, fa niente. In qualche modo farò. 




giovedì 16 ottobre 2014

Every man has his secret sorrows which the world knows not. [Henry Wadsworth Longfellow]


Le cose stanno così.

Ci sono dei giorni in cui sentimenti di nostalgia, rimpianto, risentimento e simili si danno appuntamento nel mio cuore e nella mia testa. A volte anche nel mio corpo.

Se posso rimanere da sola a contemplarli e rigirarli su se stessi, preferisco. Perché non c'è niente da "risolvere": fanno parte di me come tutto il resto, e di tanto in tanto arriva il loro turno.
Non sempre la solitudine è possibile, quindi chiamo a raccolta le altre "Me", affinché soprassiedano agli incontri con altri esseri umani, che con molta probabiliità nulla hanno a che fare con i miei sentimenti del giorno.

Ci sono solo due eccezioni, solo due casi in cui non faccio nulla per mascherare come mi sento veramente. Quindi se siete testimoni delle mie giornate blu, sappiate che appartente a una di quste due categorie, senza scampo:
1) siete parte di me, mi sento libera di essere sempre me stessa, di mostrare la mia faccia "del giorno" qualsiasi essa sia;
2) di voi non mi importa niente, non mi importa darvi qualcosa anche quando non ho niente da dare, chiamare la parte più solare di me per prendermi cura di voi.

Se non sapete da soli a quale categoria di persona appartenete, forse non appartenente a nessuna delle due. O magari sì, ma in ogni caso è inutile che me lo chiediate, perché non ve lo dirò.

Le cose stanno così.


giovedì 11 settembre 2014

KEEP CALM and CARRY ON



1. Ci sono 10-15°C e non riesco a trovare la scatola o valigia contenente la mia unica giacca (peraltro pure un po' sdrucita) cosiddetta invernale; 

2. I miei stivaletti neri che tengono l'acqua hanno non-ricordo-nemmeno-più-quanti anni, la suola è sottile come un foglio di carta e ho il forte sospetto che l'acqua non la tengano più. Temo che oggi lo scoprirò; 

3. Devo prendere un appuntamento medico: ogni volta che chiamo parte un messaggio registrato della durata di 20 secondi che mi chiede gentilmente di richiamare dopo un paio di minuti. Questo accade da circa due ore e mezza. 

4. Devo prendere un altro appuntamento medico, da un altro medico, e ogni volta che chiamo parte un messaggio registrato che mi informa con pacata cortesia degli orari entro cui chiamare, opportunamente differenti per ogni giorno della settimana. Giovedì: dalle 9.00 alle 12.00, ripete la voce dalle 9.15 di questa mattina;

5. Non posso aprire la porta-finestra, né alcuna finestra nelle vicinanze, perché c'è sopra appoggiata una zanzara più grossa di me (ok, questa è un'iperbole, ma è grossa. Molto. Nella posizione di riposo attuale - che mantiene da quando mi sono alzata stamattina presto alle 6.45 - misura circa 5 cm dalla punta delle zampe anteriori a quella delle zampe posteriori. Un incrocio tra uno pterodattilo e la comune zanzara? Comunque io la finestra non la apro)

6. Credo che oggi le congiunture astrali mi siano avverse.

domenica 3 agosto 2014

In all chaos there is a cosmos, in all disorder a secret order. [Carl Jung]


Questo non è un post filosofico. O forse sì. Probabilmente lo è, ma probabilmente un filosofo è capace di filosofeggiare su tutto.
Comunque.
In una società che predilige abbondantemente l'approccio "all'ingrosso", ovvero che si rivolge prevalentemente alla Massa, personalmente preferisco considerare l'Individuo.
Sarà carattere, sarà educazione, sarà un capriccio... boh. In ogni caso, nel mio piccolo, cerco di fare attenzione alle piccole o grandi differenze che esistono tra ogni persona con cui interagisco. Forse è per quello che non mi sono mai trovata particolarmente a mio agio nei gruppi troppo grandi, ma questa eventualmente è filosofia per una prossima volta.

L'approccio individuale richiede più tempo, attenzione e fatica, ma sui piccoli numeri è - credo - solo questione di volontà.

In una famiglia di quattro persone - che è un numero proprio piccolissimo - esigenze e gusti differenti possono rendere l'attività di manager variamente articolata.
C'è chi non mangia la carne, chi non beve latte di mucca, chi mangia solo formaggi stagionati, chi non consuma frumento... fare la spesa e cucinare richiede un notevole dispendio di energie mentali e fisiche. Per come la vedo io, però, c'è un'unica alternativa: livellare i consumi alimentari ai minimi termini, e quindi in definitiva non accontentare nessuno - ovvero scontentare tutti.

Nella mia famiglia il manager alimentare sono io, quindi sta a me sapere che 1 persona beve latte di capra ma accetta anche quello di soia o riso; 1 beve solo latte di mucca; 1 preferisce il latte di mucca ma accetta anche quello di soia; 1 trangugia indifferentemente tutto.
Cerco di tenere sempre in casa una scorta variegata, ma ultimamente stiamo costruendo casa, e le mie giornate sono un po' scombussolate.
Un giorno il rubinetto del lavello in cucina non funziona e bisogna andare in bagno a lavare l'insalata; il giorno dopo in salotto non c'è più il pavimento; poi per due giorni bisogna saltare attraverso le soglie delle porte per non toccare i profili incollati, che hanno bisogno di 48 ore per fissarsi bene... nel frattempo scaffali, scatoloni e valigie cambiano continuamente di posto, per adattarsi ai nuovi cambiamenti in corso d'opera. Anche il frigorifero attraversa la cucina, e chiaramente non mancano gli Scomparsi.
Naturalmente doveva arrivare il giorno in cui l'individuo-che-beve-solo-latte-di-mucca si alza e trova solo capre e spighe di soia che lo fissano dai cartoni in frigorifero, ma nessun amichevole muso bovino. C'est la vie. Il Chaos ha raggiunto e intaccato anche il Sacro Rituale della Colazione.

Ed è così che scoprire dove consegnano i sacchi gialli per la raccolta della plastica da riciclare, o ricevere finalmente il pacco con il mollettone di protezione per il tavolo nuovo, o trovare in un negozio di casalinghi imbucato nel seminterrato di un centro commericale a 16 km da casa una forma per ciambelle (ultima fissazione di uno dei membri della famiglia), diventanto improvvisamente Eventi che aiutano a sentirsi in controllo di una situazione allo sbando.


domenica 6 luglio 2014

Non omnia possumus omnes. [Virgilio]


SABATO MATTINA

- A proposito del tuo viaggio di lavoro...

- Sí? Dimmi! 

- Visto che devi uscire di casa domani dopo pranzo, per andare in aeroporto, per favore dimmi adesso se ti serve qualcosa in particolare di lavato, o stirato, o altro.

- Tranquilla, ho tutto quello che mi serve.

- Bene.

 DOMENICA - ORA DI PRANZO 

- Ehi, mi daresti un punto veloce qui? C'è un buchetto nel costume da bagno!

- Ma se non ho neppure idea di dove siano gli aghi e i fili?! Non so se hai notato la stanza piena di scatoloni del trasloco che non sono ancora stati svuotati...

- Ma è solo un buchetto piccolino! 

- Non è che cambia la faccenda: se mancano ago e filo, piccolo o grande il buco non si ricuce!

- Allora te lo lascio insieme ai panni da aggiustare. Dove li tieni?

- Da nessuna parte! In questo caos atroce direi che la cosa migliore è che tu ti tenga il costume nell'armadio fino a un momento più propizio. 

- Va beh. 

[...] 

- Me lo sposteresti un bottone?

- Er... Ti ricordi che cinque minuti fa ti ho spiegato che non ho idea di quale sia la scatola contenente gli attrezzi per cucire, e nemmeno dove si trovi? 

- Ma guarda! Questa camicia ha perso un bottone, ma fortunatamente ne hanno cucito dentro uno di scorta! 

- È geniale, ma continuo a non avere a disposizione ago e filo.

- Uff. 

[...] 

- Ehi, mi smacchi al volo questa camicia?

- NO!!! Basta! Ti ho chiesto ieri di dirmi in anticipo cosa ti serviva, e adesso ti presenti pieno di richieste a meno di tre ore dalla partenza! Non abbiamo uno smacchiatore in casa, dovrei metterci su del detersivo, sfregare e mettere la camicia in lavatrice. A quel punto dovrebbe fare un ciclo di lavaggio, asciugare, ed essere stirata! Se me l'avessi data ieri adesso sarebbe pronta, ma adesso ti tieni la macchia o ti scegli un'altra camicia! 

- Ma è solo una macchiolina piccola, non c'è qualche sistema veloce per... 

- NO! 

- Capisco, allora la appoggio qui. In cima alla scala in mezzo al salotto.

- No, non la appoggi lì, la metti nella cesta dei panni da lavare! Non puoi sparpagliare i tuoi indumenti bisognosi di attenzione in giro per una casa già traboccante scatoloni pieni! Mi fai venire la claustrofobia! 

- Okay. 

[...] 

- Sai dove sono i miei pantaloni leggeri? Non li trovo, questi qua sono un po' spiegazzati. 

- Guardami negli occhi. Vedi le fiamme e i lapilli? Ti porti quei pantaloni in albergo e te li fai stirare. Adesso sei pronto?

- Io sono sempre pronto! Sono nato pronto! Vado! Ciao, ci vediamo tra cinque giorni! 

- Hai preso l'adattatore? Visto che vai in Svizzera, poi non riesci ad attaccare il caricabatterie del telefono alla presa. 

- Caspita, è vero! Me l'ero dimenticato! Dove sarà? 

...

mercoledì 11 giugno 2014

“Recognizing the need is the primary condition for design.” Charles Eames



C: Ti piace come abbiamo sistemato il salotto?

S: Decisamente! Questo è design!

C: Da notare i candelabri sul davanzale, dettaglio di stile impeccabile. 

S: I candelabri sono così fondamentali, da venire inscatolati per ultimi!

C: Chiaro!

nota: il trasloco si avvicina, l'entropia è al massimo.


mercoledì 12 marzo 2014

Home sweet home.

Un consiglio gratutito:
Quando comprate una casa con un giardino che le gira intorno, e nel suddetto giardino è presente una grossa voliera [vedi foto 1] ma voi non avete intenzione di intrappolare volatili, esigete che detta voliera venga rimossa prima della consegna delle chiavi.

foto 1

Perché vi direte: "Non c'è bisogno di chiamare un'impresa di smantellatori professionisti. A distruggere cose son buoni tutti! Che ci vorrà mai?"
Indi, armati di uno svitatore, un martello (che si romperà), uno scalpello, un tronchesino e una scala, ma soprattutto di ingenuità a palate, vi accingerete alla titanica impresa.
Dopo tre fine settimana, qualche graffio, un fortissimo raffreddore e una vite lunga 12 cm che vi perforerà la suola di uno scarponcino e vi si infilerà nel tallone, finalmente raggiungerete il risultato auspicato, che, per inciso, non era preparare la scenografia per un film sull'Uragano Kathrina [vedi foto 2 - nella quale è presente solo un misero 5% del totale delle macerie ricavate].

foto 2

Sarà solo allora, che scoprirete che la diabolica costruzione di legno e reti metalliche poggiava su lastre di cemento infilate verticalmente nel terreno e assicurate, per buona misura, l'una all'altra da una colata di cemento sul fondo [vedi foto 3].

foto 3

Ci vorranno altri due fine settimana, due vanghe (una delle quali si romperà), una paletta e due pastiglie di Voltaren, prima di ottenere un giardino terremotato [vedi foto 4].

foto 4

Quando alla fine del secondo fine settimana sarete riusciti a estrarre dal terreno lastre e blocchi di cemento fusi a monconi di travi d'acciaio dal peso approssimativo di un quintale-un quintale e mezzo cadauno, solleverete quel che resta delle vostre devastate membra, abbozzerete un mezzo sorriso e pronuncerete le parole: "Abbiamo finit..." E a quel punto l'occhio si poserà sull'angolo che i precedenti proprietari del giardino in questione avevano designato a piantagione di colture ignote, separata dal resto da una bassa recinzione realizzata con lastre di cemento ficcate verticalmente nel terreno e (verosimilmente, ma vi manca il coraggio di controllare) fuse in una bella colata di cemento sul fondo [la foto5 non c'è, perché a quel punto siete svenuti].

Non vi resta che consolarvi constatando che i dintorni della casa circondata dal famoso giardino sono davvero idilliaci [foto 6].

foto 6

domenica 1 dicembre 2013

Save one breath for me. [Nightwish]


Parlare di questo barbone, incontrato a Berlino, mi ha fatto pensare a un altro signore che conosco poco.

Abita in una casina non distante da dove sto io, è anziano e vive solo. Fino a poche settimane fa lo si incontrava spesso a passeggiare nel circondario insieme al suo vecchio cane, un grosso lupo dal pelo folto e lucido di nome Shano.
Ha l'aspetto mansueto, un'espressione buona. È riservato, ma scambia volentieri due parole, quando ne ha la possibiità.
Un pomeriggio, in estate, l'ho incrociato nel prato dietro casa e l'ho salutato. Lui, senza aprire bocca, mi ha fatto cenno di fermarmi, poi ha estratto dalla tasca un foglietto e me lo ha mostrato. Non posso parlare, sono stato dal dentista, c'era scritto.
Mi ha fatto tenerezza, una persona che tiene così tanto al contatto umano, da pensare di portarsi in tasca un biglietto in caso incontrasse qualcuno.
Poco tempo fa, tornando a casa, l'ho incontrato e ci siamo scambiati i soliti saluti: Buonasera, come va? Bene, grazie, e lei? Insomma, mi ha risposto, Non tanto bene. E dopo una pausa ha aggiunto: Shano non c'è più, è morto due settimane fa.
Oh, che peccato. Mi dispiace tanto, gli ho detto, e ho sentito davvero il dispiacere acuto per questa persona, che non conosco, di cui non so neppure il nome, ma che ora ha perso il compagno della sua vita.
Era vecchio, doveva succedere, ha continuato lui, L'ho seppellito in giardino. Il mio Shano. Così è sempre vicino. Però non c'è più. 
Non sapevo cosa dirgli. È chiaro che dopo Shano non ci saranno più altri cani per questo signore. È solo, ed è già abbastanza in là con gli anni per temere di non sopravvivere al proprio cane.
Da allora non l'ho più rivisto in giro, mi domando se esca ancora a fare le sue passeggiate, anche se ora deve farle da solo.

E alla fine ho scritto di lui perché non mi sembrava giusto che il barbone che si puliva il didietro sotto a un ponte avesse una possibilità di venire ricordato, e lui no.

lunedì 25 novembre 2013

My love will be in you. [Nightwish]

 
- Ho una sorpresa per te! Sei pronto a una forte emozione? 

- Perbacco! Cosa sarà mai? Ti sei comprata un completino sexy sadomaso?

- Er... No.

- Allora hai trovato un lavoro che ti pagano milioni!

- *cough* Neppure.

- Hm. Mi hai preparato la torta di mele?

- Veramente no. 

- E allora? Non riesco proprio a immaginare cosa...

- Ho recuperato le ricevute mediche del 2012, ho anche già fatto il totale per la dichiarazione dei redditi. Guarda! 

- Wow, beh, ma questo... Sono senza parole. Questo è davvero un regalo bellissimo *SIGH* Sono commosso. Grazie. 

 

sabato 23 novembre 2013

A tramp, a gentleman, a poet, a dreamer... [Charlie Chaplin]

 
L'altro giorno ho preso la U-Bahn e appena mi sono seduta ho tirato fuori dalla borsa un libro da leggere.
Ho notato che immediatamente la ragazza seduta di traverso di fronte a me - che a sua volta stava leggendo - si controceva per sbirciare la copertina.
Poche fermate dopo è salita una signora - anche lei con in mano un libro - che ha fatto lo stesso.
Ho pensato gongolando dentro di me: che bello abitare in una città in cui succedono queste cose! Si crea una bella complicità, per qualche attimo si può fingere che la popolazione circostante non sia composta soprattutto da buzzurri.
Mi è tornata alla mente un'occasione, qualche anno fa, in cui mi sono imbattuta in una scena particolare. Sotto al ponte di una S-Bahn si era accampato un barbone. Era seduto a gambe incrociate su un grosso plaid, che condivideva con il cagnolone d'ordinanza, sonnacchioso in un angolo vicino a un piatto di plastica sporco di cibo. Alle sue spalle, gli immancabili sacchetti un po' maleodoranti. Lui stesso non era proprio pulitissimo, con i capelli grigiastri che gli ricadevano in ciocche attorno al viso sporco e con la barba di qualche giorno. Stava, come dicevo, seduto a gambe incrociate sul plaid e con calma serafica leggeva un libro.
Potete immaginare che moto di orgoglio mi si è agitato nel petto: abito in una città talmente permeata di cultura, che persino i barboni leggono!
Ora potete anche immaginare come il moto di orgoglio si sia irrimediabilmente sgonfiato quando, una settimana più tardi, passando sotto a quel ponte, ho visto il medesimo barbone intento a pulirsi il didietro con delle salviettine, beatamente incurante dei passanti.

sabato 19 ottobre 2013

So many worlds, so much to do. [Alfred Tennyson]


C'è un mondo in cui sono amata, ascoltata, apprezzata e incoraggiata.
Non vengo giudicata, ma aiutata a diventare sempre più me stessa.
Vengo accettata nonostante i miei limiti e i miei difetti, e i suddetti limiti e difetti non vengono sottolineati allo scopo di dimostrarmi che sono sbagliata e devo cambiare, imparare a essere diversa, o quantomeno a fingere di esserlo.
In quel mondo non ho mai la tentazione di rinunciare a essere felice, non mi chiedo se valga la pena provarci, non penso che sia un obiettivo troppo difficile da raggiungere.
Se non sbaglio, sono anche un po' più alta e un po' più magra, ma la cosa più importante è che i miei occhi non sono mai, mai velati da scoraggiamento o rassegnazione.
Non importa se sono incasinata, perché sono tutti incasinati, e nessuno ha paura o vergogna a esserlo. Ci facciamo compagnia con i nostri casini. 

Ogni tanto vorrei poter fare una capatina veloce in quel mondo. Un'oretta, o un pomeriggio, giusto per respirare un po' di ossigeno senza fare fatica, e tornare in questo mondo con gli occhi puliti.

giovedì 10 ottobre 2013

Your subconscious is looking for the dreamer. [Inception]

 
Nuove emozionanti esperienze per me.

Ho fatto un sogno, due notti fa, che è presto diventato sogno lucido ed è durato molto a lungo.

Ma non è tutto: la notte scorsa ho ricominciato da dove avevo interrotto!

FIY: sono un'abile ladra e, con tre complici, abbiamo rubato su commissione un programma informatico super-segretissimo. Un'operazione elegante e pulita, nel corso della quale ho incontrato un tizio che lavora nell'azienda derubata e, non ricordo più perché, ho dovuto contattarlo in fase di fuga. (Più o meno qui il mio sogno è diventato lucido). A quel punto i capi dell'azienda l'hanno licenziato, convinti che fosse d'accordo con noi. Non è vero, e lui ha cercato di conivncerli, ma non c'è riuscito e così, oltre ad averlo licenziato, i suoi capi hanno deciso di metterlo sotto costante sorveglianza: cimici, web-cam, hacker, pedinatori.
Questa è la prima puntata.
La seconda puntata comincia quando, scoprendo di aver rovinato l'esistenza a quel poveretto, decido di aiutarlo a liberarsi della sorveglianza, fuggire e nascondersi. Prima, però, devo essere sicura al 100% che lui non sia d'accordo con i suoi capi. Non ho idea di cosa sia il programma che ho rubato, né quale sia il suo effettivo valore, ma la macchina che si è messa in moto per catturarmi è imponente, non posso correre rischi. Quindi mando una persona fidata a fare amicizia con il Tizio in questione, e a liberarlo piano piano di tutti i sistemi di sorveglianza che infestano la sua vita, nonché a insegnargli a scomparire.

Ci sarà una terza puntata? Riuscirò a far scappare il povero Tizio?

domenica 6 ottobre 2013

Nothing ever becomes real 'til it is experienced. [John Keats]

 
- Vorrei andare a letto presto, stasera.

- Come mai? Stai male?

- Beh, ho avuto una giornata difficile, in effetti. Per tutto il pomeriggio ho avuto mal di testa, e anche se mi sono sollevata il morale guardando qualche episodio di The Guild, e leggendo un paio di racconti fantasy da questo libro, la situazione non è migliorata. Inoltre sono appena sopravvissuta a una crisi di asma, che ho dovuto fronteggiare senza inalatore, visto che l'unico presente in casa è scaduto nel 2012.

- Oh, wow. Che giornataccia. 

- Capisci? Per questo ho bisogno di andare a dormire, ma stamattina ho tolto le lenzuola dal letto, per lavarle, e ora c'è bisogno di metterne di pulite. Mi chiedevo quindi se puoi pensarci tu.

-  ...

- Magari con il solerte aiuto del nostro figliolo adolescente. Dovreste farcela, no?

- Ma certo! Che losche insinuazioni! ... Tu vieni a dirigere i lavori, no?


mercoledì 18 settembre 2013

I don't pretend to be an ordinary housewife. [Elizabeth Taylor]

 
C: Stasera vi ho preparato il coniglio al forno! 

M: Il profumo è buono, però *MUNCH MUNCH* è u po' legnosetto. Come l'hai cucinato?

C: Al forno, te l'ho detto!

M: Ma a che temperatura? E per quanto tempo? 

C: Quasi un'ora a 200°C.

M: Cosa?! Ma sei impazzita? Per forza è così duro!

C: Cioè?

M: Lo sanno tutti che il coniglio bisogna lasciarlo a temperatura bassa per un tempo lunghissimo! Solo così la carne diventa tenera e morbida. 

C: Tsè. Guarda che ho seguito le istruzioni sull'etichetta della confezione. E se proprio vuoi saperlo, le ho pure confrontate cercando su Google "coniglio al forno". Nessuna delle ricette che ho trovato dava tempi superiori a 50 minuti! 

M: No, no, no, no. Temperatura bassa, e tempi lunghi. È così che si fa. 

C: Scusa, ma tu non cucini mai, come fai a saperlo? 

M: È che sono massaia dentro.

mercoledì 4 settembre 2013

Money must be funny. [ABBA]

 
C - Okay, se non hai altri compiti, o altre domande...

L - No, sono a posto.

C - ...Allora la lezione è finita. Ci vediamo giovedì prossimo!

L - Quanto ti devo?

C - Beh, vediamo... Sei stata qui solo mezz'oretta, vanno bene 10,00 €.

L - [allarmatissima] Ma no! Sono 34 minuti!!!

martedì 3 settembre 2013

Barbarus hic ego sum, quia non intelligor illis. [Publius Ovidius Naso]

 
The Tower of Babel - Abel Grimmer
"La ringrazio per avermi inviato i documenti richiesti. La prego di notare, comunque, che il nome corretto è De Giorgi e non Di Giorgio."

"Grazie per la precisazione,signora Di Giorgio. Abbiamo già provveduto a correggere."