WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss
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mercoledì 9 marzo 2011

The good writers touch life often.

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Ora di fare il riepilogo libri, la pausa è durata abbastanza! Questa volta si tratta dei libri che ho letto a partire da circa metà febbraio.

Il primo libro è stato Food Rules, di Michael Pollan.
Il tema trattato è il cibo e il libro si sforza di trovare delle "regole" che aiutino i comuni mortali a chiarirsi le idee riguardo al "problema" dell'alimentazione quotidiana.
Ci si potrebbe domandare se è necessario, considerato che gli esseri umani si nutrono da quando Adamo ed Eva sono comparsi sulla terra. Nell'ultimo secolo, però, il nostro mondo ha subito delle trasformazioni radicali e sostanzialmente maggiori rispetto a qualsiasi altra epoca del passato e inevitabilmente tali cambiamenti hanno toccato il settore dell'alimentazione. E l'hanno toccato pesantemente. Inoltre mai come adesso è attuale parlare di corretta alimentazione, perché la percentuale di morti dovute a cancro o infarto nel mondo "occidentale" si alza sempre di più e dette morti sono in larghissima parte attribuibili all'alimentazione.
Questo libro non si propone di trovare la soluzione definitiva, tanto per cominciare perché lo scrittore è un giornalista, non un dietologo o un nutrizionista. Si basa su osservazioni semplici e le soluzioni proposte sono altrettanto semplici e quotidiane, alla portata di tutti.
Suddiviso in tre parti (Parte 1: Cosa devo mangiare? Mangia cibo; Parte 2: Che tipo di cibo dovrei mangiare? Soprattutto piante; Parte 3: Come dovrei mangiare? Non troppo) e in 64 "regole", propone alcuni punti fermi che possono e dovrebbero accompagnarci nella vita di tutti i giorni in materia di cibo e alimentazione.
Se è vero che siamo ciò che mangiamo, sarebbe meglio guardare bene il retro della confezione dei nostri biscotti, e considerare l'interminabile lista di ingredienti scritti in caratteri minuscoli - metà dei quali non abbiamo neppure idea di come siano fatti o se provengano dal regno vegetale o animale.
Dopo aver letto questo libro ho sbirciato per curiosità cosa riportava la scatola dei Corn Flakes che mangio ogni mattina. Ho letto: Ingredienti: mais, zucchero e sciropppo di malto. Quantomeno non c'erano conservanti, ma quando sono andata a fare la spesa la volta successiva ho comprato una confezione di corn flakes la cui lista di ingredienti si fermava a: mais.
Quanto più la nostra alimentazione è semplice e naturale, meglio stiamo.
La "regola" proposta da questo libro è di stare alla larga dal cibo confezionato e alla larghissima da qualunque alimento confezionato che contenga più di cinque ingredienti, nonché da qualunque cosa riporti in etichetta nomi di sostanze che un bambino di terza elementare non riuscirebbe a sillabare. Questo genere di alimenti sono commestibili, certo, ma non sono da considerarsi cibo.
Ecco quindi che la regola d'oro assume pieno significato: Mangia cibo. Non troppo. Soprattutto piante.

Dopo aver dato una sistemata alla lista della spesa ho letto The Stars My Destination, di Alfred Bester.
Si tratta di un romanzo di fantascienza non molto recente, basato su un enorme "E se... ?"
Si ipotizza un mondo nel quale l'uomo abbia imparato a teletrasportarsi e l'ambientazione mi ha decisamente intrigato.
Il primo a riuscire a teletrasportarsi è stato un uomo che, prevedibilmente, ci è riuscito per caso. Dopo accurati studi ed esperimenti, si è riusciti a capire come insegnare questa abilità a tutti e il mondo ha subìto una radicale trasformazione: i settori dei trasporti e delle comunicazioni sono stati completamente stravolti.
In questo mondo, in cui si va regolarmente nello spazio e fioriscono colonie e civilità su altri pianeti, si svolge la vicenda di Gully Foyle, che si ritrova suo malgrado in mezzo a intrighi e ribellioni di portata interplanetaria. La storia è un thriller, condotto tra attentati e salti nello spazio, minacce e fughe incredibili, individui che proiettano il proprio pensiero attorno a sé come se urlassero e ciechi che percepiscono gli infrarossi.
Avvincente quanto basta, stile un po' datato ma ambientazione curiosa e ben fatta.

Poi ho letto The Girl Who Played With The Fire, il secondo libro della Millennium Trilogy di Stieg Larrson.
Un altro thriller, all'altezza del primo solo a partire da pagina 200 circa, quando l'autore finalmente si stanca di descrivere le preferenze/perversioni sessuali di un personaggio dopo l'altro e comincia a raccontare la storia.
Salander è la vera protagonista di questo capitolo della trilogia. Sempre molto schiva e sospettosa di tutti; sempre decisa a bastare a se stessa, a non dipendere economicamente, emotivamente né in qualunque altro modo da nessuno; irremovibile nella sua volontà di non avere mai più nulla a che fare con il giornalista Blomkvist, si ritrova infine in pericolo di vita, minacciata, braccata e infine quasi uccisa dal suo stesso padre, un pericoloso criminale senza scrupoli. E al di là di ogni speranza proprio Blomkvist corre in suo aiuto.

È stata quindi la volta di un classico che rimandavo da tempo: Fahrenheit 451, di Ray Bradbury.
Fahrenheit 451 appartiene allo stesso genere di 1984: fantascienza-ma-non-troppo. Si parla di un mondo futuro (il nostro) in cui vige la censura spietata e totale di ogn tipo di letteratura. I libri sono vietati, vietatissimi. Non si possono leggere né, tantomeno, possedere. Quando viene segnalata una casa con libreria, intervengono i vigili del fuoco, che hanno il compito di inondarla di cherosene e appiccare il fuoco con lo scopo di bruciare tutto, fino all'ultima pagina.
È opinione diffusa (dal governo) che i libri siano un danno, che diano a chi li legge l'illusione della conoscenza e fanno sì che le persone mettano in dubbio le decisioni di chi governa mantenendo questo stato di cose "per il bene di tutti".
Il protagonista, Montag, è un vigile del fuoco, che fa il suo lavoro fiero e sereno e poi torna a casa dove una "famiglia" virtuale che si agita e continua a chiacchierare proiettata su tre pareti del suo soggiorno lo accoglie sempre festosa. Il continuo chiacchiericcio non ha alcuno scopo se non quello di riempire il silenzio, rendendo impossibile il più piccolo pensiero. Montag non si sogna neppure lontanamente di soffrire per questa situazione fino a quando incontra una nuova vicina di casa che fa delle cose molto strane: cammina guardando il cielo, apprezza il silenzio, sperimenta la sensazione della pioggia sulla faccia e pensa. Si chiede se il mondo sia sempre stato così, si permette di dubitarne, si chiede come sarebbe se fosse diverso, non crede sia vero che i libri siano malvagi.
E Montag rimane sconvolto quando si ritrova impotente a testimoniare la morte di una donna che sceglie di farsi bruciare insieme ai suoi libri affermando che senza non ha più senso per lei continuare a vivere.
Colpevole di un entusiasmo e di una curioistà infantili, Montag finisce per mettersi nei guai ed è costretto a fuggire da un mondo che ormai non riconosce più come il proprio. Tutte le domande che non si era mai fatto gli esplodono nella testa e l'assenza di risposte è più assordante di tutto quello che succede attorno a lui.
Decisamente uno spaccato molto interessante su un mondo nel quale l'ignoranza e la fiducia cieca nel governo regnano sovrane.
Probabilmente il sogno di molti Grandi Uomini di oggi e l'incubo di molti (di più, ma meno potenti) altri Grandi Uomini.

Un'altra lettura decisamente interessante è stata Eating Animals, di Jonathan Safran Foer.
L'unica nota negativa è che, essendo stato scritto da un americano, è chiaramente incentrato sulle vicissitudini e la legislatura americana. Ci vorrebbe qualcuno che facesse lo stesso lavoro anche in Europa!
Lo scopo del libro non è convertire al vegetarianesimo il lettore, anche se il titolo e una certa pubblicità tendono a trarre in inganno. Lo scopo del libro è semplicemente esporre dei fatti. Safran Foer si è ampiamente documentato per anni. È andato di persona a visitare allevamenti e macelli. Si è informato approfonditamente sulla legislatura corrente e su eventi scatenanti del passato.
Il panorama che emerge dell'industria alimentare animale negli Stati Uniti è da film horror (e in Europa è decisamente molto simile, comunque). Tra mutazioni genetiche, sofferenze inflitte alle bestie, condizioni di vita delle stesse al limite della sopravvivenza, sfruttamento esasperato della "materia prima", ormoni, mangimi geneticamente modificati, antibiotici e altri medicinali somministrati a priori, additivi al gusto di carne aggiunti a tagli talmente alterati dall'infinita catena di manipolazioni da non avere più alcuna relazione con l'animale da cui provengono... non si può fare a meno di chiedersi: ma cosa mangiamo?
Ci sono diversi motivi per cui una persona decide di diventare vegana. Un vegano è qualcuno che non assume alcun prodotto di origine animale: né carne, né latte, né uova.
Molti considerano lo stile di vita vegano una vera e propria religione. Lo adottano in seguito a riflessioni di tipo morale, che li portano a considerare ogni essere vivente degno di essere lasciato in vita. È ampiamente dimostrato che gli animali soffrono a causa dello stress, della paura, sono palesemente consapevoli di stare per morire e mostrano chiaramente di non volerlo. È giusto cibarsi di loro? In fondo gli uomini hanno sempre mangiato animali, perché noi non dovremmo farlo?
La mia risposta è che un tempo c'erano poche alternative, era spesso una questione di sopravvivenza. In alcuni luoghi del mondo lo è ancora, non esiste il lusso di scegliere un alimento secondo coscienza: o mangi quel che trovi, che abbia le gambe o no, o muori di fame.
Nella parte di mondo privilegiata, in cui abbiamo a disposizione supermercati di ogni genere, con una vastissima scelta di alimenti a qualsiasi ora del giorno e della notte, mangiare carne È un optional. Non è una necessità, è una questione di gusto.
La domanda allora diventa: è giusto sacrificare un essere vivente all'altare delle mie papille gustative?
Per alcuni, la risposta è SÌ. Niente vegani. Per coloro la cui risposta è NO, l'unica scelta è diventare vegani.
Ma ci sono altri motivi che possono spingere qualcuno verso questa decisione che può sembrare drastica.
Mangiare carne non è più sostenibile, nella situazione in cui sta il mondo. I Paesi industrializzati hanno industrializzato anche la lavorazione della carne, l'hanno resa sempre più efficiente in termini di resa e di guadagno, hanno privilegiato in maniera decisamente abbondante la quantità rispetto alla qualità. La carne che consumiamo non è affatto un alimento sano, ma costa poco e soddisfa il palato e così continuiamo a comprarla.
Se facessimo il conto di quanto costa globalmente una bistecca, forse ci penseremmo due volte prima di grigliarla. I pochi euro che spendiamo per portarcela a casa non sono niente. Se dovessimo pagare per tutto quello che sta dietro a quella stessa bistecca (foreste abbattute, acqua e terra inquinata, buco nello strato di ozono...) o a quello stesso sushi (il 90% dei pesci che finiscono nelle reti in cerca di gamberetti viene ributtato in mare morto o moribondo: casualties che alterano pesantemente l'equilibrio della vita negli oceani), allora il prezzo sarebbe talmente vertiginoso che nessuno di noi lo pagherebbe con disinvoltura!
Solo due miliardi di persone possono vivere con una dieta a base di prodotti animali, il pianeta non ne può sostenere di più. Eppure siamo in sette miliardi, più di tre volte tanto. Va da sé che il consumo di prodotti animali non è eco-sostenibile. Ha senso deturpare e consumare il pianeta per il sollazzo delle mie papille gustative?
Ancora una volta, per alcuni, la risposta è SÌ. Niente vegani. Per coloro la cui risposta è NO, l'unica scelta è diventare vegani.
Ma ci sono ancora altri motivi. La carne così come siamo abituati a consumarla non è carne. È qualcosa di vagamente commestibile, che ci fa male.
Riempie il nostro organismo di tossine, che costringono il nostro sistema immunitario a un super-lavoro. È qualcosa che ci avvelena lentamente. Spesso siamo vittima di virus gastro-intestinali che ci fanno stare malissimo e li abbiamo ingeriti attraverso carne infetta. A volte il colesterolo si alza talmente tanto che ci viene un infarto. A volte la carne rimane a putrefarsi nel nostro intestino per mesi e ci viene il cancro al colon. A volte siamo fortunati e semplicemente ci vengono delle fastidiose emicranie (questo è capitato a me: non mangio prodotti animali da circa cinque mesi e ho avuto una diminuzione dei mal di testa che mi affliggevano prossima al 100%). Ha senso sacrificare il nostro benessere fisico per il piacere delle nostre papille gustative?
Se c'è ancora qualcuno che risponde SÌ, a questo punto posso solo dire: fatti tuoi!

Infine mi sono letta i dieci libri della serie Southern Vampire Mysteries, di Charlain Harris.
Per prima cosa dirò che mi sono casualmente imbattuta nel terzo libro della serie, Club Dead. Avevo mezz'ora da riempire e mi sono infilata in libreria, dove avevano i primi tre (Dead Until Dark; Living Dead In Dallas; Club Dead). Ero abbastanza scettica, ma poi ho visto la faccia dell'autrice e mi è stata subito simpatica. Ho deciso di darle una chance, comprando il libro che tra i tre costava meno, dopo essermi fatta l'idea (risultata corretta) che non fosse indispensabile leggere la saga nell'ordine esatto di pubblicazione dei volumi.
Ho trovato Club Dead simpatico e divertente, sebbene di certo non si possa definire un capolavoro della letteratura.
Ho deciso di leggere anche gli altri e ognuno mi ha lasciato la stessa impressione, fino a quando ho intrapreso la lettura del primo e secondo libro. Sono rimasta delusa e scioccata: se avessi letto il primo libro per primo non sarei mai e poi mai andata avanti a leggere. E se per un caso fortuito mi fossi trovata tra le mani il secondo, di certo avrei smesso dopo quello.
Non solo! Il mio shock è stato doppio allorché sono venuta a conoscenza del fatto che dalla saga sia stata tratta una serie di telefilm, dal titolo True Blood. Ne ho vista qualche puntata e sono rimasta sconvolta. L'unica parola che mi viene in mente per definire quella serie è: orribile. Gli attori recitano da cani, specialmente la protagonista. I vampiri hanno i canini retrattili, che scattano come il pulsante di una penna a sfera quando sono eccitati e sono al posto degli incisivi laterali superiori. Ora, anche ne libro si dice che i vampiri hanno canini che si allungano (implicando una discesa lenta e graduale dei suddetti) quando sono eccitati (lussuria, pericolo, paura, aggressività...). Ma siccome i vampiri sono morti che vengono riportati in vita non c'è ragione di credere che nel procedimento perdano due incisivi e i canini ne prendano il posto. O no? Inoltre le poche puntate che ho avuto lo stomaco di guardare possono essere riassunte così: sesso-sesso-sesso-sesso-sang... no va beh, facciamo ancora un po' di sesso. C'era bisogno di ispirarsi a una simpatica saga sui vampiri, per fare una serie semi-porno? Evidentemente sì, sono io che non capisco.
In ogni caso va detto che il primo libro è effettivamente sconclusionato in quanto a trama ma in compenso la libido della protagonista è un argomento che viene dettagliatamente approfondito. Nel secondo le cose vanno un pochino meglio e dal terzo in poi si comincia a ragionare. Se volete un consiglio, saltate i primi due e cominciate dal terzo: la storia non ne risente e state tranquilli che il sesso non scompare, ne avrete comunque un po'.
Commentare un libro alla volta è superfluo, è possibile dare un'opinione cumulativa (e poi ho già dato un parere sui primi due specificamente).
Lo scenario è il seguente: una ditta giapponese ha scoperto come sintetizzare in laboratorio un sangue artificiale che sostituisce perfettamente dal punto di vista nutrizionale il sangue di cui i vampiri hanno bisogno per nutrirsi. A questo punto la comunità internazionale dei vampiri, organizzatissima a livello sia locale che globale, decide di uscire allo scoperto, con un annuncio in mondovisione. Ogni Paese reagisce in modo diverso: in alcuni i vampiri vengono banditi, perseguitati e uccisi, in altri c'è più tolleranza, anche se in nessun luogo ottengono gli stessi diritti degli esseri umani. Gli Stati Uniti sono uno dei Paesi al mondo che si dimostra più tollerante, sebbene sia culla anche di pericolose sette anti-vampiri.
La nostra storia si svolge in Louisiana prevalentemente e segue le vicende di Sookie Stackhouse, una ragazza di venticinque anni che ha una particolarità: è una telepate. Per questo motivo fatica a vivere in mezzo alla gente: a lei il continuo flusso di pensieri a briglia sciolta dà molto fastidio e le persone che sanno/sospettano che lei possa leggere nella mente altrui non gradiscono la sua compagnia. Quando scopre che le menti dei vampiri sono assolutamente silenziose al suo sesto senso, Sookie è fuori di sé dalla gioia e finalmente riesce ad avere il suo primo fidanzato: il vampiro Bill.
I vampiri di questa storia sono generalmente bellissimi, hanno la capacità di ipnotizzare gli esseri umani (ma non Sookie e chi come lei ha un cervello che risponde in modo diverso - ne incontreremo altri due), sono dei formidabili amatori, restano come morti in tutte le ore di sole, sono fortissimi e velocissimi, alcuni di loro possono volare, non hanno normalmente scrupoli - soprattutto quando si tratta di esseri umani - hanno una rigida organizzazione politica interna alla loro comunità e la loro condizione li obbliga a sottostare ad alcune regole perentorie: devono essere invitati a entrare e l'invito può essere revocato a discrezione del padrone di casa; se il loro creatore li chiama o ordina loro qualcosa loro sono obbligati a seguirlo e a obbedire. Oh, sì: al sole non brillano , ma bruciano.
Ma oltre ai vampiri nell'ambientazione si trovano Lupi Mannari, Mutaforma, Fate, Streghe e Naiadi. Queste creature non sempre vanno d'accordo tra di loro, e preferiscono rimanere segrete. Solo Mannari e Mutaforma decideranno di rendersi pubblici, nel libro numero otto o nove, adesso non ricordo.
Sookie imparerà a conoscere e ad avere a che fare con tutte queste creature, a causa della sua relazione con il vampiro Bill.
La storia è raccontata in prima persona da Sookie, che vive ognuna delle sue avventure o disavventure con timore, rabbia, passione, incertezza, generosità, umorismo. È una ragazza mediamente bella e mediamente simpatica, commette errori, ci ripensa e si rode, si ribella, soffre, langue... tendenzialmente è buona e non vuole far soffrire le persone che la circondano. Nonostante ciò desidera anche essere felice, prova un umano desiderio di giustizia quando viene maltrattata o quando a qualcuno a cui vuole bene viene fatto del male. È capace di puntare i piedi e reagisce piuttosto bene alle avversità. Entro la fine della serie, complici le numerose disavventure che le sono capitate, si rende conto di essere cambiata: è più spietata nei confronti altrui, meno arrendevole e ha decisamente smesso di pensare sempre bene di tutti. Mi piace perché non ha paranoie per la testa, è capace di farsi una ragione di quello che le capita, è disposta a offrire seconde opportunità ma valuta caso per caso, è una ragazza con la testa sulle spalle a cui però la solitudine pesa parecchio.
Un'atra cosa che a mio parere è ben riuscita è la relazione tra le varie specie: i vampiri non amano i Mannari, che ricambiano e a loro volta disprezzano i semplici mutaforma. Le fate attraggono irresistibilmente i vampiri e degli altri non gliene importa fondamentalmente niente, salvo in alcuni rarissimi casi. L'unica Naiade che si incontra è egoista e spietata. Apprezzabile è il fatto che non ci siano creature buone e creature cattive: buoni e cattivi sono variamente distribuiti tra belli e brutti, umani e vampiri, mutaforma e mannari, fate e streghe.
Ci sono anche alcune chicche: la presenza di Elvis, per esempio, che risulta essere un vampiro buffo e simpaticissimo. O il fatto che Pam, un vampiro antico e decisamente letale, adori vestirsi in completi color pastello e lavori a maglia nel tempo libero.
Un aspetto negativo dell'intera serie è lo stile spesso sciatto, poco curato e con errori stupidi come l'età di un personaggio che da 19 anni in un capitolo diventa 15-16 poco più avanti, o nomi che vengono riportati in modo diverso da un libro all'altro, o il fatto che il passare del tempo sia indicato in modo impreciso. Alcuni passaggi sono poco chiari e sospetto che un esame più attento porterebbe alla luce qualche contraddizione.
Nel complesso però è leggibile, spesso gustoso e divertente e come già detto non è indispensabile seguire strettamente l'ordine di uscita dei singoli romanzi (anche se la storia segue un ordine cronologico) perché in ogni libro viene inserito un piccolo riepilogo della situazione corrente (vampiri usciti allo scoperto grazie alla bevanda giapponese) nonché brevi riassunti o accenni a fatti accaduti nei libri precedenti a cui si fa riferimento per esigenze di trama. In genere questi riepiloghi sono bene inseriti, non danno fastidio.

mercoledì 16 febbraio 2011

Il contadino! Alla locanda! Non ha pagato il conto!

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Siamo solo a metà del mese, ma non va bene lasciare che troppe letture si accumulino nella memoria.
Dai tempi del post in cui riassumevo i primi libri letti nel 2011, ne ho già da aggiungere una decina, si impone un riepilogo prima che i dettagli sfumino troppo.

Era ancora gennaio, quando mi sono immersa nella lettura di Down And Out In The Magic Kingdom, di Cory Doctorow.
Il racconto si svolge a Disneyland, nel futuro. Gli esseri umani non temono la morte: ogni inconveniente viene risolto con un corpo nuovo di zecca in cui viene impiantata la memoria del soggetto, precedentemente registrata in periodici back-up. C'è tuttavia chi si stufa di vivere, in quel caso gli è concesso di suicidarsi, ma sono veramente pochi coloro che scelgono di farla finita in maniera così drastica. La soluzione preferita dai più è la cosiddetta "deathend": ti fai semplicemente mettere a dormire per un periodo più o meno lungo, anche centinaia di anni. Dopodiché ti risvegli e riprendi a vivere, presumibilmente in un contesto talmente diverso da quello che hai lasciato, che la noia almeno per un po' non ti tormenterà più.
Un altro dettaglio interessante è il fatto di essere sempre tutti on line: le informazioni vengono istantaneamente condivise da chiunque con chiunque, non c'è bisogno di telefonini, scambio di foto o di sms perché tutto viene aggiornato al momento nella tua personale banca dati.
La vicenda gira intorno al protagonista, la sua ragazza e il suo migliore amico, impegnati strenuamente in un'impresa senza speranza, ovvero cercare di evitare che lo spirito animatore di Disneyland venga soppresso a vantaggio di nuove tecnologie più efficaci, potenti, sbalorditive e naturalmente remunerative. Il protagonista è colui che prende più a cuore la cosa, al punto da allontanare la propria ragazza nonostante inizialmente fosse partito proprio con l'idea di farlo per lei. Con la sua motivazione riesce a scaldare qualche animo, ma naturalmente incorre in molteplici difficoltà: certe battaglie non si lasciano mai combattere facilmente.
Doctorow riesce sempre a essere brutalmente attuale anche in un mondo fantastico.

Subito dopo ho letto Radiance, di Alyson Noël.
Si tratta della storia di una ragazzina di nome Riley, che muore in un incidente d’auto insieme a mamma, papà e il suo cane Buttercup. La sola che sopravvive all’incidente è Ever, la sorella maggiore di Riley. Il libro racconta proprio la storia di Riley, che dopo lo schianto attraversa un ponte e si trova nell’aldilà. Questo altro mondo si rivela essere un posto molto simile a quello in cui lei viveva quando era ancora viva, ma che si chiama QUI e in cui il tempo è sempre ADESSO. È un posto strano, visto da una prospettiva ancora più insolita: quella di una ragazzina che brama la vita e non sa come andare avanti ora che è finita. Timorosa del confronto, proprio come lo sarebbe stata al primo giorno di scuola sulla terra; prevenuta nei confronti di un giudizio che ritiene ingiusto a priori, dal momento che non le è stata data la possibilità di crescere o di vivere abbastanza; perplessa nello scoprire che i suoi genitori non hanno avuto difficoltà a trovare il proprio posto lontano da lei… infine si ritrova a ricoprire il ruolo di “acchiappa-anime”, più per mancanza di alternative, che per desiderio. E scopre di non cavarsela affatto male.
Un racconto carino, curioso e meno leggero di quanto potrebbe apparire.


Il terzo libro di questo round è stato La Verità Del Ghiaccio, di Dan Brown.
Farò un piacere a me stessa e a tutto il mondo, d’ora in poi. Non leggerò più niente che porti la sua firma. Trovo i suoi libri sempre più irritanti, spocchiosi, rimasticati e insopportabili. Credo che Dan Brown abbia un’unica abilità nella quale eccelle: riesce a prendere una qualsiasi idea potenzialmente buona, spogliarla di tutti i lati interessanti, buttarla in pasto a personaggi che sembrano la caricatura di Topolino e Gambadilegno, condire il tutto con Frasi Fatte a volontà e Cliché come se piovesse e vendere milioni di copie.
Per tutta la lettura si ha la vivida impressione di assistere a un teatrino in cui il burattinaio si mostra in continuazione ed è pure imbranato.
Lui & Lei sono obbligati a innamorarsi. Sono circondati da supercattivi che vogliono fargli la pelle ma non ci riescono mai nonostante siano militari addestrati del corpo speciale e abbiano a loro disposizione ritrovati tecnologici e bellici che nemmeno Luke Skywalker. Si sarebbe portati a pensare che Lui & Lei siano dei supereroi, delle specie di Rambo, reduci dal Vietnam, fuggiti da Guantanamo… no, nulla di tutto ciò. Se ancora sperate di trovare qualcosa di plausibile, rinunciate ora! Lui è un oceanografo di bell’aspetto che conduce documentari in TV. Lei è un’impiegata (d’ufficio) del governo.
Lo stile di narrazione è scadente e fa notevole uso di una cosa che in gergo viene definita infodump. Vi trovate di fronte a un infodump quando nel bel mezzo di una scena l’autore ci delizia con un’informazione non richiesta, rifilata a mo’ di lezioncina e non integrata alla trama. Non solo Dan Brown sfoggia la sua cultura senza degnarsi neppure di mascherarla. Ci propina nozioni spicciole di biologia o di fisica così, senza motivo, visto che si tratta spesso di informazioni del tutto irrilevanti ai fini della storia. Evidentemente, oltre a credersi un romanziere, Mr Brown si erge a promotore della cultura delle masse.
Ma ho parlato fin troppo. E sarà magari sarà l’invidia a farmi parlare, come spesso - si sa - accade in questi casi. Mi sembra giusto e doveroso, quindi, lasciare la parola a lui, l’esimio:
"il buco aperto nel ghiaccio appariva come una piccola piscina al centro dell'habisfera. La superficie della pozza, profonda settanta metri, rimase increspata per un poco prima di acquietarsi. Il livello dell'acqua del pozzo era almeno un metro sotto la superficie del ghiacciaio, e questa discrepanza era causata sia dallo spostamento della massa del meteorite sia dalla proprietà del ghiaccio di ridurre i suo volume quando si scioglie". (pag 128)
Ho aggiunto io il corsivo. A qualcuno interessava sapere che Dan ha imparato a dovere la sua lezioncina? A me no, a nessuno dei personaggi poteva fregar di meno, visto che sono tutti del mestiere e questa cosa la sapevano perfettamente.
Ora, prima di trascrivere per voi la seconda (e ultima, state tranquilli) citazione, c’è bisogno di un piccolo riassuntino. La premessa è essenziale per cogliere la drammaticità del momento che voglio condividere con voi.
I nostri protagonisti, Lui & Lei, come si diceva prima, sono continuamente presi di mira da un manipolo di militari dei corpi speciali, qualcosa tra i servizi segreti e i mercenari legalizzati. Sono in tre, si muovono rapidi, non hanno problemi di budget e possono permettersi di sparare con prototipi di arma che se venissero trovati da un comune mortale verrebbero scambiati per prodotti alieni. In un momento in cui i Tre attaccano, Lui & Lei sono in compagnia di un’altra donna e di un altro uomo: quattro civili disarmati e soli nella sterminata distesa bianca e ghiacciata della banchisa polare. La donna viene uccisa davanti agli occhi di Lui & Lei e l’uomo quasi, ma Lui & Lei si nascondono dietro la slitta. Troppo furbi! Perché tre militari dei corpi speciali incaricati di far fuori 4 civili disarmati debbano concentrarsi sul primo cadavere e sul secondo quasi-cadavere invece di spicciarsi a far fuori anche gli altri due e tornare a casa per l’ora del tè, non lo so. In ogni caso funziona così. E quindi i nostri due riescono a farsi venire la brillante idea di agganciarsi alla cintura il telone che copriva la slitta, che immediatamente si gonfia per via del forte vento e li solleva in aria. Siccome il gruppetto era unito in cordata e l’unica a essere staccata al momento è la donna-cadavere, Lui & Lei, zavorrati dal quasi-cadavere, prendono il volo sotto allo stupefatto naso dei militari. Ma il vento è fortissimo e li trascina inesorabilmente verso il mare. Non vogliono finire in acqua, perché le tute termiche che indossano hanno una tenuta limitata e in acqua morirebbero di freddo nel giro di breve tempo, allora cercano di sganciarsi. Immaginiamoci la scena, è una situazione pazzesca! Il vento soffia e urla, presumibilmente c’è anche della pioggia che li sferza, fa freddo, si stanno trascinando un quasi-cadavere penzoloni in fondo alla corda e rischiano di essere scaraventati in mare. Cercano di sganciare il moschettone a cui è attaccato il telone, ma la pressione è troppo forte e non ce la fanno. Il bordo della banchisa si avvicina inesorabile, Lei prende la piccozza che aveva appesa alla cintura per segare la fune che li lega al telone. Io non ho mai preso parte a un corso di sopravvivenza e sono ignorante di tecniche di salvataggio in extremis, ma faccio piuttosto fatica a immaginare che una fune come deve essere quella che trasporta tre adulti in una bufera possa cedere nel giro di secondi a colpi di piccozza, in aria. In ogni caso, Lei ci riesce appena in tempo e i tre precipitano sul ghiaccio sottostante, a un pelo dall’acqua. Stremati, terrorizzati, ammaccati e contusi sollevano la testa.
E ora cedo la parola a Dan, che ci offre il punto di vista di Lui:
“Allora si rese conto di ciò che era successo: erano scivolati dal ghiacciaio principale su un lastrone più basso. Grande come una pista da hockey, era in parte crollato, pronto a staccarsi e precipitare in mare da un momento all'altro.
"Il fenomeno del calving", pensò Tolland, osservando la precaria piattaforma su cui era disteso.” [pag 233)
E certo! A cos’altro vuoi pensare in un tale frangente, se non alla definizione scientifica del fenomeno di formazione degli iceberg?!
Bastano poi due accenni ai famosi Lui & Lei. Lui è bello e lavora in TV, milioni di donne nel paese sono innamorate di lui, ma lui è forse uno sbruffone che cambia ragazza come cambia i calzini? Giammai! Lui è un Puro Di Cuore, devotamente fedele alla buonanima di sua moglie, opportunamente morta e sepolta al momento in cui questo popò di storia si svolge. E Lui & Lei si innamorano perché verso la fine del libro Dan Brown se ne ricorda e strizza tra un paragrafo e l’altro frasi del tipo: “Lei si rese conto dell’espressione dolce negli occhi di lui”, o “Lui finalmente capì cosa voleva dire sua moglie, quando sul letto di morte gli aveva promesso che un giorno si sarebbe innamorato ancora” e ancora un po’ ci si aspetta di vedere qualcuno che cavalca solitario verso il tramonto.
Insomma, talmente deludente che non so che parte evitare di descrivere. Ma diciamo basta qua.

Il quarto libro di questo post è Uomini Che Odiano Le Donne, di Stieg Larrson.
Nonostante lo spropositato successo che ha avuto, l’ho trovato un bel libro. Forse non da giustificare lo sproposito nel successo, ma mi è parso un bel giallo, ben costruito, con personaggi credibili e reazioni realistiche.
Un giornalista si ritrova, a causa di varie vicissitudini, ad avere un anno di tempo a disposizione. Accetta quindi di lavorare per un anziano signore, che lo incarica ufficialmente di redigere la sua biografia, ma ufficiosamente è interessato a scoprire che fine ha fatto la sua nipote prediletta, scomparsa qualcosa come cinquant’anni prima e da lui creduta morta, assassinata da un membro non identificato della loro numerosa e acidissima famiglia. Il giornalista accetta e si lascia suo malgrado coinvolgere dalle vicende che mano a mano si svelano sotto i suoi occhi. Viene aiutato nelle sue ricerche da una ragazza molto particolare, anticonvenzionale, molto cinica e crudamente realista, sempre pronta ad aspettarsi il peggio dalle persone. E spesso ci azzecca. Alla fine il mistero si svela e il nostro bravo giornalista torna gloriosamente a fare il suo lavoro.
Non mi ha fatto impazzire, ma la storia è coinvolgente. Ho già in programma di leggere i seguiti.

A seguire ho letto World Of Wonders, di David Gerrold.
Ne ho già scritto qui e ne approfitto così taglio un pochino questo post che per colpa di Dan Brown si è allungato a dismisura.

È stata quindi la volta di The Forest House, di Marion Zimmer Bradley.
Ho deciso di prendere in mano un libro della Zimmer Bradley dopo essermi imbattuta in numerose recensioni entusiaste. L’unico libro suo che avevo preso in mano precedentemente era stato “Le Nebbie Di Avalon”, alla tenera età di 17 anni, e lo avevo mollato quasi subito per la noia. Vedi mai che con l’età riesca ad apprezzarla?, mi sono detta. E ho attaccato “The Forest House” . Confesso di avere impazientemente tentato di spingere i personaggi con la forza del pensiero a fare qualcosa dopo aver realizzato che a pagina 100 il riassunto della storia poteva essere questo: giovane soldato romano precipitato per errore in una trappola per orsi viene soccorso da famiglia di Britanni. *GH*
Ho proseguito la lettura, non tanto per l’implacabile azione, ma per l’ambientazione dipinta con una precisione e una delicatezza che ho trovato davvero ammirevoli. Non so se quella che sto per fare sia un’osservazione idiota o sessista, ma percepivo nettamente che dietro alle pagine del libro ci fosse una donna. Come quando entri in una casa e vedi fiori sul tavolo e cuscini dcorativi sul sofa.
Insomma, alla fine devo ammettere che il libro mi è piaciuto, ma che lo stile della Zimmer Bradley mal si confà alla mia natura impaziente, figlia probabilmente di una vita frenetica e troppi film di Hollywood. Credo che leggerò altro di suo, ma solo quando mi sentirò di rallentare il ritmo.

Anche del libro numero sette ho già parlato. Si tratta di The Complete Idiot's Guide To Pilates Method, di Karon Karter. Non c’è molto altro da aggiungere, se non la considerazione che la teoria è decisamente la parte più facile. Decisamente.

Il libro seguente è stato First Love, Last Rites, di Ian McEwan.
Si tratta di una raccolta di racconti e non mi ha lasciato particolarmente soddisfatta. Il primo racconto, Solid Geometry, è forse il più surreale dell’intera raccolta e credo quello che ho apprezzato maggiormente. Gli altri sono troppo malinconici e si svolgono su ambientazioni volutamente squallide, ma sono un po’ stanca di Malinconia & Squallore Senza Via D’uscita.

Su consiglio di un contatto anobiiano subito dopo ho intrapreso la lettura di un altro libro dello stesso autore: Atonement.
E questo mi ha entusiasmato.
Si tratta di una storia articolata su diversi livelli. La base della vicenda è una grande casa inglese in tempi antecedenti la seconda guerra mondiale. È estate e nel giro di pochi giorni si svolge l’episodio che dà ragione a tutto quello che segue. La fautrice del destino di una manciata di persone è Briony, una ragazzina che all’epoca aveva tredici anni. Ha una fantasia molto fervida, anzi: di più. Nella sua immaginazione crea episodi, assegna ruoli e a un certo punto trascina il suo mondo di fantasmi e idee all’interno del mondo reale, sconvolgendo la vita di più di una persona. Quando, più grandicella, si rende conto di quello che ha fatto, è troppo tardi per rimediare, ma a suo modo lei sente di doverci provare.
Il finale è triste da strapparti il cuore, ma è talmente azzeccato che non fa che accrescere il valore e la bellezza di questo romanzo.

Infine ho letto Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi.
Un racconto delicato, triste e bellissimo, di un Portogallo che si sveglia sotto la dittatura e di un giornalista che si dedica alla pagina culturale di un quotidiano.
Pereira è un uomo normale, non è un fervente patriottico e neppure un ardito rivoluzionario. Non usa la pagina culturale di cui è responsabile per fare propaganda pro- o anti-dittatura, ma traduce brani di poeti e scrittori che trova interessanti . È affezionato al ricordo della moglie morta, a cui si rivolge quotidianamente osservando il suo volto in una vecchia fotografia. È un po’ sovrappeso, soffre di cuore e fa la vita dello scapolo, con la governante che gli fa trovare pronto il mangiare regolarmente. E nella sua routine si innestano sia la dittatura, con le sue esigenze, sia una giovane coppia di rivoluzionari, che lui continua ad aiutare discretamente senza riuscire a spiegarsi bene perché. E quando infine lo spettro della dittatura gli si palesa inconfondibile e crudele, prende l’unica decisione che un uomo desideroso di concludere la propria vita in pace con il mondo e con la propria coscienza può prendere.
Lo stile è particolare e sempre molto leggero anche quando gli episodi sono scottanti. Il libro si fa leggere volentieri, le pagine si susseguono delicate e intrecciate l’una all’altra. Un pomeriggio tranquillo che lascia un po’ di amaro in bocca, inevitabilmente portando alla constatazione che la storia si ripete sempre.

venerdì 28 gennaio 2011

Wear the old coat and buy the new book [Austin Phelps]


Come promesso, ecco un post per parlare delle mie letture di gennaio. Il ritmo rallenterà, perché il Tempo è Tiranno, ma finché è durata è stato bello. E, naturalmente, non ci sono più le mezze stagioni, ma questa è un'altra storia.

*GH*

Il libro che ha avuto l'onore di essere il primo del 2011 è stato "Mini Shopaholic", di Sophie Kinsella. Una lettura impegnata e profonda, insomma *ironia & sarcasmo*. Ogni tanto si ha anche bisogno di alleggerire la materia grigia e rilassare le sinapsi.
E Becky Bloom, protagonista della serie "Shopaholic", è sempre lei: tenera e sognatrice, capace di strappare tanti sorrisi. Vive nel suo mondo, si fa un miliardo di film nella testa, combina guai e inventa storie a più non posso per far aderire la realtà alla sua fantasia. Una pasticciona impenitente, ma fa tutto in buona fede e sempre per far felici le persone a cui vuole bene. E la saga continua...

Subito dopo ho letto "The Passage", di Justin Cronin.
L'ho comprato in aeroporto prima di Natale, non ho saputo resistere alla recensione riportata sulla copertina: By the third chapter, trash was piling up in our house because I was too scared to take out the garbage at night. - Ron Charles, The Washington Post [trad.: Già al terzo capitolo c'era una montagna di pattumiera accumulata in casa, perché avevo troppa paura di uscire di casa la notte per portarla fuori].
In realtà personalmente non l'ho trovato così spaventoso. E di esperimenti governativi segreti alla ricerca dell'arma finale ho già letto fior di romanzi. Nonostante questo, le 879 pagine si fanno decisamente leggere. In ogni momento era estremamente difficile decidere di chiudere il libro, qualunque ora fosse e qualunque fosse l'impegno che chiamava.
Inizialmente la storia si svolge rapida e raggiunge quella che sembra una conclusione e ti chiedi, E adesso, cosa succederà? È già successo tutto e siamo solo a pagina 250! Allora attacchi il capitolo dopo, e quello dopo, e quello dopo ... e continuano a succedere cose, continui a rimanere incollato alla storia perché il ritmo non cala davvero mai. Ogni volta che hai l'impressione di aver raggiunto il capolinea, nel giro di mezzo capitolo ti rendi conto che era solo una fermata. Per arrivare poi al momento in cui tutto è in discussione e a quel punto cambi domanda e ti chiedi, Ma come può finire tutto in venti pagine?!
L'esperimento governativo segreto che mira alla creazione dell'arma finale si chiama NOAH. È stato scoperto che nell'essere umano la ghiandola preposta alla crescita fisica smette di funzionare raggiunta l'età della maturità. Ecco perché comincia il processo dell'invecchiamento, che porta inevitabilmente alla morte. Lo scopo dell'esperimento è rendere attiva e funzionante detta ghiandola anche nei sogetti adulti, in modo da prolungare loro la vita, migliorando le loro prestazioni fisiche. Ci si serve di "volontari", ovvero persone che danno liberamente il proprio consenso di fronte a una semplice scelta. In genere le cose vanno così: Caro Tizio. Tu sei condannato a morte e dopodomani ti verrà somministrata l'iniezione letale. Se però vieni con noi e ti lasci usare come cavia nel nostro laboratorio per un esperimento scientifico del quale non possiamo naturalmente dirti un bel niente, allora hai garantita l'amnistia. Che dici? Ecco reclutati dodici volontari. Il tredicesimo è una bambina (che viene rapita) ed è anche la sola che reagisce nel modo sperato. Tutti gli altri si trasformano in esseri immortali, fortissimi, altissimi, bruttissimi, che non riesocno a frenare l'impulso di saltare addosso alle persone per sbranarle. Non sopportano la luce del sole, quindi escono solo di notte. Se la persona morsa non viene sbranata e sopravvive, si trasforma a sua volta.
A raccontarla così sembra l'ennesima trovata in stile vampiri e/o lupi mannari. In realtà la storia e l'evoluzione dei personaggi e delle loro vicissitudini è gestita molto bene, per cui non viene per nulla spontaneo pensare a vampiri/licantropi mentre si legge. La bambina è la chiave per risolvere la tragica situazione nella quale l'umanità precipita nel momento in cui i dodici soggetti utilizzati per l'esperimento riescono a fuggire. Una lettura che non annoia.

Si cambia stile con "Contare le Stelle" , di David Almond. Non è il genere di libro che leggo normalmente, ma non posso dire che mi sia dispiaciuto. Si tratta di una raccolta di storie e aneddoti familiari, raccontati e visti con gli occhi di un bambino, che capisce e crede e vede solo una parte della realtà e che cerca di crescere ma non troppo. Tenero e delicato, semplice come sono semplici le cose per i bambini.

Poi è stata la volta di "Il Moufletto e la Foresta Interminabile", di Giovanna Corrias Lucente e Donatella Lapadula, divertente e brevissimo libro per bambini. Il Moufletto è un animale misterioso che cerca compagni di gioco, ma nessuno sa cosa sia, nemmeno lui. Storiella divertente, scritta in modo molto semplice e senza pretese, è una gradevole lettura per bambini che hanno appena cominciato a leggere da soli.

Quinto libro del 2011: "La Città dei Libri Sognanti", di Walter Moers.
Ma quanto è bella Librandia? Una città che vive e respira libri e lettura, dove ogni negozio ha in vetrina volumi, carta, segnalibri, penne, taccuini... e dove le attività quotidiane ricreative prevedono letture di gruppo attorno al fuoco, declamazione di poesie e dove i locali stanno aperti tutta la notte per consentire ai lettori "delle ore piccole" di trovare sempre un posticino accogliente. Ci sono anche creature strane e segreti pericolosi, e sono proprio quelli che il protagonista - un dinosauro proveniente da Forte Vermicchio di nome Ildefonso De Sventramitis - dovrà svelare attraverso un pericoloso e avventurosissimo viaggio nelle catacombe sotto la città. È un romanzo molto divertente e, per certe osservazioni sulla scrittura, gli scrittori e l'editoria, decisamente molto attuale!

È stata quindi la volta di "Il Viaggio della Strega Bambina", di Celia Rees, seguito subito dopo da "Se Fossi una Strega".
Nel primo libro si segue la storia di Mary, una bambina la cui nonna viene arrestata e condannata per stregoneria nel 1600 in Inghilterra. La bambina si imbarca allora insieme a una comunità di puritani in partenza per l'America. Viaggia e si stabilisce insieme a loro, ma ha uno spirito diverso che le fa apprezzare i nativi e la natura che li circonda. Mary cresce e rimane una ragazzina indipendente e autonoma e questo infastidisce molto i capi della comunità, che insistono a cercare (e trovare) il male e Satana in ogni piccola cosa. Quando la parola "strega" comincia a rimbalzare da una parte all'altra del villaggio, Mary capisce già come andrà a finire, ma per fortuna ha degli amici.
"Se Fossi una Strega" è il seguito di "Il Viaggio della Strega Bambina" ed è ambientato ai giorni nostri.
Una studentessa di origine pellerossa legge documenti e fa sogni che le fanno credere di essere in qualche modo collegata alla Mary di cui si narra nel primo libro. Grazie alle capacità sciamaniche di sua nonna rivive gli episodi salienti della vita di Mary, che ha sofferto la fine delle tribù native americane per mano degli Europei.
Nell'insieme i due libri ripercorrono la vita delle prime comunità di Europei trapiantati in America a spese dei popoli nativi, condannati per il semplice fatto di esistere e di essere diversi. I religiosi dell'epoca non ci fanno una bella figura, ma neppure gli avventurieri e gli Europei che avevano affrontato il viaggio solo per fare fortuna. E non ci fanno una bella figura neppure i Pellerossa, incapaci di unirsi contro il nemico comune. In definitiva l'amara conclusione è che, indipendentemente dai motivi e dalle ideologie ciascuno si crede migliore degli altri e alla fine non vince il migliore, ma solo il più forte.

Una lettura brillante e davvero divertente è stato il libro numero otto del 2011: "Beastly", di Alex Flinn.
Si comincia con un'esilarante chat in un forum riservato a un gruppo di sostegno per trasformati. I partecipanti alla chat sono la Bestia, il Principe Ranocchio, L'Uomo Orso e una Sirena che sta considerando di barattare la propria voce in cambio di un paio di gambe per conquistare il suo vero amore. Se questi personaggi vi sono familiari, ci avete visto giusto: sono proprio loro!
Il romanzo segue la vicenda di Bestia ed è ambientato nella New York dei nostri giorni in cui il giovane figlio di un celebre presentatore televisivo è ossessionato dall'aspetto fisico e dal denaro, che considera gli unici valori degni di nota al mondo. Finché, naturalmente, una strega lo trasforma in un mostro e gli promette che l'incantesimo si spezzerà solo se una ragazza si innamorerà di lui e gli darà un bacio per suggellare il sentimento entro due anni esatti. Molto divertente e trattata bene la trasposizione della fiaba.

I due libri seguenti sono della mia eroina Robin Hobb! Dopo aver eletto "The Liveship Traders Trilogy" una delle letture più entusiasmanti che abbia mai fatto, non potevo lasciarmi scappare i seguito: "The Rainwild Chronicles". Si tratta di un'altra trilogia, ancora incompleta al momento. Il primo libro si intitola "The Dragon Keeper" e il secondo "Dragon Haven". Siamo nel misterioso e affascinante territorio solcato dal Rain Wild River, il fiume dall'acqua talmente acida che nessuna nave dura a lungo, a meno che non sia costruita con quello che tutti chiamano Wizardwood, un legno dalle proprietà magiche da cui si ottengono navi in grado di acquistare consapevolezza, coscienza e una propria personalità. Dietro a questo Wizardwood, però ci sono dei segreti che il popolo del Rain Wild ha imparato a conoscere e che hanno a che fare con la popolazione dei Draghi. E proprio i Draghi sono i protagonisti di questo seguito: assistiti da un manipolo di giovani reietti, intraprendono il viaggio verso la misteriosa città di Kelsingra, dove sperano di riuscire a stabilirsi e restituire alla stirpe dei draghi il lustro, l'importanza e il rispetto che aveva un tempo.

Subito dopo mi sono concessa una breve lettura fuori tema con il testo "Dimagrire Mangiando", di Patrick Holford. Non accalcatevi e non siate ansiosi: il nostro non ci svela nulla che non sapessimo già. Però parla della fibra chiamata glucomannano come di un supporto efficace nella perdita di peso. Da provare.

L'ultimo libro che ho terminato in gennaio è "Harpy's Flight", di Megan Lindholm . Megan Lindholm è il vero nome di Robin Hobb e "Harpy's Flight" è uno dei suoi primi romanzi.
Mi è piaciuto, mi è piaciuto molto e mi è piaciuto tutto. Non riesco a decidere cosa tra l'ambientazione, la protagonista, le creature, le tradizioni dei popoli... mi abbia conquistato. Probabilmente ognuna di queste cose e il loro insieme. Un bel romanzo, costruito bene tra presente e flash-back che ci raccontano tutto quello che abbiamo bisogno di sapere senza annoiarci e senza "sapere" di lezioncina. Con mio sommo disappunto nonché estrema disperazione, ho scoperto che "Harpy's Flight" è il primo di quattro romanzi, attualmente non reperibili perché in ristampa. Sto ancora decidendo se cercarli usati o pre-ordinarli su amazon.

Al momento ho tra le mani "Down and Out in the Magic Kingdom", di Cory Doctorow , la mia tredicesima lettura dell'anno e promette bene!

Quindi
BUON ANNO e BUONE LETTURE
a tutti!