WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss
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lunedì 14 gennaio 2013

 
"People with a faith have an easier time of it nowadays, I'm sure. They have someone they can turn to with their worries. They think all this killing is for a reason." 
"A reason! It's all senseless! Because they believe in heaven, they don't want to fix anything on earth. Always crawl and keep a low profile. Heaven will fix everything. God knows why it's happening. On the Day of Judgement we'll find out. No, thanks!" 

[Alone in Berlin, Hans Fallada]

giovedì 3 gennaio 2013

Women who seek to be equal with men lack ambition. [Marilyn Monroe]

Un paio di settimane fa mi è stato segnalato un articolo comparso sul sito Pontifex che trattava l'argomento "femminicidio".
Tralasciando i commenti più spontanei e più scontati che la lettura di tale articolo suscita, che nessuno ha bisogno che glieli suggerisca io, penso invece sia l'occasione di mettere per iscritto alcune riflessioni sul tema donna, scaturite anche in seguito alla mia vacanza estiva in Egitto.

Nel complesso in cui ho soggiornato erano presenti moltissime famiglie arabe di religione mussulmana.
Le donne avevano rigorosamente il velo, le maniche lunghe e le gambe coperte fino ai piedi nonostante facesse caldissimo e nonostante, naturalmente, i loro compagni uomini girassero in canottiera e shorts.
Facevano il bagno in mare o in piscina completamente vestite, a tutte le età.
Un tempo avrei considerato tale abitudine semplicemente questo: un'usanza, appunto, una tradizione culturale da rispettare. E non ho cambiato del tutto idea: sono convinta che una donna abbia il diritto di coprirsi, se ciò la fa sentire a suo agio.
Il fatto è che nella maggior parte dei casi non si tratta dell'espressione di un diritto, perché una donna che vive in un paese dominato dalla religione mussulmana non ha scelta, e l'unica possibile le viene imposta dagli uomini. Uomini sicuri che il corpo della donna sia una porta per la dannazione, e che pertanto vada nascosto. Uomini che credono che il corpo della donna sia responsabile della loro incontinenza sessuale. Uomini pronti a punire la donna che non accetta una tale imposizione, perché convinta che nel suo corpo non ci sia niente di sbagliato o di vergognoso.
Questo atteggiamento maschile mi fa rabbia; pensare a una bambina piccola, che cresce sapendo che a un certo punto della sua vita sarà obbligata a mettersi un lenzuolo in testa, per nascondere la forma che Madre Natura (o Dio) le ha donato, mi mette tristezza. Forse la maggior parte di loro non ci farà troppo caso, essendo circondata da altre donne che si comportano allo stesso modo, anzi: magari attende con ansia il giorno in cui anche lei potrà indossare il velo, perché vorrà dire che finalmente è adulta. Forse invece no, forse sono in tante a pensare che se gli uomini hanno un problema, non stia alle donne risolverlo.

(nota: naturalmente discorsi analoghi potrebbero esser fatti anche sulla cultura occidentale e sugli estremi opposti a cui arriva, ma a quanto mi risulta essere una taglia 40 con l'ombelico di fuori e la minigonna inguinale non è legge da nessuna parte del mondo).

Che poi sia un punto di vista quantomeno discutibile (quello che gli istinti maschili vadano arginati tramite mortificazione del corpo femminile) non ci piove, e secondo me l'uomo che lo sostiene ha seriamente bisogno di un intervento psicologico, per aiutarlo a superare tale preconcetto. E che cavolo: veniamo al mondo nudi, maschi e femmine! A maggior ragione per chi si professa fortemente credente, il corpo umano dvrebbe essere la perfezione!
Davvero vedendo una donna con le maniche corte, i capelli al vento e la gonna sopra il ginocchio, tutti gli uomini vengono assaliti da un'incontenibile bisogno di accoppiarsi con lei? Ma per piacere. Questa è solo la tesi di qualcuno incapace di controllarsi, a cui fa comodo considerare tutti quanti incapaci come lui. Ma mettiamo pure il caso che davvero tutti gli uomini abbiano delle reazioni inarrestabili di fronte a una caviglia femminile scoperta, o a un polpaccio, o - spingiamoci oltre - una pancia.
Che razza di uomo è, quello pronto a costringere con la forza la donna in questione ad accoppiarsi con lui? Proprio quello che, a faccenda conclusa, sarà pronto a dare la colpa a lei, affermando che lo ha provocato con il suo corpo.  
Perché vai in giro scollata/in minigonna/con i jeans stretti... se non per essere assalita da un uomo affamato di sesso?
... Ma ti pare???? (*)

Ora io al posto loro mi farei delle domande sugli uomini che frequentano le spiagge per nudisti, dove si trovano individui (maschi e femmine) completamente nudi. Sono alieni? Sono super-uomini? Sono finti uomini? Come possono resistere all'impulso incontrollabile di saltare addosso a tutte le femmine presenti in spiaggia?

Non capisco perché non si possa essere semplicemente persone: con un corpo, certo, ma anche una mente, uno spirito, un senso critico.
Perché l'imposizione maschile alle donne, di coprirsi per evitare che a loro vengano pensieri "sporchi", è solo l'anticamera di convinzioni come quelle espresse dall'articolista di Pontifex, che è cristiano, e scrive: 
"le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti.
Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera... Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise." [grassetto mio, testo in maiuscolo presente nell'articolo]

Non credo di interpretare male: se una donna non fa trovare pronto in tavola a suo marito e questi la ammazza di botte le responsabilità sono condivise. (E io che pensavo che "responsabilità condivise" volesse dire che persino un uomo può cucinare o pulire casa!)
Questa affermazione è agghiacciante, e non perché suona medievale, ma perché è agghiacciante e basta. 
Sarebbe come dire che se una donna prende un badile e va a rompere la testa al Sig. Bruno Volpe le responsabilità sono condivise, perché lui l'ha provocata.

Sig. Volpe, in futuro pensi due volte, prima di dar aria alla bocca, e non perché lei non abbia il diritto alle sue opinioni, ma perché ha anche il diritto di ragionare prima di parlare. Non lo sprechi più.

(*) nota: So benissimo che esistono donne, che per sentirsi tali hanno bisogno di mettere in mostra il proprio corpo.
Per quanto trovi personalmente la cosa molto triste, e ritenga che avrebbero bisogno di supporto psicologico tanto quanto i maschi che per sentirsi maschi devono reagire a una coscia scoperta, non vedo comunque come questo possa anche solo lontanamente giustificare l'aggressione da parte di un uomo: come il pavimento sporco o il pranzo da fast-food di cui sopra, si tratta di moventi inesistenti.

domenica 16 dicembre 2012

Self righteousness belongs to narrow-minded. [Toba Beta]

 
La settimana scorsa ho fatto un'imprevista capatina in una libreria dell'usato.
Proprio prima di uscire, ho visto esposto il libro Tuck Everlasting di Natalie Babbit. Siccome un paio di anni fa ne avevo letto una citazione che mi era piaciuta molto e avevo tentato di ordinarlo senza successo, l'ho arraffato immantinente e me lo sono portato a casa, dove l'ho letto in poche ore, considerato che è un libro breve, per bambini.
Si tratta di una fiaba, i cui protagonisti sono i quattro membri della famiglia Tuck, che, dopo aver bevuto acqua da una sorgente nel folto di un bosco, scoprono che per loro il tempo si è fermato: non invecchiano, né muoiono.
La descrizione della fonte è bella di per sé: si dice che il tempo è una ruota che gira, e quella sorgente è il centro della ruota, che sta fermo. Con tinte molto delicate, il racconto si snoda attorno ai temi importanti di vita, morte ed eternità.

La frase che mi aveva colpito due anni fa, e che mi aveva spinto a cercare di procurarmi il libro, è questa: Don't be afraid of death; be afraid of an unlived life. You don't have to live forever, you just have to live. ["Non aver paura della morte, temi piuttosto una vita non vissuta. Non è necessario vivere per sempre, l'importante è vivere."]

Ora è successo questo: sulla mia pagina facebook mi piace condividere le citazioni che mi piacciono. Sia due anni fa, quando l'avevo appena letta, sia l'altro giorno, dopo averla riletta, l'ho postata sulla mia bacheca. E sia due anni fa, sia l'altro giorno, ci ho poi trovato sotto dei commenti.
In particolare, si è trattato in entrambe le occasioni di commenti da parte di persone lontanissime da me e dalla mia vita, delle quali non saprei assolutamente nulla, se non fosse per facebook che mi aggiorna, e che non si sono mai sognate di commentare alcunché di mio in precedenza. Persone, in entrambi i casi, che si professano cristiane. E che non lo fanno discretamente, con le proprie azioni. Lo fanno strombazzandolo a parole, anche su facebook. Il tipo di persone che danno l'impressione di considerarsi migliori degli altri, anche se probabilmente non lo ammetterebbero mai apertamente.

Beh, per tagliar corto: in entrambi i casi il commento era negativo. Bocciava cioè il concetto espresso dalla citazione. La ragione addotta è che il cristianesimo afferma che noi vivremo sì per sempre, che la morte non è che un passaggio, che la vita terrena è un sacrificio, che l'unica cosa davvero importante è l'eternità (sottinteso evidente: che comincia dopo che siamo morti).
In un caso sono stata giudicata superficiale per avere accettato un'idea vaga e ambigua come veritiera. L'idea vaga e ambigua sarebbe quella di "vita piena", concetto da me espresso in un tentativo di replica, nel quale proponevo di considerare che "non temere la morte" e "vivere" non facessero a botte con un credo religioso che prometteva l'eternità.
Attenzione: le espressioni "temi piuttosto una vita non vissuta" e "l'importante è vivere" sono state giudicate vaghe e ambigue solo in seconda battuta, quando ho fatto presente che il sottinteso "vita dissoluta e sprecata" fosse arbitrario. Il primo significato attribuito da queste persone, infatti, era precisamente quello: vivere a fondo la propria vita = buttarla via.

È chiaro che, proprio per la sua natura, una citazione è breve e non potevo certo ricopiare l'intero libro per esser certa che chi leggesse capisse l'esatto valore di quella frase. Trovo però quantomento curioso, che questi cristiani dichiarati abbiano avuto l'immediata reazione di leggerci il significato più biasimabile.
Mi viene da domandarmi: come mai? Ma eventuali motivazioni sarebbe meglio lasciarle a un'accurata auto-analisi dei soggetti in questione. Che, se la facessero, forse smetterebbero di essere così arroccati nel loro senso di auto-giustizia e mostrerebbero il critianesimo come una strada di vita piena di significato, invece che un rifugio per persone acide e pettegole, pronte a pensar male di tutti gli altri e a sparare giudizi.

venerdì 26 ottobre 2012

When a man cannot choose he ceases to be a man. [A. Burgess]



Qualche giorno fa mi è tornato in mente un racconto di Dino Buzzati, Il disco si posò.
Per qual motivo mi sia tornato in mente, non saprei dirlo, ma ormai ho imparato che il mio cervello viaggia per sentieri a me sconosciuti e ho da tempo stabilito di lasciarglielo fare.

Il racconto parla di una coppia di extra-terrestri che una sera atterra sul tetto di una chiesa, sul nostro mondo. Il curato li osserva e nota la loro curiosità nei confronti della croce, così si offre di spiegare loro il significato di un tale simbolo. Lo fa, partendo da Adamo ed Eva, fino ad arrivare alla venuta di Gesù, alla sua morte e alla sua resurrezione.
Gli alieni sono stupefatti: anche sul loro pianeta esiste l'albero della conoscenza del bene e del male, proprio come nell'Eden biblico. E anche a loro Dio aveva comandato di non mangiarne i frutti. La differenza è che loro hanno obbedito!
Quale non è, poi, la loro sorpresa e indignazione nello scoprire che, una volta che Dio si fu preso la briga di scendere sulla terra per rimettere le cose a posto, gli esseri umani lo avevano ammazzato!
Inizialmente il curato è umiliato dalla purezza spirituale dei nuovi arrivati, ma subito ha un moto di orgoglio: ha scoperto che gli alieni non pregano, quindi è sicuro che si sentano molto soli, nonostante il loro comportamento impeccabile. Alla fine conclude che Dio preferisce di sicuro i terrestri, che, pur con tutte le loro pecche, alla fine della giornata gli rivolgono la parola, e che comunque una vita perfetta deve essere senz'altro una vita noiosa.

Dino Buzzati è un autore che apprezzo: i suoi racconti dicono sempre qualcosa e personalmente mi piace anche il suo stile di scrittura.
Il disco si posò mi lascia la bocca piena di osservazioni, che in alcuni casi hanno forse più a che fare con il mito della creazione che con il racconto in sé.

Per prima cosa, direi che il concetto di libertà di scelta rimane pesantemente mortificato dalle minacce, e questo vale sempre, in ogni contesto, la mia non è una presa di posizione anti-religiosa.
In bocca a Dio sono state messe le parole del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare: perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo sarà la tua morte.
Considerato che Adamo ed Eva erano appena stati creati e non avevano mai visto né conosciuto nulla prima di quel momento, sicuramente non avevano idea 1) di trovarsi in un paradiso; 2) di cosa fosse bene; 3) di cosa fosse male; 4) di cosa fosse morte.
Mi spiego: un conto è dire a qualcuno Se ti butti dal dodicesimo piano ti spiaccichi al suolo, perché le cose cadono sempre dall'alto verso il basso e il marciapiede è più duro di te; un altro è dirgli Tieni questa cosa bellissima, ma non devi usarla mai altrimenti succederà qualcosa che non sai cos'è e io non te la spiego.
La prima differenza tra le due frasi è che nel primo caso si tratta di una legge fisica ineluttabile, mentre nel secondo caso è una decisione arbitraria del proprietario della cosa bellissima.
La seconda differenza è che nel primo caso ho effettivamente una scelta: mi è stato spiegato in modo comprensibile cosa mi succede se decido di buttarmi dal dodicesimo pino. Nel secondo caso, invece, vengono utilizzati termini che esprimono concetti sonosciuti: come posso scegliere consapevolmente, se non comprendo di quali conseguenze si sta parlando?
Citando Pratchett & Gaiman, dal loro "Good Omens": People couldn't become truly holy, he said, unless they also had the opportunity to be definitely wicked (= Le persone non possono diventare davvero sante, disse, a meno che non abbiano anche l'opportunità di essere completamente malvage).

Erano felici, Adamo ed Eva, prima di mangiare il frutto proibito? Come potevano esserlo? O in ogni caso: come potevano rendersi conto di esserlo? Non avevano conosciuto altro! Non avessero dato retta al serpente, prima o poi all'albero sarebbero arrivati comunque spinti dalla noia! In questo sono d'accordo con il don Pietro del racconto; gli extra-terrestri, con la loro vita da perfettini primi della classe si dovevano annoiare di brutto!
Ma qui abbiamo una contraddizione, perché invece di annoiarsi debitamente, gli alieni sono addirittura riusciti a costruire un'astronave che ha permesso loro di viaggiare nello spazio e raggiungere il nostro pianeta, prima che noi fossimo in grado di farlo! Il che significa che tutte le scoperte che abbiamo compiuto noi esseri umani (e molte altre), sono state compiute anche da loro: il fuoco, per esempio, o la ruota. Solo che mentre noi - avendo acquisito la conoscenza del bene e del male - siamo in grado di utilizzare ogni scoperta in modo costruttivo o distruttivo, loro possono utilizzare ciò che scoprono solamente... aspetta un attimo: se non conoscono né il bene, né il male, come possono utilizzare bene o male ciò che scoprono?
Secondo me, in una situazione di assenza della conoscenza dei concetti di bene e male, non si scopre un bel niente. Perché se non si sente il bisogno di migliorare la propria condizione, non si inventa né si scopre niente, ma il bisogno di migliorare la propria condizione si avverte solamente se si è consapevoli che detta condizione possa essere migliorata, ergo: bisogna conoscere e saper distinguere ciò che è bene da ciò che è male, ciò che è meglio da ciò che è peggio.

In conclusione: se teniamo per buono il racconto dell'albero della conoscenza del bene e del male, i due extra-terrestri non sarebbero mai potuti atterrare sul tetto della chiesa di don Pietro.

In quanto al fatto che Dio preferisca gli esseri umani, credo che questo cozzi con il concetto cristiano di Dio creatore e padre: un padre non deve fare preferenze tra i suoi figli!
E se ci avesse davvero creati desiderando per noi una vita senza conoscenza di bene e male, di cosa dovrebbe essere contento? Ciascuno di noi sceglie in continuazione di agire bene o male!
Mi tornerebbe di più se Dio avesse concesso la conoscenza del bene e del male agli esseri umani e poi avesse detto Mò, adesso io sono contento solo se scegliete il bene. (Sebbene il seguito debba in questo caso essere E però se scegliete il male vi punirò per l'eternità, la scelta non è proprio liberissima, eh. Dev'essere anche per questo, che tanta gente sceglie alla fine di non credere neanche a una parola di questa storia...)