WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss
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mercoledì 16 luglio 2014

Il y a des fleurs partout pour qui veut bien les voir. Henri Matisse


- Oh accidenti.

- Che succede? 

- Il negozio della fattoria oggi pomeriggio è chiuso.

- Cosa?!

- Eh, guarda il cartello: tutti i giorni dalle 7.00 alle 11.00 e dalle 15.00 alle 17.00 tranne il mercoledì... che è aperto solo al mattino.

- Cioè, mi stai dicendo che siamo venuti fin qui per niente?

- Beh, abbiamo pur sempre fatto un bel giro in bici, abbiamo visto i cavalli, le caprette, le mucche, abbiamo pedalato attraverso l'arboreto qua a fianco...

- Sì. Quindi in pratica ho pedalato sotto il sole cocente per venire in questo posto che puzza di cacca di mucca, e ci devo pure tornare domani perché adesso è chiuso?

- Uhm, sì. Però suggerisco di venire al mattino, c'è meno puzza la mattina.

- E come mai?

- Al pomeriggio fa sempre più caldo, e il caldo fa fermentare la cacca che puzza di più.

- ... Che bella immagine ...


domenica 3 febbraio 2013


I lupi hanno il potere di uccidere e minacciano sempre di usarlo, ma lo esercitano solo se vi sono costretti. Combatteranno fino alla morte per salvare la famiglia e salvaguardare le riserve di cibo nel corso dell'inverno, e saranno rivali spietati degli altri branchi di lupi. Però rispetteranno i rivali e li valuteranno per ciò che fanno. Noi non valutiamo i nemici: nella guerra moderna neppure li vediamo, li uccidiamo premendo un bottone e ignoriamo perfino perrché siano nostri nemici. L'uccisione è inutile e priva di scopo e la sua moralità decisamente dubbia. 

[L'uomo che parlava con i lupi, Shaun Ellis]

martedì 25 settembre 2012

Shall I not have intelligence with the earth? [Henry David Thoreau]

.
E così, quest'anno ho fatto il mio piccolo P.O. (Progetto Orto).

Dopo tanta teoria e auto-didattica, ho comprato un sacco di terra, una scatola di compost e qualche sacchettino di semi.
Ho dato avvio alla mia mini-serra privata sui davanzali in camera da letto, baciati dal sole primaverile: lattuga, coste, peperoni e peperoncino sono sbucati dal terriccio verdi e promettenti.
Quando fuori la temperatura ha cominciato a essere tollerabile e le mie creature hanno cominciato a mostrare i muscoli, ho trapiantato le coste e spostato all'aperto i vasi con lattuga, peperoni e peperoncino.
Siamo riusciti ad assaporare la lattuga, a farla ricrescere e ad assaporarla una seconda volta, prima che l'estate alluvionale la annegasse senza pietà.
Peperoni e peperonicino hanno subíto un blocco della crescita, passando dal davanzale della camera da letto al giardino, e un giorno una lumaca più ardimentosa delle altre si è divorata i due centimetri di stelo verde che spuntavano dalla terra.
Nel frattempo, mi ero procurata due piantine di pomodoro e le avevo sistemate in un punto soleggiato del giardino.

È giunto il momento di tirare le somme e con estrema soddisfazione posso affermare di aver messo a dura prova il mio proverbiale pollice nero.Perché qualcosa è cresciuto, e qualcosa è sopravvissuto!

Questa sera, prima di cena, sono andata in giardino munita di un paio di forbici per tagliare qualche foglia dalle piante di coste.
La vicina di sinistra era intenta a zappettare in mezzo a un tripudio di fogliame - presumibilmente rape o qualcosa della famiglia.
Ci siamo salutate e scambiate i soliti convenevoli.
Mi vede armata di forbici in zona coste e chiede: Uh, che bello, cos'è? Una qualche verdura italiana?
Rispondo: Uhm, veramente sono coste.
Lei: Ah. Non dovrebbero essere un po' più grandi?
Io: Eh, uh, ecco. Forse la terra non è molto buona? Non so, non avevo mai avuto un orto prima...
Lei: Ah, certo, la terra non è un granché. Però sono così carine!

Coste piccole ma così carine.

Tornando in casa con il mio mazzo di coste tra le mani, mi è caduto l'occhio sulle piante di pomodoro del vicino di destra: alte due metri e piene di frutti rossi, grossi e visibilmente polposi.
Il che mi ha portato alla memoria i miei pomodori, frutto delle mie piantine, orgoglio e vanto del mio orto e dal sapore di sole e di verde. I miei cinque pomodori.

I miei cinque pomodori, quando erano ancora tre.
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Okay, l'autosufficienza è lontana. Ma il P.O. è avviato!

sabato 4 agosto 2012

To be at once pilot and captain...[Henry James Thoreau]

.
As if you could kill time

without injuring eternity. 

 

Why has man rooted himself 
 thus firmly in the earth,

but that he may rise 
 in the same proportion 

into the heavens above?

To stand on the meeting of two eternities, 

the past and the future, 

which is precisely the present moment.


venerdì 18 maggio 2012

The only thing that interferes with my learning is my education. [Albert Einstein]

.
È sempre bello imparare nuove cose.

Ultimamente ho imparato un paio di cosette interessanti riguardo:  

1) la corsa;
2) l'orto.

Cominciamo da 1) la corsa:
 a) l'abbigliamento denominato idoneo non serve solo a tirarsela. C'è un motivo per le scarpe idonee, per le calze idonee, i pantaloni idonei, la maglietta idonea, lo zainetto idoneo. Il motivo è: farsi meno male e stare più comodi mentre si corre;
b) anche i reggiseni sportivi hanno probabilmente ragione di esistere: la mia esperienza insegna che la scelta di un romantico reggiseno a balconcino rosa con i fiocchetti lilla è non idonea.

Proseguiamo con 2) l'orto:
a) abitare in una casa con giardino sul retro non offre ipso facto garanzie sulla buona riuscita di un'auto-produzione di ortaggi;
b) tutti i tutorial e gli how-to riferiti all'allestimento dei cosiddetti raised beds hanno ragione di esistere, perché
c) usare la vanga è un'esperienza devastante.

Ho imparato entrambe le lezioni a mie spese e ne concludo che in parte sono una dannata snob che pensa di saper giudicare le cose prima di conoscerle realmente. In parte la mia è una semplice reazione d'insofferenza all'imperante abitudine alle cose inutili, che non mi ha reso in grado di riconoscere la verità dietro alla proposta commerciale.

venerdì 3 febbraio 2012

Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi. [C. Pavese]

Un lungo viale alberato percorso in auto, direzione ovest-sud-ovest, sotto una leggera nevicata, verso le 16.30 di un pomeriggio di febbraio, a Berlino.
I rami degli alberi sono imbiancati, non ci avevo fatto caso prima, ma appaiono tanto più aggraziati così. A tratti brillano, come se piccoli cristalli fossero nascosti qua e là in quel cappotto candido che li ammanta.
Il cielo è una tavolozza meravigliosa: uno sfondo celeste, una grossa nuvola morbida grigia sfuma nel rosa nella parte inferiore.
Striscie sottili arancione e rosso fuoco circondano una sfera perfetta, oro rosso che fonde e si scioglie all'orizzonte.

È meraviglioso, nel petto il cuore diventa un po' più grande e un po' più leggero, misteri della fisica.
Vorrei essere un pittore per immortalare questi momenti, in cui tutto è fermo e perfetto.

Il mondo intorno a me continua a essere in guerra, pieno di ingiustizie, di avidi banchieri e di multinazionali senza scrupoli. Ma il sole si scioglie davanti ai miei occhi, tingendo per un istante di magia i fiocchi di neve che volteggiano come se sapessero dove stanno andando. Loro, tanto piccoli, dalla vita tanto breve e leggeri come un sospiro che il vento si porta via.

In fondo noi viviamo di momenti.

lunedì 4 ottobre 2010

La vita è piena di scelte difficili, non te l'hanno detto?

Definizione di pagano.

Il termine "pagano" deriva dal latino paganus, che stava a significare contadino, campagnolo. I soldati romani si servivano di tale parola per indicare i civili [cfr. qui].

I romani erano un popolo politeista, eppure non avrebbero mai utilizzato il termine "pagano" per definire se stessi. I primi cristiani adottarono quel termine per riferirsi a ogni persona che si rifiutava di adorare il Dio cristiano, preferendo offrire il proprio culto a divinità più antiche. I romani dell'epoca non gradirono molto.

Nel corso dei secoli, il termine "pagano" ha assunto valenza di insulto e veniva applicato ai seguaci monoteisti di Maometto dai cristiani e viceversa; dai protestanti ai cattolici e viceversa... presto divenne sinonimo di "seguace di una religione fasulla".

All'inizio del XX secolo, il primo significato istintivamente associato al termine "pagano" era quello di "ateo, agnostico, edonista, senza Dio..." (quando riferito a un individuo europeo, non celtico, maschio, bianco, provvisto di un'educazione, eterosessuale) e di "selvaggio ignorante e/o pervertito" (quando riferito a chiunque altro).

Nei primi anni del XX secolo diversi gruppi estremisti cominciarono a definire le proprie dottrine "pagane" (per esempio le filosofie fascista e nazista) e alcuni meso-pagani (vedi oltre) lo fanno ancora.

[cit. Witchcraft - A Concise Guide, by Isaac Bonewits; traduzione libera by Me]

martedì 28 settembre 2010

I think you made the right choice

Tempo fa ho letto un racconto di Ursula Le Guin, contenuto nella raccolta Changing Planes. Si intitola Seasons of the Ansarac.

Gli Ansarac sono una popolazione che abita in un mondo parallelo al nostro, sono una specie di uomini-uccello e hanno delle abitudini diverse dalle nostre. Seguono un ciclo naturale, che li vuole creature migratorie: a Sud una parte della vita, a Nord un'altra.

Un lungo viaggio li porta a Nord, per vivere la primavera, accoppiarsi e vivere la vita familiare.

Poi scende il freddo, e viene il momento di tornare a Sud. Lasciano i boschi e le montagne per riunirsi a vivere in affollatissime città, in cui lavorare e andare a scuola, i giovani con i giovani e gli adulti con gli adulti. Non c'è più spazio per effusioni e affetti familiari, è un'altro tipo di comunità, nessuno manca a nessuno: è un altro ciclo, fa parte della vita.

Tutto funziona benissimo: ogni Ansarac segue il corso naturale della propria vita, il richiamo della sua specie è forte dentro di lui. In questo modo possono essere felici e appagati in ogni luogo, in ogni momento.

Ma poi un giorno arriva qualcuno da un altro piano, qualcuno che non ha tali abitudini, qualcuno che non le capisce, che le giudica primitive e sbagliate. Qualcuno che decide di cambiarle, per il bene della popolazione Ansarac.

"Vedete", spiegano, "Se costruite delle grosse strade non siete più schiavi delle stagioni e del tempo atmosferico. Potrete andare a Nord quando volete, non solo in primavera. Pensate che bello, essere liberi dai limiti imposti dalla vostra natura, poter fare quello che volete, quando volete!"
Gli Ansarac non si erano mai accorti di essere schiavi, ma adesso che qualcuno glielo fa notare, che dà loro tanti suggerimenti per il loro bene, per il progresso della loro specie, per aiutarli a essere liberi... Ecco, adesso comincia ad affiorare il dubbio e decidono di fare come queste creature tanto sagge provenienti da un altro piano suggeriscono.

Per un po' vivono una vita caotica, non più regolata daii cicli naturali, non più scandita dalle grandi migrazioni di gruppo. Sono finalmente liberi dai limiti imposti loro da madre natura.
Un bel giorno, però, si accorgono di non essere felici e appagati. Hanno voluto sovvertire un ordine, che funzionava tanto bene, che non aveva bisogno di essere spinto o cercato: esisteva da sé, era innato in ciascuno di loro. Seguire quell'ordine, seguire la propria natura li rendeva felici, senza rimpianti. Adesso era il caos, l'inaffidabilità, e tanti problemi causati dallo sforzarsi di liberarsi di quella presunta schiavitù.

Gli Ansarac alla fine decisero che ne avevano abbastanza. Perché avere una strada, che permettesse loro di compiere la traversata da Sud a Nord in un periodo dell'anno in cui nessuno voleva andare a Nord? Perché rinunciare ai legami con la famiglia, alle danze di corteggiamento in primavera, alle scuole e alla vita comunitaria in città in inverno? Perché rinunciare a una vita che seguiva i ritmi naturali della loro specie, fornendo loro esattamente ciò di cui avevano bisogno o desiderio, quando ne avevano bisogno o desiderio?

Abbandonarono la strada e la libertà promessa dalle sagge creature di un altro piano, per continuare a vivere una vita da schiavi dei limiti imposti dalla loro natura. E tornarono a essere felici e appagati.

Ecco, gli Ansarac hanno fatto quello che gli esseri umani non hanno avuto il coraggio, la forza o la semplice furbizia di fare. Gli esseri umani si sono auto-imposti orari di lavoro che di naturale non hanno nulla; forzano risposte dalla natura che danno come risultato la mucca pazza o le terre rovinate per sempre dalle piantagioni transgeniche, allo scopo di produrre di più, allo scopo di guadagnare di più, allo scopo di.... nemmeno lo sanno più.

Una volta cinque contadini lavoravano la terra intorno a una tenuta. La sera si ritrovavano seduti a tavola, mangiavano insieme, bevevano un bicchiere di vino e giocavano a carte. Si raccontavano un paio di storie, ridevano, fumavano un po' e la giornata finiva, per ricominciare il giorno dopo.

Poi sono arrivate le enormi macchine agricole: un uomo poteva fare il lavoro di cinque e così quattro hanno dovuto abbandonare la campagna. Quell'uomo ora guadagnava per cinque, ma era da solo ogni sera davanti al suo bicchiere di vino e non aveva nessuno con cui spendere quei soldi. Eppure non è tornato sui suoi passi.

C'è una cosa, una sola, che ha accomunato gli uomini e le donne di ogni epoca e di ogni posto del mondo, per quanto sperduto. Si chiama natura. La natura ha i suoi cicli, i suoi ritmi, che noi abbiamo dimenticato, perché volevamo essere liberi dai limiti che ci imponeva. Siamo più felici, più appagati? Ci sentiamo più liberi?

Non voglio suonare retorica, scrivendo NO, quindi non lo farò. Lascerò che ciascuno si dia la risposta per sé.

domenica 6 giugno 2010

Non avrò paura di crescere



La costruzione della "Via del Muro" a Berlino è stata iniziata nel 2002 e terminata nel 2006.
La Via del Muro corre lungo il percorso del muro che sorgeva una volta a separare Berlino Ovest dalla DDR. È lunga 160 km.
[fonte: Berlin.de]


Non lontano da dove abito c'è un accesso alla Via del Muro, un tratto che corre tra l'autostrada da una parte e il Teltowkanal dall'altra. Prati, alberi, rane che gracidano, bivacchi improvvisati con tronchi e rami... questo ci ha accompagnato oggi mentre correvamo in bicicletta per quasi due ore lungo una piccolissima parte della Via del Muro.


Questa è una delle cose che adoro di Berlino: sei all'interno di una città in cui non manca niente, dal bar fighetto alla catena di supermercati e ti ritrovi a correre spensierato in bici per due ore (o più), circondato solo dalla natura e dai profumi e suoni che la caratterizzano: anatre, rane, vento tra le foglie, tigli in fiore, sottobosco... Il tutto senza dimenticare su che suolo si sta procedendo: il suolo di una città che ha vissuto e visto avvenimenti atroci, inumani e tristi e che si rifiuta di dimenticare e di seppellire tutto sotto una colata di anonimo cemento e le insegne luminose.

Abbiamo visto una colonna di bronzo, eretta in memoria di un uomo, rimasto ucciso nel tentativo di attraversare a nuoto il canale per passare a Ovest.
Così il vecchio e il nuovo si ritrovano fianco a fianco, il futuro ha bisogno della memoria per crescere solido e la memoria ha bisogno del futuro per diventare speranza.

mercoledì 2 giugno 2010

It's no sparrow.



I will give no other proof than the hawk gives:
That it's no sparrow.

[On Baile's Strand, W.B. Yeats]
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My Dreams



The boughs have withered
Because I have told them my dreams.

[The Withering of the Boughs, W.B. Yeats]

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Seven Woods



I am contented for I know that Quiet
Wanders laughing and eating her wild heart
.

[In the Seven Woods, W.B. Yeats]

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mercoledì 21 aprile 2010

For ten long years he'll count the days

Uff, altro che vacanza-mantra e tutta quella roba lì. Spero di riuscire a recuperare, prima o poi.
Nel frattempo la creatività latita, oppure dopo tutte le folgorazioni delle settimane passate ha deciso di andarsene in ferie, almeno lei.
Quindi riciclo un articolo scritto da qualcun altro:
Salvate la miosfera, di Stefano Benni, apparso su La Repubblica.it in data 20 aprile 2010.

UN preistorico vulcano islandese erutta e tutto il modernissimo traffico aereo è bloccato. Ma l'Italia sembra far parte di un'altra galassia e pensa solo alle sue piccole beghe. Il fifone schiva-processi dice che la mafia è un'invenzione dei media e Dell'Utri è un cartone animato. Bossi dà la colpa della nube alla crisi monetaria islandese e reclama le banche del Polo Nord.

Bertone è alla ricerca di un'analogia tra i crateri e i sodomiti. Bersani dice, si sciolgano pure i ghiacciai, basta che non si vada al voto. E alla fine il ministro Matteoli se ne esce con una proposta geniale: nessuno viaggi. Abbiamo capito perché è ministro.

Il terremoto di Haiti dopo una settimana è sparito dai media, ma al suo posto impazza una catastrofe ben peggiore: Minzolini e colleghi che si accapigliano sul milione di telespettatori perduti. Intanto abbiamo nuovi sismi in Nuova Guinea Afghanistan e Cina, ma l'argomento è logoro, non interessa più.
E dire che di problemi ambientali ne abbiamo anche noi. La penisola italica sembra snella ma è obesa. Con l'Alta Velocità possiamo schizzare da Roma a Milano in tre ore e due pacchetti di biscottini. Ma attraversarla per il largo da Roma a Cesena è come affrontare il Sahara. I cantieri della Salerno-Reggio Calabria sono patrimonio archeologico, al posto degli autogrill potrebbero avere dei nuraghi. Le autostrade a pagamento sfavillano di asfalto drenante, ma quando piove un terzo delle strade normali frana o è inagibile.

L'acqua sarà il business del futuro, è già pronta la privatizzazione con relativa spartizione. Ci sarà l'acqua Padana, metà Po metà Tevere, perché la Lega ha il cuore a nord ma l'esofago a Roma. Poi avremo Pidiella, l'acqua che combatte la renella e gli avvisi di garanzia. L'Acquafini che fa digerire i magoni e ripristina l'obbedienza. L'acqua Centrorosso, con lieve percentuale alcolica per far finta che le elezioni siano state un trionfo. Infine l'Acqua del sud, che essendo la mafia un'invenzione televisiva, sarà imbottigliata da Maria De Filippi.

In quanto all'aria le nostre città sono avvelenate dallo smog ma è tutto un fiorire di Ecomaratone, Vivilabici, Corricheseisano, Domenica Respira. Una o due volte all'anno migliaia di cittadini in tuta e scarpette testimoniano la loro volontà di sopravvivere. Ma il giorno dopo Domenica Respira c'è già Lunedì Ansima e poi Martedì Strozzati. È uscito anche un decalogo "per attraversare bene una città", come a dire, la colpa non è dell'inquinamento, ma dei cittadini idioti che non sanno respirare. In quanto alla Fiat, ha le auto elettriche pronte ma finché c'è il petrolio mancano le prolunghe.

E tra poco riavremo il nucleare. Verranno costruite solo centrali della moderna terza generazione. Vuole dire che ci devono guadagnare almeno tre grosse industrie. Nessuno ha proposto di costruire una nuova generazione di edifici scolastici, non si guadagna abbastanza.

Tutto questo testimonia che, di fronte a un emergenza ambientale senza precedenti, l'Italia continua a mostrare scarsissima conoscenza e coscienza ecologica. Ci sono singoli parlamentari, associazioni benemerite, comitati di cittadini, qualcuno come Grillo o Vendola che ci sta provando. Ma il partito verde italiano è sempre stata la cenerentola dei partiti verdi europei.

Tutti sentiamo parlare di pale eoliche e pannelli solari, ma le pale restano ferme, e sul fotovoltaico c'è un caos di leggi, di certificazioni improvvisate e di confusione sui costi. Sui nostri tetti l'unica cosa che trionfa è la parabolica.

Camion e navi con rifiuti tossici non hanno smesso un istante di attraversare i nostri territori e il nostro mare. Basta pagare una multa e si riparte. E la nostra prevenzione incendi è al livello di quella degli eschimesi.
Forse c'è una spiegazione. Forse l'Italia si è affezionata all'immagine di qualcosa di sporco, franante, disordinato, e guasto. Le nostre bellezze devono avere un contrappunto fetente, per venire incontro alle aspettative ai turisti. Che infatti fotografano con la stesso interesse i nostri quadri e la spazzatura per strada.

Eppure la parola "pulito" salta fuori in ogni nuovo slogan, iniziativa, e palingenesi. Berlusconi si è promozionato ripulendo una parte di Napoli, poco importa che adesso tutto stia tornando come prima. Le gallerie ferroviarie "ecostabili" della Roma-Bologna hanno distrutto i torrenti dell'Appennino, ma non sentirete mai un'amministrazione rossa protestare per questo scempio. Andate sullo Jonio e vedrete che per un ecomostro abbattuto, un altro sta spuntando.

Chi ci difende da questo massacro mafioso-cementizio? I geologi, i sismologi, i metereologi sono ormai post-esperti. Nel senso che vengono ascoltati solo dopo i disastri. Sarebbe bellissima una trasmissione televisiva in prima serata col titolo "Io l'ho visto" in cui si denunciano i pericoli e i guasti del dissesto idrogeologico e si indica come intervenire subito. Ma i disastrologi devono constatare, non inquietare. E i più furbi tra loro hanno un argomento rassicurante, che garantisce un nuovo passaggio in televisione: dicono "è vero, è un disastro ma è già successo nel 1937". Verrebbe voglia di farsi trovare a letto con la loro moglie dicendo "quello che lei pensa è vero ma non si arrabbi, è già successo nel 1998".

Il vulcano, dicono gli scienziati, non è una malvagia anomalia, ma un motore della biosfera. In questo caso il prefisso "bio" viene usato seriamente: ma ormai non c'è prodotto che non esibisca queste tre lettere come pennacchio. Da biogas si è passati a bioyogurt, biomassaggio, biodentifricio e anche biopannolino per bioculi grandi e piccini. Quando si tratta di vendere, sono tre lettere magiche. Quando però si parla di biosfera, cioè di un organismo che non si può vendere, ma che si dovrebbe difendere dalla sfrenatezza economica, il discorso cambia. Ogni istanza ecologica diventa biochiacchiera apocalittica. E i giapponesi con cinica serietà scientifica ci informano che la crisi totale della biosfera è già in atto, e scommettono chi sul 2013 chi sul 2050. Non è un dubbio cosmico come "chi vincerà lo scudetto", ma varrebbe la pena di rifletterci.
Fortunatamente per i dirigenti italiani le tre lettere sacre non sono bio, ma "mio", la miosfera del privilegio e dell'impunità. Quel vulcano è un rompiballe, che probabilmente ha dentro al cratere un ritratto di Che Guevara. Dimentichiamolo in fretta.

Recentemente Obama ha detto che entro il duemilatrenta l'uomo deve assolutamente andare su Marte. Ci viene un dubbio: lo ha detto per desiderio scientifico o sta preparando un'arca di Noè? Sarebbe bello se l'inevitabile nube islandese ci spingesse a pensare alle nubi evitabili del nostro futuro. Ma la fine del mondo sembra ormai l'ultimo grande spettacolo che ci è rimasto. Non conviene rinviarla, abbiamo già venduto tutti i biglietti.

lunedì 22 marzo 2010

An errant soul, homeless and foul

Siamo in PRIMAVERA.

Lo dice il calendario, lo dice il termometro, lo dice il sole che sorge prima al mattino e tramonta più tardi la sera, lo dicono i profumi che vagano nell'aria, lo dicono i tedeschi occupati a ridecorare la casa, lo dicono i temerari che si aggirano per le strade in bicicletta con un misero giubbino...

Non sono mai stata una particolarmente dotata in botanica. Fatico a riconoscere piante e fiori, mi ci vogliono sforzi titanici per ricordarmi i nomi della flora che mi circonda e generalmente accoppo le tenere pianticelle che il fato mi affida.
Eppure trovo che potersi esprimere dicendo, Sono stata a passeggiare in una faggeta, oppure, In un giardino, oggi, ho visto dei crocus bellissimi!, non sarebbe male. Dalla mia bocca, ahimè, possono uscire solo frasi incomplete, tipo: Il bosco in cui ho passeggiato era pieno pieno di alberi alti e stretti. Belli, eh. E poi ho visto dei fiori viola.

Nonostante queste gravi pecche, che mi piacerebbe correggere prima o poi, ho abbastanza sensibilità da apprezzare gli alberi (non meglio identificati) che scorgo dalla finestra; da ammirare i fiori bianchi che spuntano in giardino e da consumarmi le narici a forza di annusare il profumo intenso che aleggia per il parco. Di cosa, non so.
E ho persino dei fiori preferiti! Dei quali ricordo il nome!
Quindi oggi, per vantarmi un po' e per celebrare l'inizio di un nuovo ciclo vitale (leggi: l'inizio della primavera), ho cercato le foto di questi fiori che tanto mi piacciono. Ce ne sono anche altri, ma questi sono i primi che mi sono venuti in mente, e sono:

1. il PESCO:
non sono un'amante del rosa, ma i peschi in fiore, specie quando sono tanti e danno l'impressione di trovarsi davanti a una nuvola soffice e vaporosa di petali rosa mi ispirano buoni sentimenti. E adoro le pesche, by the way.



2. il GLICINE:
bello, abbondante, super-profumato, riempie le narici e la testa di dolcezza. La casa dei miei sogni, con portico e veranda esposta a Sud, è dotata di un vecchio e robusto glicine, che dispensa i grappoli di fiori lilla con generosità. Nel mio sogno mancano le api.


3. il TIGLIO:
Un altro profumo che fa girare la testa e mi fa desiderare di essere nata naso. Solo un essere dalla dubbia umanità come Adolf Hitler poteva preferire mozzare tigli secolari perché disturbavano le parate militari.



4. il NON TI SCORDAR DI ME:
Uno dei fiori più semplici e discreti, in grado di crescere praticamente ovunque e di creare delle delicate onde azzurre. Questo, forse, è il fiore in cui mi identifico, in quei giochi in cui si chiede, se fossi un fiore saresti... Ecco, io sarei il non-ti-scordar-di-me.