WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss

giovedì 15 novembre 2012

I’m wearing shoes made of sea foam. [Jarod Kintz]



Una volta l'anno, più o meno in questo periodo, non so perché mi viene voglia di un paio di scarpe pucciose.
Non particolarmente pucciose, intendiamoci. Solo un po' più pucciose degli scarponcini da trekking, delle scarpe da ginnastica, degli anfibi o delle Converse che abitualmente rivestono le mie estremità.

Un anno fa tale insopprimibile desiderio mi ha portato alla consapevolezza dei miei piedi a triangolo: un numero mi stringeva in punta ma era comodo al tallone, il numero successivo stava bene in punta ma il tallone usciva. Avevo scovato un modello che mi piaceva, ma dopo millemila giri a provare scarpe che lo proponevano più o meno uguale, ho rinunciato. Il piede a triangolo stava bene negli scarponcini.

Quest'anno mi sono invaghita di un modello simile a quello dello scorso anno, ma più lezioso. E ho scoperto che adesso va di moda, nelle catene di negozi di calzature presso le quali sono solita rifornirmi, pubblicizzare la taglia XXL per le scarpe da donna: finalmente le stangone di 1,80 m con misura piede 43 potranno trovare scarpe da indossare senza raggomitolare le dita dei piedi.
Ciò è bene, non dico di no.
Peccato, però, che contemporaneamente, a quanto pare, le donne affette da cenerentolite non siano più in grado di ottenere un paio di scarpe sotto al numero 39.
Ora, io ogni tanto una scarpa numero 38 l'ho anche presa: se si tratta di un modello che calza bene, chiuso e possibilmente invernale così lo posso imbottire con quelle 2-3 paia di calzettoni di lana... insomma, riesco anche a trascinarmele dietro, quelle scarpe. Ma con il 39 la cosa diventa improponibile: dovrei indossarle tenendomi addosso le pantofole!
Per ora ho visitato solo due negozi, non so se buttarmi a capofitto nella ricerca di un paio di scarpe pucciose e leziose numero 36-37 o lasciar perdere senza neppure tentare.

Ardua sentenza.

martedì 13 novembre 2012

Fiction gives us a second chance that life denies us. [Paul Theorux]


Oggi gironzolavo in un grande libreria Hugen Dubel, curiosando tra espositori di bigliettini augurali; calendari; segnalibri e naturalmente libri.
Mi trovavo lì a caccia di libri e di idee per qualche regalino di Natale, non avevo impegni pressanti e me la sono presa abbastanza comoda: prendevo, sfogliavo, posavo, accarezzavo...

Da Hugen Dubel hanno una simpatica abitudine: qualcuno dei libri esposti è presentato da uno dei commessi, che lo ha letto e lo consiglia.
Fidarsi, o non fidarsi?
Tendenzialmente, preferisco fiidarmi del giudizio di un commesso, piuttosto che delle lodi sperticate di cui talvolta la critica letteraria è ignobile propugnatrice nel caso di libri che al più andrebbero definiti mediocri.

Quindi normalmente, quando mi imbatto nei suggerimenti dei commessi di Hugen Dubel, quanto meno li leggo, perché sono curiosa, specialmente nel caso si tratti di libri di cui ho sentito parlare, o che ho letto (perché così ho modo di confrontare la mia opinione con quella del commesso: sebbene si tratti un confronto unilaterale, è sempre interessante).

Ender's Game
Orson Scott Card
Oggi ho visto sullo scaffale Ender's Game, di Orson Scott Card. Accanto al libro, il consiglio spassionato di Stephen, vergato a mano su un bigliettino: Una storia avvincente, bei personaggi e molte sorprese: piacerà anche a chi di solito non si avvicina alla fantascienza. Ecco, più o meno diceva così.

Dentro di me ho pensato: Forte, 'sto Stephen!, perché Ender's Game mi è piaciuto un sacco, gli ho dato 5 stelle!

Proseguendo lungo il ripiano, ho trovato affiancati The Name of the Wind e The Wise Man's Fear, di Patrick Rothfuss. 

The Name Of The Wind
Patrick Rothfuss

The Wise Man's Fear
Patrick Rothfuss

Il commento di Stephen era in entrambi i casi entusiasta: i toni erano del tipo,  
Il più bel fantasy in cui mi sia imbattuto negli ultimi anni, intrigante e simpatico, leggetelo e non ve ne pentirete!

Considerato che i romanzi di Patrick Rothfuss sono forse gli unici libri che ho riletto negli ultimi anni, e che Patrick Rothfuss in persona è uno dei miei idoli personali, quasi quasi volevo sposarmelo, questo Stephen!


È stato quindi con una doccia ghiacciata di disillusione e sogni infranti, che pochi passi più in là ho visto i tre volumi di Fifty Shades, sotto ai quali occhieggiavano i consigli di Stephen: uno dei migliori romance degli ultimi tempi. 

Okay,è vero: questo potrebbe anche voler dire che il genere romance in blocco è un disastro negli ultimi tempi, ma detta in quel modo... cosa devo pensare di Stephen, ora? Che sta cercando di convincere anche me, che adoro Ender's Game e venero Patrick Rothfuss, a leggere l'abominio della James? Non si tratterà piuttosto di uno scherzo? Scommetto che era lì dietro, pronto a balzare fuori dalla pila di libri ancora da sistemare e gridare "Smile! You're on Candid Camera!". Non l'ha fatto probabilmente perché, proprio in quel momento, un cliente aveva bisogno e lui si è distratto, e quando finalmente era libero per farmi lo scherzone io ormai mi ero allontanata.

... Vero Stephen??

domenica 11 novembre 2012

I will honor Christmas in my heart. [Charles Dickens]



Di tutte le feste tradizionalmente osservate nella società a cui mio malgrado appartengo, la mia preferita è il Natale.
Poi, per carità: ogni occasione è buona per fare festa, vedersi con le persone a cui si tiene, farsi regali, cucinare qualcosa di speciale, trascorrere bei momenti... ma il Natale è per me una festa unica.

Nella maggior parte dei casi adoro pensare al regalo giusto per la persona giusta, girare per le vie in cerca di un oggetto speciale, che abbia un significato particolare per chi lo riceve e possa così comunicare: ho pensato a te, proprio a te, quando ho scelto questo regalo, sei nel mio cuore e spero che ogni volta che vedrai questa cosa ti ricorderai di me.

Le luci colorate per le strade; il profumo di rami di abete, di zucchero a velo, miele e pan di zenzero; l'aroma del vino caldo; le note delle musiche tipiche di questo periodo, a cui non si può proprio fare a meno; le decorazioni, i pacchetti, i nastri, le carte dorate... non rinuncerei a niente di tutto questo!

Il mio Natale culmina la sera della Vigilia, nella ormai sovraffollata casa in cui sono nata e cresciuta, in cui ci si ritrova tutti per l'unica volta dell'anno. Considerato quanto siamo sparpagliati in giro per l'Europa, già questo è un piccolo miracolo.
Mentre lo stereo ripropone carole tradizionali o rivisitate (per esempio quelle della Trans-Siberian Orchestra sono molto apprezzate!), il cane si agita perché la sua cuccia è stata spostata dalla consueta postazione in salotto. Non riesce più nemmeno ad accedere alla zona del divano e delle poltrone, tante sono le gambe in cui inciampa, e allora rimedia aggiungendo le sue feste e i suoi scodinzolii all'eccitazione generale.

C'è ancora qualche ritardatario che elemosina un brandello di carta colorata, un nastrino e un paio di forbici per impacchettare un ultimo regalino, da aggiungere all'enorme pila sistemata davanti alle vasche delle tartarughe.
Il pane esce dal forno, caldo e profumato, e qualcuno comincia a fare la spola tra la cucina e il tavolo in salotto, che in questa occasione è il centro della festa: antipastini, bicchieri e bottiglie comiciano a trovare posto sulla tovaglia rossa e verde.
Sulla testa dei più ardimentosi compaiono cerchietti con corna di alce o cappellini rossi e bianchi, e fa già così caldo che si decide di aprire la finestra.
Quando ciascuno è riuscito a prendere posto a tavola, si inaugura la serata con il primo brindisi, e poi ci si comincia a passare vassoi e bottiglie, continuando a chiacchierare, a ridere, a essere felici di ritrovarsi tutti insieme.
A turno ci si alza per portare via piatti sporchi e portarne di puliti; cambiare le bottiglie vuote con altre piene; altro pane per favore!; c'è ancora un po' di stracchino?; non si potrebbe cambiare CD?!; ehi, questa senape l'hanno portata S. ed E. da Parigi, è buonissima!; e dove sono i dolcetti da Berlino?; buono questo vino che ho preso dal contadino fuori Roma, vero?; ma avete visto questi splendidi gufetti di legno scolpiti dal babbo di I.?; quando si aprono i regali, non riesco più ad aspettare!; prima il panettone, e poi non è ancora mezzanotte!; nooooo, il cane ha mollato di nuovo, apri la finestra!
...
E infine arriva l'ora di spacchettare e il rituale prevede il rispetto di regole ferree: uno o due volontari prendono un pacchetto dal mucchio, ne leggono l'etichetta per individuare il destinatario e glielo passano. Il destinatario in questione poggerà il regalo sul tavolo di fronte a sé, e aspetterà che il mucchio sia spianato e ciascuno abbia davanti la rispettiva pila di pacchettini.
Questa prima fase riesce a durare anche mezz'ora, dal momento che per aumentare il divertimento si è soliti impacchettare i regali a pezzi (per esempio: in un pacchetto si può trovare una tazza da tè, e in un altro il relativo piattino), in modo da aumentare il numero di doni finale!
A questo punto, a turno si aprirà un regalo alla volta, fino a esaurimento. Naturalmente il dono ricevuto va esibito, commentato e ammirato rumorosamente, intanto che vengono sgranocchiate uvette ricoperte al cioccolato e bicchierini di limoncello cambiano in continuazione di mano.
Questa seconda fase va avanti per ore, non si finisce mai prima delle 2.00!

È il momento più divertente e caldo d'affetto, perché tra persone che si vogliono bene i regali sono sempre sentiti da chi li fa e apprezzati da chi li riceve.
Non importa il valore economico dell'oggetto che cambia proprietario, è il suo peso in affetto che conta. È amore solido che passa di mano in mano, ed è bellissimo.
Non rinuncerei a questi momenti per niente al mondo.

Ora è passato Halloween e anche San Martino è alle spalle: tra qui e il Natale c'è poco più di un mese, il che significa che è tutto già iniziato...

giovedì 8 novembre 2012

lunedì 5 novembre 2012

L’envie est un feu qui dessèche. [Chevalier de Méré]

 
invìdia [in'vidja] s.f. 1sentimento di cruccio astioso per qualità o fortune altrui [fonte: dizionario italiano]

Ciao, mi chiamo Chiara e non sono invidiosa.

Davvero, credetemi: ho svariati problemi e sicuramente numerose turbe, ma l'invidia non è un mio problema.

Da quel punto di vista ho raggiunto un buon equilibrio:

- sono consapevole dei miei difetti: a volte scelgo di conviverci e a volte provo a migliorarmi, ma non provo invidia nei confronti di chi non li ha, perché so che è una cosa molto stupida: nessuno è perfetto e se quel qualcuno non ha i miei difetti, ne ha sicuramente altri che non vorrei, quindi a che pro invidiarlo?

- non ho problemi a riconoscere la bellezza e/o la bravura in un'altra donna, lo faccio con sincerità e serenità. Quindi se mi sentite dire cose tipo "quella c'ha le labbra che sembrano un canotto", no: non è l'invidia che me lo fa dire.

- sono grossomodo soddisfatta di quello che possiedo: non invidio chi ha la casa più grande, o ha tante case, macchine costose, gioielli e vestiti in quantità, conti in banca come Paperon dè Paperoni... Ho imparato a stare bene con quello che ho: a volte è di più, a volte di meno, non mi interessa quantificare e paragonarmi agli altri, perché alla fine quel che conta è se io sono contenta.

- Mi piacerebbe avere la possibiltà, economica e di tempo, di viaggiare di più. Molto di più. E in questo caso, sì: invidio chi può farlo e chi lo fa, e non ho problemi a dichiararlo. Spesso utilizzo la formula: sono verde come il detersivo per i piatti, per riderci su, perché ci tengo comunque a comunicare che la mia invidia è "sana", se così si può dire. È più un grosso sospiro nostalgico, un quanto mi piacerebbe andare in giro per il mondo, verrei con te anche se dovessi starmene  raggomitolata nella tua valigia! Insomma: faccio quello che posso e per il resto spero di farmi raccontare dagli amici che bei posti hanno visitato. Sono abbastanza trasparente? Ecco, perché nel caso mi sentiate esclamare "ma come si fa a spendere 20.000 euro per due settimane in un villaggio turistico!" non si tratta di invidia. Mi sto mangiando le mani perché, porca paletta, li avessi io 20.000 euro da spendere per un viaggio, di sicuro non me ne andrei in un villaggio turistico con i balli di gruppo sulla spiaggia e l'aqua-gym a mezzogiorno. No: nemmeno se si tratta di Bali.

Un ultimo appunto: trovo molto fastidioso quando esprimo una critica e qualcuno la liquida in fretta sostenendo che sono mossa dall'invidia. È una risposta a mio parere piuttosto superficiale, indica che chi mi sta parlando non mi conosce e soprattutto non ci tiene a conoscermi, altrimenti si informerebbe sul motivo che mi ha spinto a criticare una data cosa/persona/situazione.
In generale, affermare "Sei solo invidiosa" tronca ogni possibile comunicazione, perché come dovrei rispondere? Non sento il bisogno di giustificarmi per aver espresso una critica, al più in alcuni casi è possibile spiegare (per esempio quando critico un libro: in genere lo faccio perché ho delle motivazioni che sono in grado di esporre; nel caso invece di una critica superficiale del tipo "ha le labbra come un canotto" non c'è molto da spiegare: è una semplice, banale e - sono pronta ad ammetterlo - probabilmente superflua osservazione).

In conclusione: non invidiamoci, la vita è troppo breve per sprecare tempo in questo modo.

lunedì 29 ottobre 2012

L'amore guardò il tempo e rise



E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno,
e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.

Si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava.

[Luigi Pirandello]

sabato 27 ottobre 2012

One ghost per serving, by Nina Post


One ghost per serving - Nina Post

☆ ☆ ☆

Eric Snackerge è un uomo attraente e sexy.
È stato posseduto per 18 mesi da un fantasma, e per questo motivo non ricorda nessuno degli avvenimenti che hanno contribuito a buttare all'aria la sua vita: era sul punto di diventare un avvocato di grande successo, e ora vive in un camper; lavora come cameriere in un bar dove è costretto a indossare corna, pantaloncini cortissimi e aderenti e un bolero che non sta mai chiuso; sua moglie vuole divorziare e trasferirsi in una città lontana portando la figlia con sé.
Sembra che le cose non possano essere più deprimenti di così, ma di sicuro possono complicarsi!
Rex, lo spirito che ha posseduto Eric per 18 mesi, vuole essere accompagnato ai raduni di un gruppo di sostegno per fantasmi che vogliono liberarsi dalla loro smania di possedere gli umani. 
Nel frattempo la "Quantal Organic Yogurt" mette in atto una discutibile strategia commerciale volta a fare del "Quantal yogurt" lo yogurt più venduto del paese. 
Eric si trova più coinvolto di quanto vorrebbe nei loro piani, che prevedono l'utilizzo di particolari fantasmi che, mescolati allo yogurt, creano dipendenza.
Tra molte spassose avventure e disavventure, Eric, Rex e gli altri fantasmi del gruppo di sostegno riusciranno a salvare il mondo e il matrimonio di Eric.

Grazie alla Curiosity Quill Press per avermi concesso una copia in anteprima.
***
Eric Snackerge is a handsome and sexy man who has lost 18 months of his life being possessed by a spirit. As a consequence of which, his life has fallen apart: he was about to become a successful lawyer, but now he lives in a bus; he works as a semi-naked waiter in a ladies' bar; his wife wants to divorce him and move far away with their daughter.
Things couldn't be more depressing, but can surely be more complicated!
The spirit who used to possess him, Rex, wants him to be his human sponsor at a self-help gathering of spirits willing to stop possessing humans. 
Meanwhile a yogurt producer targets Eric during a crazy commercial campaign that aims to make Quantal yogurt the most wanted yogurt in the country by means of addictive "commercial ghosts" mixed to the yogurt.
Through many funny adventures and misadventures, Eric, Rex and the ghosts from the self-help group succeed in saving the world and Eric's marriage.

Thanks to Curiosity Quill Press for the preview.