martedì 3 settembre 2013
sabato 31 agosto 2013
Books! The best weapons in the world! [The Doctor]
Un comune sabato pomeriggio, ore 15.00.
Dopo un pranzo veloce, arrangiato in cinque minuti perché tornata dal supermercato dopo la spesa settimanale a orario imbarazzante, la cucina ha urgente bisogno di un restyling.
La lavapiatti contiene ancora le stoviglie lavate la sera prima, quindi i piatti e le posate sporchi utilizzati per il pranzo vengono accatastati nel lavandino.
Le tazzine del caffè non ci stanno e campeggiano accanto al fornello, dove qualcuno ha sbadatamente versato un po' di sale e un po' di pepe.
I bicchieri, le bottiglie dell'acqua e i tovaglioli sono ancora disordinatamente disposti sul tavolo, così come numerose briciole di pane.
Stesso comune sabato pomeriggio. Ore 17.30.
Con un nuovo libro appena acquistato; uno vecchio da rileggere; uno in corso di coraggiosa lettura in lingua originale; uno stranuovo e in prestito, da restituire lunedì... la cucina ha urgente bisogno di un restyling.
giovedì 29 agosto 2013
A dream within a dream. [E.A. Poe]
lunedì 26 agosto 2013
Better to reign in Hell than serve in Heaven. [John Milton]
Dopo essermelo trascinato dietro per circa tre mesi, finalmente qualche giorno fa ho finito di leggere "Paradise Lost".
Si tratta di un poema epico, scritto nel XVII secolo da Milton. Rivisita il mito biblico della caduta di Lucifero e del peccato di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.
La parte che ho preferito è stata quella in cui protagonista è Lucifero: è una scrittura potente, davvero epica, e la celebre frase "Better to reign in Hell, than serve in Heaven" non è che il corollario a pagine e pagine di riflessioni e ragionamenti di un angelo che si sente tradito, ferito e abbandonato.
Sono pensieri toccanti, soprattutto perché è molto facile immedesimarsi e seguire il filo dei pensieri di Lucifero continuando ad annuire e dandogli pienamente ragione.
Meno convincente ho trovato la parte in cui al centro ci sono Adamo ed Eva.
Soprattutto mi sono annoiata: Adamo che sbrodola per pagine e pagine di quanto è bellobuonoperfettoidillico Dio e tutto quel che ha creato.
Ripensando ad alcuni commenti di Lucifero, in cui si riferiva proprio all'eternità promessa da Dio esternando perplessità riguardo all'intrattenimento proposto (l'apice della gioia per gli ammessi in Paradiso è cantare le lodi di Dio ininterrottamente), non si può che essere ulteriormente dalla parte di Sua Maestà Infernale.
Il resoconto della caduta di Adamo ed Eva è molto fedele al racconto biblico, non solo per quel che riguarda i fatti, ma anche per l'atteggiamento e la presa di posizione di Dio.
Cerco di spiegarmi.
Il serpente suggerisce a Eva di mangiare il frutto dell'albero che Dio ha proibito di toccare, lei lo fa e convince anche Adamo a prenderne un po'. Al che Dio se ne accorge, si infuria e caccia entrambi dall'Eden, aggiungendo anche un paio di punizioni: Eva partorirà con dolore, e Adamo dovrà sudare sangue per procurarsi da mangiare (invece nel Paradiso Terrestre era tutto a sua disposizione, senza faticare).
Questi i fatti, in breve.
In "Paradise Lost" Adamo solleva parecchie proteste nei confronti di Eva, che si è lasciata convincere dal serpente a disobbedire a Dio; è consapevole che ci sono grossi guai in vista ma decide di condividere il destino di Eva, per amor suo.
Questo è un dettaglio incredibilmente romantico, ma altrettanto incredibilmente a doppio taglio. Perché sta a significare che l'uomo, di per sé, sarebbe bravo, buono e santo. È solo a causa della presenza e dell'interferenza della donna nella sua vita e nelle sue decisioni, che pecca. È a causa della debolezza di averla amata tanto, che Adamo si condanna.
Su questa linea, infatti, sembra pensarla anche Dio stesso, che accusa Adamo di aver amato più Eva che Dio. E questo è un peccato gravissimo. Ma c'è di più. Perché tra le grosse colpe di Adamo si annovera anche il fatto di non aver adempiuto alle proprie responsabilità di uomo, tenendo sotto controllo la donna che gli era stata affidata.
Quindi, riassumendo: Eva pecca perché mangia il frutto; Adamo pecca perché non è riuscito a impedirglielo e perché in seguito ha preferito condividere la sua sorte, piuttosto che rimanere fedele agli ordini di Dio.
NON perché mangia il frutto.
Poi ci si domanda come mai le donne siano considerate meno dalle religioni monoteiste che condividono questo mito (cristianesimo e islam). No, forse non ce lo si domanda più, in ogni caso va riconosciuto che 4000 anni di modellamento cerebrale lasciano decisamente il segno! Già solo quando sento dire che le donne in una determinata epoca "potevano" fare questo o quell'altro, mi vengono i brividi. Ma la gente si ascolta, quando parla? "Potevano", perché c'era qualcuno (maschio e illuminato da Dio, manco a dirlo) che stabiliva l'ampiezza dei confini entro cui una donna era libera di muoversi, non certo perché ne avevano (o non avevano) la capacità.
C'è sempre stata la volontà di creare e mantenere diversità tra i due sessi, anche dove non ce ne sarebbero state.
Perché l'essere umano, fondamentalmente, crea un "diverso"? Psicologia spicciola: per sentirsi migliore.
Perché l'uomo, inteso come maschio, ha sempre manifestato questo disperato bisogno di differenziarsi dalla donna? Le "feminucce" sono i maschi che sono meno chiassosi, che mostrano sensibilità; i "maschiacci" sono femmine che contrastano l'idea secolare che associa tranquillità e sottomissione e simili tratti caratteriali alla coppia cromosomica XX. Ai posteri (?) l'ardua sentenza.
Ultima osservazione che c'entra e non c'entra con la filippica femminista: la punizione stabilita da Dio per la donna è stata che mettere al mondo i figli sarebbe stata un'impresa dolorosa. Questo stuzzica incredibilmente la mia curiosità: come era previsto che nascessero i figli, nel caso il frutto proibito fosse rimasto per sempre sul suo albero?
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giovedì 22 agosto 2013
lunedì 22 luglio 2013
When things are simple, fewer mistakes are made. [The Pillars of the Earth, Ken Follett]
Siccome in estate vengo solitamente assalita da un'insana smania di scioperatezza, al contrario di tante persone per me è un periodo di letture scarsissime, quasi nulle. A meno che, certo, non sia costretta a trascorrere due settimane in spiaggia, a quel punto macino anche 800 pagine al giorno senza battere ciglio.
L'estate 2013 non mi ha portato al mare, quindi la media di pagine lette è precipitata a picco, a favore di ore spese davanti a puntate vecchie e nuove di serie TV. Tra queste, "The Pillars of the Earth", serie tratta dall'omonimo romanzo di Ken Follett.
Ho letto il libro diversi anni fa, oserei dire tanti anni fa. Ricordo che il libro mi era piaciuto molto: quelle atmosfere medievali, l'ambientazione ricca di particolari, le descrizioni della cattedrale in crescita così vivide mi avevano catturato e avevano fatto passare in secondo piano la trama un po' monotona e i personaggi un po' scontati.
Quando anni dopo ho letto il seguito, non sono più riuscita a passarci sopra, perché i personaggi esasperatamente buoni o esasperatamente cattivi e le scene di sesso interminabili e inutilmente numerose mi hanno rovinato anche la meravigliosa cornice storica che Follett è sempre in grado di creare. Avrebbe bisogno di qualcuno che gli pensi la storia e gli disegni i personaggi.
Comunque, ho guardato la serie, perché dopo Game of Thrones e The Borgias mi andava di guardare ancora qualcosa di storico, avventuroso e pieno di intrighi. Sarà perché me lo aspettavo, sarà perché in TV i cattivi-solo-cattivi mi danno meno fastidio, ho digerito meglio quelli che nel libro avevo considerato difetti.
Ora sono rimasta orfana di serie "storiche", sarà ora di ributtarsi sulla letteratura?
martedì 16 luglio 2013
Love is a given, hatred is acquired. [Doug Horton]
Milano in estate.
Ci ho appena trascorso una settimana, che mi ha aiutato a ricordare che ci sono cose che apprezzo, e cose che mi infastidiscono.
Mi piace che la gente si dia spesso e volentieri del "tu": è qualcosa che pone sullo stesso piano, che accorcia le distanze.
Non mi piacciono le occhiate e le osservazioni di certi uomini, probabilmente abituati a sentirsi sminuiti nella loro virilità se evitano di commentare o di guardare una donna.
Mi piace trovare disseminate in giro per la città possibilità di spuntino a base di ottima focaccia, o pizza, o insalata - non solo kebab e hot dog. Mi piace il cappuccino a 1,20 €.
Non mi piace la pretenziosità commerciale, a causa della quale i prezzi di articoli assolutamente generici lievitano immotivatamente.
Mi piace non dovermi concentrare per capire le parole di chi mi parla insieme.
Non mi piace il fatto di non riuscire a estraniarmi da una conversazione che avviene vicino alle mie orecchie, ed essere costretta a sapere che "la Cri è una t***a", o che "il treno si è fermato per mezz'ora tra i campi e non andava neppure l'aria condizionata".
Mi ha fatto piacere trovare riaperte le fontanelle nei giardini pubblici e per strada.
Non mi ha fatto piacere constatare che, nonostante la falda acquifera sempre in procinto di allagare cantine e tunnel della metropolitana, l'erba e gli alberi di parchi, piazze e viali non vengono annaffiati ma lasciati a languire e rinsecchire sotto il sole cocente: sterpaglia e terra secca che si incollano alla pelle sudata e ti raschiano la gola quando respiri.
Non mi piacciono le puzze e gli odori che ristagnano e si propagano in un attimo a causa del caldo soffocante, l'asfalto che bolle e ti si attacca alle suole delle scarpe, i nuvoloni di pioggia che nel 90% dei casi si addensano fuori dalla città, lasciando gli abitanti ostaggio di caldo e afa.
Non mi piace come guida la gente: in maniera disordinata, irrispettosa e maleducata; non mi piace che i motociclisti facciano di regola lo slalom tra le auto; non mi piace che i (pochi) ciclisti ignorino le fondamentali regole di sicurezza.
Nel complesso, direi che Milano in estate è qualcosa che evito volentieri.
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