WE OWE IT TO EACH OTHER,
TO TELL STORIES.

Neil Gaiman

CARESS THE TALES
AND THEY WILL DREAM YOU REAL.

Nightwish

STORIES AND SONGS
ARE THE LANGUAGE OF THE HEART.

Stephen Lawhead


ALL STORIES ARE TRUE.
Patrick Rothfuss

A DREAMER IS ONE WHO CAN ONLY FIND HIS WAY BY MOONLIGHT,
AND HIS PUNISHMENT IS THAT HE SEES THE DAWN
BEFORE THE REST OF THE WORLD.
Oscar Wilde

THE CORE OF ALL LIFE
IS A LIMITLESS CHEST OF TALES.

Nightwish
ALL THE TRUTH IN THE WORLD
IS HELD IN STORIES.

Patrick Rothfuss

giovedì 29 novembre 2012

To see a World ...



To see a World in a Grain of Sand 

And a Heaven in a Wild Flower, 

Hold Infinity in the palm of your hand 

And Eternity in an hour. 

[William Blake, Auguries Of Innocence] 


mercoledì 28 novembre 2012

All I want is my fair share. [Sally, The Peanuts - Charles M. Schulz]



COMPLEANNO 2010

- [raggiante] Tà-Dà! Buon compleanno! Ecco il tuo regalo!

- Uh, che bello, che bello! Finalmente avrò quella bellissima bors- aspetta: ma quello è un sacchetto di Media Markt?

- [sempre più raggiante] Sì! E c'è dentro il tuo regalo! 

 - Ma da Media Markt non vendono borse. Soprattutto non quella che volevo io!

- [ancora più raggiante] So che adori le sorprese, così... SORPRESA!!

- Uhm. Non sono sicura che... Va beh, vediamo un po'... Ma questo è un bollitore! Un bollitore elettrico per l'acqua!

- [raggiante in modo incontenibile] SÌÌÌÌÌ! Hai visto che bello? Non è meraviglioso? È di vetro, poi tu lo attacchi alla corrente - così - e ci metti dentro l'acqua - guarda quanta ce ne sta - e poi schiacci questa levetta, e...

- Oh! Le lucette azzurre! Ma quant'è carino!

- [super-raggiantissimo] Sapevo che ti sarebbe piaciuto! Buon compleanno!

- Grazie... Però, ecco. Voglio dire: il bollitore è davvero fico, ma...

- [mantenedo inalterato il livello di entusiasmo] Lo è davvero! Siccome tu ti fai sempre un sacco di tè e di tisane, non volevo più che ti scaldassi l'acqua in quel malsano, vecchio bollitore di plastica. Con questo, di vetro, sono tranquillo che non ti bevi sostanze velenose e cancerogene.

- Ecco, sì, infatti, dicevo... Un pensiero dvvero carino, ma la borsa...

- [lieve incrinatura nella voce] La borsa? Ancora con questa borsa? Non vedi che meraviglioso bollitore ti ho regalato? E cosa te ne fai poi di una borsa, quando hai questo meraviglioso bollitore?! Hai visto le lucette azzurre? Ogni donna sarebbe felice di avere questo meraviglioso bollitore!

- Non ne dubito, ma non so quale donna che chiede una borsa per il suo compleanno e riceve un bollitore - per quanto meraviglioso e con le lucette azzurre - sarebbe davvero così felice...

... in attesa di trovarne almeno una, decide di premunirsi per il futuro ...

- A proposito del mio prossimo compleanno, stavo pensando...

- Sì?

- Ecco... Se invece della borsa decidi di regalarmi un altro meraviglioso elettrodomestico, mi prenderesti un frullatore un po' vintage, sai quelli con il bicchiere alto di vetro...?

- [aggrottando la fronte] Borsa? Ma quale borsa?

domenica 25 novembre 2012

One For The Books, by Joe Queenan


One For The Books - Joe Queenan



☆☆☆ 

“The average American reads four books a year, and the average American finds this more that sufficient.”
These are the first words of the book “One for the books”, by Joe Queenan.
The thought of anyone thinking that reading just four books a year is sufficient horrifies any Reader-with-capital-R.
Joe Queenan is such a Reader: he reads always, there are books in every single room of his house, starts reading any book that seems promising and has read many which did not (and were not).
He speaks to any other Reader, sure to be fully understood in his passion and compulsion towards books.
Funny, witty and only sometimes a bit ostentatious.

Thanks to Penguin Book (USA) and Netgalley for providing a copy of the book.

* * *
“L’americano medio legge quattro libri l’anno, e l’americano medio ritiene che questo sia sufficiente.”
Questo è l’incipit del libro “One for the books”, di Joe Queenan. 
Il pensiero che chiunque possa pensare che quattro libri l’anno siano sufficienti farebbe inorridire qualunque Lettore con la ‘elle’ maiuscola.
Joe Queenan è uno di loro: legge sempre, tiene libri in ogni stanza della casa, comincia a leggere qualsiasi libro che gli sembri interessante e ne ha anche letti molti che non lo erano.
Parla a tutti i Lettori come lui, con la certezza di essere capito appieno nella sua passione e compulsione nei confronti dei libri.
Divertente, arguto e solo a tratti un po’ pretenzioso.

Grazie a Penguin Book (USA) e a Netgalley per avermi concesso una copia in lettura.

The Time Keeper, by Mitch Albom

.
The Time Keeper - Mitch Albom


☆☆☆☆

A very long time ago, a man had the idea to try and keep time: he started doing so by means of sticks, sun and water. But for all his unique knowledge, he discovered he could not control, change or stop time. 
Trying to delay his beloved wife’s death, he challenged the gods and in return for his folly he was banished in a cave for the longest of times, condemned to hear the women and men in the world forever wishing for time to stop, or to last longer.
Eventually, his freedom is granted upon the accomplishment of a task: he must teach the true meaning of time to a young girl and an old man. He owns now a magical hourglass, that he can use to slow and even to stop time, which he does in order to complete his mission and be free. 
A touching novel by Mitch Albom, a story about the value and meaning of time and life, about the past, the present and the future of each person.

Thanks to Hyperion and NetGalley for providing a copy of the book.

* * *

Tanto tempo fa, un uomo pensò che voleva misurare il tempo: cominciò a farlo, servendosi di bastoni, del sole e dell'acqua. Nonostante la sua conoscenza, che lo rendeva unico, si rese presto conto di non poter controllare il tempo, né cambiarlo, né fermarlo.
Nel tentativo di ritardare la morte di sua moglie, l'uomo sfidò gli dei. 
Come punizione per la sua follia venne esiliato in una grotta per un tempo lunghissimo, condannato ad ascoltare gli uomini e le donne del mondo invocare più tempo, o pregare che il tempo si fermasse.
Alla fine, gli viene promessa la restituzione della sua libertà, a condizione che insegni il valore del tempo a due persone: una ragazza e un vecchio. Ora è in possesso di una clessidra magica, con la quale è in grado di rallentare e persino di fermare il tempo a suo piacimento, cose che farà per riuscire a portare a termine la sua missione ed essere finalmente libero.
Un romanzo toccante di Mitch Albom, una storia che racconta il valore e il significato del tempo e della vita, parlando del passato, del presente e del futuro di ognuno di noi.

Grazie a Hyperion e NetGalley per la copia del libro messa a mia disposizione.

Time is [...] a big ball of wibbly wobbly... timey wimey... stuff. [The Doctor]



Il tempo è un argomento affascinante.

È un bene prezioso, è una maledizione; passa troppo velocemente, non passa mai; lo si sfrutta, lo si spreca, lo si rimpiange, lo si desidera...
Si potrebbe parlare per ore, del tempo - che è già di per sé un concetto interessante.

Ho trovato questo articolo, che parla del sistema più accurato di misurazione del tempo che esista sulla terra: il calendario bulgaro.
Risale al 5505 a.C. ed è basato sull'osservazione dei movimenti di Giove e del sole.
È più preciso del calendario gregoriano attualmente in uso: secondo l'antico sistema di misurazione del tempo bulgaro, l'anno conta 365 (o 366) giorni; è suddiviso in 4 quarti, 52 settimane e 13 mesi (il tredicesimo mese è costituito da 1 solo giorno: capodanno).
Grazie a tali suddivisioni, ogni anno una stessa data cade sempre nello stesso giorno della settimana.
Secondo questo calendario, l'anno 2010 (misurato con il calendario gregoriano) corrispondeva all'anno 7515, il che indica che i Bulgari sono il popolo che possiede il più antico sistema di misurazione del tempo esistente al mondo.

Ora, io non voglio certo mettermi a competere con i Bulgari. Ma nemmeno con Cesare o con San Gregorio, se è per quello.

Ho semplicemente una necessità psicologica, legata allo scorrere del tempo, e ho deciso di affrontarla a modo mio.
Considerato che non riesco mai a fare tutto quello che voglio nell'arco di una settimana, e che il lunedì, con i suoi impegni, risulta essere il giorno più pesante - cosa che si rivela traumatica, perché inizare la settimana con una botta di stress non fa bene a nessuno - ho capito che mi serviva più tempo.

Le intuizioni più geniali e le scoperte più sensazionali sono sempre partite da grandi necessità, il Genio si esprime al meglio quando è messo alle strette, si sa.

Dove mai potevo andare a recuperare più tempo? Le varie opzioni a cui ho pensato inizialmente sono, per ora, relegate all'universo della fantascienza: macchine del tempo; rallentamento della rotazione terrestre per aumentare la durata del singolo giorno; la clonazione... No: a me serviva qualcosa di fattibile, e mi serviva subito.

Il pensiero di ridurre i miei impegni, specialmente il lunedì, mi ha attraversato il cervello, lo confesso, ma questa soluzione mi lasciava l'amaro in bocca, una sensazione di fallimento e incompiutezza che preferivo, se possibile, evitarmi. Ho una psiche delicata, devo tenerne conto.
Finché un giorno è arrivata l'illuminazione: avevo bisogno di più tempo? Me lo sarei semplicemente preso. In fondo davanti a me c'è tutta l'eternità, non è che il tempo manchi, ce n'è infinitamente più di quanto potrei mai sognare di utilizzare. Quindi, perché non prendermene un po', se mi serviva così tanto?

Lunedì scorso ho pertanto dato il via al mio personale Progetto Temporale: vivrò in un mondo scandito in settimane, ma la mia vita scorrerà suddivisa in decimane. Il che significa, semplicemente, che oggi, domenica, per tutto il mondo è il secondo giorno del fine settimana, mentre per me è solo il  settimo giorno della mia decimana, che terminerà mercoledì. Quindi domani, lunedì, non sarà il primo giorno, ma semplicemente un altro giorno, dopo il quale, guarda un po', comincerà il mio fine decimana.  La mia decimana seguente partirà di giovedì e si concluderà dieci giorni dopo, un sabato: il lunedì seguente cadrà giusto a metà della decimana: una fatica sopportabilissima. Inoltre, non avrò più la dead-line mentale dei sette giorni per concludere un determinato progetto: ora di giorni ne ho dieci, sufficienti per fare quello che normalmente mi prefiggo.
Mi sono così presa il tempo che mi serviva per evitare di sentirmi sempre sotto pressione, in ritardo o "al pelo". E lo so benissimo che ora pensate che sono matta, e che questa è un'idea balzana: a me sta bene che continuiate a pensarlo, perché se a un certo punto tutto il mondo cominciasse a organizzarsi in decimane, mi toccherebbe rifare tutto.

giovedì 22 novembre 2012

Rock and roll is a nuclear blast of reality in a mundane world where no-one is allowed to be magnificent. [Kim Fowley]



Adesso una mamma non può nemmeno stare in mansarda a lavorare, con la musica a tutto volume in cuffia, che suo figlio si precipita di sopra urlando e con gli occhi fuori dalle orbite al ritorno da scuola:

- Ma si può sapere dove seiiiii????? È mezz'ora che ti chiamo: ho visto il tuo cappotto appeso in ingresso, le scarpe al loro posto... e tu non rispondi! Pensavo che qualcuno fosse entrato in casa e ti avesse fatto a pezzi!!!

mercoledì 21 novembre 2012

Make good art. [Neil Gaiman]



ovvero:  
dei Traumi Infantili

Questa storia risale al mio Natale da dodicenne.

Mio fratello E. quello stesso Natale aveva 11 anni e tra i regali scartati la mattina del 25 dicembre aveva trovato una valigetta di legno piena di articoli da disegno: tempere, pennelli, matite colorate, spugnette e carboncino.

Io avevo ricevuto una valigetta uguale il Natale precedente: erano i gloriosi anni '80 e la ditta (americana) per cui lavorava papà elargiva doni di Natale ai figli dei dipendenti fino agli 11 anni di età. L'ultimo regalo, il più grosso, era appunto la valigetta dei colori.

Nel corso dell'anno avevo utilizzato le tempere e le matite colorate nelle ore di arte a scuola. Il carboncino non l'avevo toccato e per quel che ne so è ancora lì: che ci dovevo fare? Boh?

Un pomeriggio, durante quelle vacanze di Natale, entrai in camera di E., come facevo spesso, per chiacchierare un po', magari far qualcosa insieme per tirare sera.
E. era seduto sul pavimento, la valigetta dei colori aperta di fianco a lui, e teneva in mano un foglio, che stava osservando attentamente.
Quando sono entrata, ha posato il foglio a terra e probabilmente ha cominciato a chiacchierare del più e del meno (vado un po' a intuito, non ricordo con precisione cosa ci siamo detti).

La mia attenzione però era tutta al foglio che E. aveva appena messo da parte: sicuramente un esempio di disegno a carboncino in dotazione alla valigetta. Rappresentava un'auto sportiva ferma ai margini di una foresta, sulla riva di un laghetto, che naturalmente rifletteva tutto.

Ehi, ma cos'è quello?, ho indagato: nella mia valigetta, l'anno prima, non c'erano esempi da copiare! Che ingiustizia!

Oh, quello?, ha replicato E. con somma indifferenza, Niente, volevo solo provare il carboncino!

La mia risposta, allora come adesso è una nuvoletta bianca, straboccante di puntini di sospensione. A cui ha fatto seguito l'immediato pensiero: Okay: E. ha sempre disegnato meglio di me, sono pronta ad ammetterlo. Ma questo è veramente troppo. Non prenderò mai più una matita in mano, per tutta la vita.


martedì 20 novembre 2012

La difficoltà non sta nel credere nelle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie. [John Maynard Keynes]



- Sai, ho letto un libro, poco tempo fa, che credo ti piacerebbe molto! L'avevo in prestito, ed era in inglese, ma posso sempre comprartene una copia in italiano e regalartelo a Natale, che ne dici? 

- Ah, no. Per me, niente libri!

- Perché? Non vuoi più leggere?

- Non è quello. È che i libri, come del resto anche i giochi per la Wii, i CD, i DVD, le VHS ... è tutta tecnologia obsoleta. È ora di dire basta! 

- Va beh, dici basta, e poi? Sarà pure tecnologia obsoleta, ma è quello che ancora utilizziamo per leggere, giocare, ascoltare la musica, guardare i film... No? Se no, come vuoi fare?

- Ma capisci: ormai non bisogna più comprare queste robe! Vuoi leggere un libro, ascoltare un CD, guardare un film...? Lo scarichi gratis da internet! 

- [ride] Ahahahahaha, ma se non lo fai mai?!

- [serissimo] Certo che no, ma ti pare? Non si scarica la roba gratis da internet: è illegale! 

- Uhm. [resta con milioni di domande in sospeso, senza speranza di ottenere una risposta coerente e soprattutto senza sapere cosa regalargli a Natale]

venerdì 16 novembre 2012

My priorities are where they should be. [Stephen Moffat]


È così: è tutta questione di avere priorità nella vita.

Ieri sera, come ogni giovedì sera, sono andata a lezione di yoga. Ci vado in macchina, perché il posto è un po' lontanuccio e in auto risparmio quei 15-20 minuti che a quell'ora della sera mi viene comodo passare a casa.
Di solito lì intorno non è facilissimo trovare parcheggio: siamo comunque a Berlino, quindi non è impossibile, ma in ogni caso si tratta di una zona un po' affollata.
Il "mio" posto, quello in cui lascio sempre la macchina, era già occupato e quindi ho dovuto cercare sistemazione altrove.
Ho trovato un buchetto in fondo alla strada, e ci ho incastrato la mia macchinina.

Ma facciamo un passo indietro, perché per spiegare questa faccenda delle priorità è importante sapere che nella mia borsa tengo sempre questa bustina:

Lato gatto
Lato spillette




























Il contenuto di questa bustina? Presto detto, eccolo qua:

Il contenuto, da sinistra:
cavetto per ricaricare il Kindle; pinguino USB;
chiavetta USB un po' più seria;
mp3 con girocollo e auricolari; cavetto per ricaricare l'mp3.

Insomma: è il mio pronto intervento tecnologico.

Quando sono in auto, collego  l'mp3 all'ingresso USB dello stereo tramite cavetto nero, e così ascolto quello che mi va. 

Conclusa questa indispensabile premessa, torniamo al nostro racconto: ieri sera, si diceva, ho parcheggiato la macchina in fondo alla via.
Ho spento il motore, ho staccato l'mp3 dall'ingresso USB e l'ho riposto nella bustina, dopodiché ho aperto lo sportellino sotto al cruscotto e ci ho lanciato la bustina in questione.
Ho tolto le chiavi dal quadro, ho preso la borsa, ho aperto la porta e sono uscita dall'auto. È stato a quel punto che mi sono resa conto della grande differenza tra il parcheggio che occupo di solito - di fronte a un bar bello illuminato - e quello in cui mi ero infilata ieri - in un angoletto buio e poco frequentato.
"E se mi rubano l'auto?", ho pensato.
Preda di tale preoccupazione, sono tosto rientrata in auto e ho recuperato la bustina dal vano portaoggetti. Insomma: c'era dentro il cavetto del Kindle, dopotutto. Per non parlare della chiavetta USB dall'aspetto serio, che ospitava una manciata di e-book e un film. Nonché l'mp3 con tutta la mia musica. Mica potevo rischiare di perdere tutto quel ben di Dio, nel caso di furto d'auto.

O no?


giovedì 15 novembre 2012

I’m wearing shoes made of sea foam. [Jarod Kintz]



Una volta l'anno, più o meno in questo periodo, non so perché mi viene voglia di un paio di scarpe pucciose.
Non particolarmente pucciose, intendiamoci. Solo un po' più pucciose degli scarponcini da trekking, delle scarpe da ginnastica, degli anfibi o delle Converse che abitualmente rivestono le mie estremità.

Un anno fa tale insopprimibile desiderio mi ha portato alla consapevolezza dei miei piedi a triangolo: un numero mi stringeva in punta ma era comodo al tallone, il numero successivo stava bene in punta ma il tallone usciva. Avevo scovato un modello che mi piaceva, ma dopo millemila giri a provare scarpe che lo proponevano più o meno uguale, ho rinunciato. Il piede a triangolo stava bene negli scarponcini.

Quest'anno mi sono invaghita di un modello simile a quello dello scorso anno, ma più lezioso. E ho scoperto che adesso va di moda, nelle catene di negozi di calzature presso le quali sono solita rifornirmi, pubblicizzare la taglia XXL per le scarpe da donna: finalmente le stangone di 1,80 m con misura piede 43 potranno trovare scarpe da indossare senza raggomitolare le dita dei piedi.
Ciò è bene, non dico di no.
Peccato, però, che contemporaneamente, a quanto pare, le donne affette da cenerentolite non siano più in grado di ottenere un paio di scarpe sotto al numero 39.
Ora, io ogni tanto una scarpa numero 38 l'ho anche presa: se si tratta di un modello che calza bene, chiuso e possibilmente invernale così lo posso imbottire con quelle 2-3 paia di calzettoni di lana... insomma, riesco anche a trascinarmele dietro, quelle scarpe. Ma con il 39 la cosa diventa improponibile: dovrei indossarle tenendomi addosso le pantofole!
Per ora ho visitato solo due negozi, non so se buttarmi a capofitto nella ricerca di un paio di scarpe pucciose e leziose numero 36-37 o lasciar perdere senza neppure tentare.

Ardua sentenza.

martedì 13 novembre 2012

Fiction gives us a second chance that life denies us. [Paul Theorux]


Oggi gironzolavo in un grande libreria Hugen Dubel, curiosando tra espositori di bigliettini augurali; calendari; segnalibri e naturalmente libri.
Mi trovavo lì a caccia di libri e di idee per qualche regalino di Natale, non avevo impegni pressanti e me la sono presa abbastanza comoda: prendevo, sfogliavo, posavo, accarezzavo...

Da Hugen Dubel hanno una simpatica abitudine: qualcuno dei libri esposti è presentato da uno dei commessi, che lo ha letto e lo consiglia.
Fidarsi, o non fidarsi?
Tendenzialmente, preferisco fiidarmi del giudizio di un commesso, piuttosto che delle lodi sperticate di cui talvolta la critica letteraria è ignobile propugnatrice nel caso di libri che al più andrebbero definiti mediocri.

Quindi normalmente, quando mi imbatto nei suggerimenti dei commessi di Hugen Dubel, quanto meno li leggo, perché sono curiosa, specialmente nel caso si tratti di libri di cui ho sentito parlare, o che ho letto (perché così ho modo di confrontare la mia opinione con quella del commesso: sebbene si tratti un confronto unilaterale, è sempre interessante).

Ender's Game
Orson Scott Card
Oggi ho visto sullo scaffale Ender's Game, di Orson Scott Card. Accanto al libro, il consiglio spassionato di Stephen, vergato a mano su un bigliettino: Una storia avvincente, bei personaggi e molte sorprese: piacerà anche a chi di solito non si avvicina alla fantascienza. Ecco, più o meno diceva così.

Dentro di me ho pensato: Forte, 'sto Stephen!, perché Ender's Game mi è piaciuto un sacco, gli ho dato 5 stelle!

Proseguendo lungo il ripiano, ho trovato affiancati The Name of the Wind e The Wise Man's Fear, di Patrick Rothfuss. 

The Name Of The Wind
Patrick Rothfuss

The Wise Man's Fear
Patrick Rothfuss

Il commento di Stephen era in entrambi i casi entusiasta: i toni erano del tipo,  
Il più bel fantasy in cui mi sia imbattuto negli ultimi anni, intrigante e simpatico, leggetelo e non ve ne pentirete!

Considerato che i romanzi di Patrick Rothfuss sono forse gli unici libri che ho riletto negli ultimi anni, e che Patrick Rothfuss in persona è uno dei miei idoli personali, quasi quasi volevo sposarmelo, questo Stephen!


È stato quindi con una doccia ghiacciata di disillusione e sogni infranti, che pochi passi più in là ho visto i tre volumi di Fifty Shades, sotto ai quali occhieggiavano i consigli di Stephen: uno dei migliori romance degli ultimi tempi. 

Okay,è vero: questo potrebbe anche voler dire che il genere romance in blocco è un disastro negli ultimi tempi, ma detta in quel modo... cosa devo pensare di Stephen, ora? Che sta cercando di convincere anche me, che adoro Ender's Game e venero Patrick Rothfuss, a leggere l'abominio della James? Non si tratterà piuttosto di uno scherzo? Scommetto che era lì dietro, pronto a balzare fuori dalla pila di libri ancora da sistemare e gridare "Smile! You're on Candid Camera!". Non l'ha fatto probabilmente perché, proprio in quel momento, un cliente aveva bisogno e lui si è distratto, e quando finalmente era libero per farmi lo scherzone io ormai mi ero allontanata.

... Vero Stephen??

domenica 11 novembre 2012

I will honor Christmas in my heart. [Charles Dickens]



Di tutte le feste tradizionalmente osservate nella società a cui mio malgrado appartengo, la mia preferita è il Natale.
Poi, per carità: ogni occasione è buona per fare festa, vedersi con le persone a cui si tiene, farsi regali, cucinare qualcosa di speciale, trascorrere bei momenti... ma il Natale è per me una festa unica.

Nella maggior parte dei casi adoro pensare al regalo giusto per la persona giusta, girare per le vie in cerca di un oggetto speciale, che abbia un significato particolare per chi lo riceve e possa così comunicare: ho pensato a te, proprio a te, quando ho scelto questo regalo, sei nel mio cuore e spero che ogni volta che vedrai questa cosa ti ricorderai di me.

Le luci colorate per le strade; il profumo di rami di abete, di zucchero a velo, miele e pan di zenzero; l'aroma del vino caldo; le note delle musiche tipiche di questo periodo, a cui non si può proprio fare a meno; le decorazioni, i pacchetti, i nastri, le carte dorate... non rinuncerei a niente di tutto questo!

Il mio Natale culmina la sera della Vigilia, nella ormai sovraffollata casa in cui sono nata e cresciuta, in cui ci si ritrova tutti per l'unica volta dell'anno. Considerato quanto siamo sparpagliati in giro per l'Europa, già questo è un piccolo miracolo.
Mentre lo stereo ripropone carole tradizionali o rivisitate (per esempio quelle della Trans-Siberian Orchestra sono molto apprezzate!), il cane si agita perché la sua cuccia è stata spostata dalla consueta postazione in salotto. Non riesce più nemmeno ad accedere alla zona del divano e delle poltrone, tante sono le gambe in cui inciampa, e allora rimedia aggiungendo le sue feste e i suoi scodinzolii all'eccitazione generale.

C'è ancora qualche ritardatario che elemosina un brandello di carta colorata, un nastrino e un paio di forbici per impacchettare un ultimo regalino, da aggiungere all'enorme pila sistemata davanti alle vasche delle tartarughe.
Il pane esce dal forno, caldo e profumato, e qualcuno comincia a fare la spola tra la cucina e il tavolo in salotto, che in questa occasione è il centro della festa: antipastini, bicchieri e bottiglie comiciano a trovare posto sulla tovaglia rossa e verde.
Sulla testa dei più ardimentosi compaiono cerchietti con corna di alce o cappellini rossi e bianchi, e fa già così caldo che si decide di aprire la finestra.
Quando ciascuno è riuscito a prendere posto a tavola, si inaugura la serata con il primo brindisi, e poi ci si comincia a passare vassoi e bottiglie, continuando a chiacchierare, a ridere, a essere felici di ritrovarsi tutti insieme.
A turno ci si alza per portare via piatti sporchi e portarne di puliti; cambiare le bottiglie vuote con altre piene; altro pane per favore!; c'è ancora un po' di stracchino?; non si potrebbe cambiare CD?!; ehi, questa senape l'hanno portata S. ed E. da Parigi, è buonissima!; e dove sono i dolcetti da Berlino?; buono questo vino che ho preso dal contadino fuori Roma, vero?; ma avete visto questi splendidi gufetti di legno scolpiti dal babbo di I.?; quando si aprono i regali, non riesco più ad aspettare!; prima il panettone, e poi non è ancora mezzanotte!; nooooo, il cane ha mollato di nuovo, apri la finestra!
...
E infine arriva l'ora di spacchettare e il rituale prevede il rispetto di regole ferree: uno o due volontari prendono un pacchetto dal mucchio, ne leggono l'etichetta per individuare il destinatario e glielo passano. Il destinatario in questione poggerà il regalo sul tavolo di fronte a sé, e aspetterà che il mucchio sia spianato e ciascuno abbia davanti la rispettiva pila di pacchettini.
Questa prima fase riesce a durare anche mezz'ora, dal momento che per aumentare il divertimento si è soliti impacchettare i regali a pezzi (per esempio: in un pacchetto si può trovare una tazza da tè, e in un altro il relativo piattino), in modo da aumentare il numero di doni finale!
A questo punto, a turno si aprirà un regalo alla volta, fino a esaurimento. Naturalmente il dono ricevuto va esibito, commentato e ammirato rumorosamente, intanto che vengono sgranocchiate uvette ricoperte al cioccolato e bicchierini di limoncello cambiano in continuazione di mano.
Questa seconda fase va avanti per ore, non si finisce mai prima delle 2.00!

È il momento più divertente e caldo d'affetto, perché tra persone che si vogliono bene i regali sono sempre sentiti da chi li fa e apprezzati da chi li riceve.
Non importa il valore economico dell'oggetto che cambia proprietario, è il suo peso in affetto che conta. È amore solido che passa di mano in mano, ed è bellissimo.
Non rinuncerei a questi momenti per niente al mondo.

Ora è passato Halloween e anche San Martino è alle spalle: tra qui e il Natale c'è poco più di un mese, il che significa che è tutto già iniziato...

giovedì 8 novembre 2012

lunedì 5 novembre 2012

L’envie est un feu qui dessèche. [Chevalier de Méré]

 
invìdia [in'vidja] s.f. 1sentimento di cruccio astioso per qualità o fortune altrui [fonte: dizionario italiano]

Ciao, mi chiamo Chiara e non sono invidiosa.

Davvero, credetemi: ho svariati problemi e sicuramente numerose turbe, ma l'invidia non è un mio problema.

Da quel punto di vista ho raggiunto un buon equilibrio:

- sono consapevole dei miei difetti: a volte scelgo di conviverci e a volte provo a migliorarmi, ma non provo invidia nei confronti di chi non li ha, perché so che è una cosa molto stupida: nessuno è perfetto e se quel qualcuno non ha i miei difetti, ne ha sicuramente altri che non vorrei, quindi a che pro invidiarlo?

- non ho problemi a riconoscere la bellezza e/o la bravura in un'altra donna, lo faccio con sincerità e serenità. Quindi se mi sentite dire cose tipo "quella c'ha le labbra che sembrano un canotto", no: non è l'invidia che me lo fa dire.

- sono grossomodo soddisfatta di quello che possiedo: non invidio chi ha la casa più grande, o ha tante case, macchine costose, gioielli e vestiti in quantità, conti in banca come Paperon dè Paperoni... Ho imparato a stare bene con quello che ho: a volte è di più, a volte di meno, non mi interessa quantificare e paragonarmi agli altri, perché alla fine quel che conta è se io sono contenta.

- Mi piacerebbe avere la possibiltà, economica e di tempo, di viaggiare di più. Molto di più. E in questo caso, sì: invidio chi può farlo e chi lo fa, e non ho problemi a dichiararlo. Spesso utilizzo la formula: sono verde come il detersivo per i piatti, per riderci su, perché ci tengo comunque a comunicare che la mia invidia è "sana", se così si può dire. È più un grosso sospiro nostalgico, un quanto mi piacerebbe andare in giro per il mondo, verrei con te anche se dovessi starmene  raggomitolata nella tua valigia! Insomma: faccio quello che posso e per il resto spero di farmi raccontare dagli amici che bei posti hanno visitato. Sono abbastanza trasparente? Ecco, perché nel caso mi sentiate esclamare "ma come si fa a spendere 20.000 euro per due settimane in un villaggio turistico!" non si tratta di invidia. Mi sto mangiando le mani perché, porca paletta, li avessi io 20.000 euro da spendere per un viaggio, di sicuro non me ne andrei in un villaggio turistico con i balli di gruppo sulla spiaggia e l'aqua-gym a mezzogiorno. No: nemmeno se si tratta di Bali.

Un ultimo appunto: trovo molto fastidioso quando esprimo una critica e qualcuno la liquida in fretta sostenendo che sono mossa dall'invidia. È una risposta a mio parere piuttosto superficiale, indica che chi mi sta parlando non mi conosce e soprattutto non ci tiene a conoscermi, altrimenti si informerebbe sul motivo che mi ha spinto a criticare una data cosa/persona/situazione.
In generale, affermare "Sei solo invidiosa" tronca ogni possibile comunicazione, perché come dovrei rispondere? Non sento il bisogno di giustificarmi per aver espresso una critica, al più in alcuni casi è possibile spiegare (per esempio quando critico un libro: in genere lo faccio perché ho delle motivazioni che sono in grado di esporre; nel caso invece di una critica superficiale del tipo "ha le labbra come un canotto" non c'è molto da spiegare: è una semplice, banale e - sono pronta ad ammetterlo - probabilmente superflua osservazione).

In conclusione: non invidiamoci, la vita è troppo breve per sprecare tempo in questo modo.